Miei cari followers, vi comunico che ho bisogno di
prendermi una pausa di riflessione e di valutazione. Non ci intratterremo nelle nostre chiacchiere
e in esercizi di conforto e sostegno per un po’ di tempo. Vi ringrazio e spero
a più avanti. Luna
Pausa caffè: chiacchiere e conforto
domenica 28 maggio 2017
sabato 29 aprile 2017
Esercizi di manualità
Nel mio bagno, per lavarsi le mani, c’è il
dispenser: quell’oggetto che, premuto dall’alto verso il basso, fa fuoriuscire
da un beccuccio il sapone liquido sulle mani. Mio nipote, spesso inviato a
lavarsi le mani, ritornava con le mani visibilmente sporche e gocciolanti. Sono
andata con lui e l’ho visto versare il sapone sulle mani, spalmarlo con le dita
e poi passarle sotto il getto dell’acqua. A quel punto abbiamo rifatto
l’operazione lavaggio con strofinio da entrambi i lati ed asciugatura con
asciugamano e strofinamento adeguato. Mi sono resa conto che, a parte lo scarso
interesse per la pulizia, non era abituato a fare il movimento che l’uso della
saponetta mi aveva sempre obbligato a fare: cioè rigirarla tra le mani
strofinandola sul palmo e sul dorso per far sciogliere il sapone ed eliminare
lo sporco. L’uso del dispenser induce ad un movimento verticale così come
l’asciugatore porta ad un movimento orizzontale ciò limita nei bambini il movimento a tre dimensioni cioè
verticale, orizzontale e in profondità generando una perdita di manualità.
Il mondo
digitale pieno di monitor, display, tastiere ci induce a fare movimenti piatti. Pensate all’atto
dello scrivere, un’operazione antichissima che ha a che fare con l’uso di uno
strumento: bastoncino, pennino, penna a sfera col quale incidere o graffiare o
tracciare sulla carta un segno calligrafico, ebbene sono movimenti in tre D.
Moltissimi scrittori preferiscono scrivere a mano ed anche stampare sulla carta
e rileggere perché il nostro mondo resta
tridimensionale.
Il bisogno della manualità si fa ancora più forte
quando siamo costretti per molte ore della giornata a lavorare a stretto
contatto con strumenti digitali. Mia figlia sente impellente il bisogno di
utilizzare le mani per recuperare soddisfazione dalla manualità perciò si
occupa del suo orto: zappa, dissoda, pianta, innaffia, raccoglie( anche con
ottimi risultati ). Un suo vicino trascorre ore a montare, smontare,
lubrificare e mettere a punto la sua moto, molti uomini si dedicano ai
lavoretti domestici: cambiare guarnizioni, lavoretti di falegnameria, pitturare
pareti, sostituire interruttori ecc…
Secondo me i giovani dovrebbero fare dei corsi o una sorta di breve
apprendistato su come svolgere lavoretti di manutenzione domestica apprendendo
anche conoscenze tecniche utili e necessarie. Io esercito manualità scrivendo su
fogli bianchi e leggendo libri e giornali cartacei, sfogliandoli, segnando le
pagine e andando avanti o indietro per ritrovare frasi e concetti. E voi?
Esercitiamo la manualità perché il nostro mondo
resta tridimensionale, per fortuna! Luna
martedì 25 aprile 2017
Inizio e Fine: io sto con la Natura!
Ho molte difficoltà a scrivere questo post perché l’argomento
è controverso, ma nello stesso tempo vorrei fare un po’ di chiarezza in questa confusione
di opinioni, dibattiti, idee nuove e fuorvianti che mi fanno ritenere il mondo
in cui vivo decisamente senza bussola né equilibrio. Mi chiedo spesso se sono
io, completamente fuori sintonia, o se è in atto un profondo stravolgimento dei
punti di riferimento indispensabili
per orientarsi nel vivere e nell’agire dell’umanità.
Si preferisce il virtuale al reale, la costruzione
di un mondo patinato, finto, falso a quello veritiero, spontaneo, naturale. I
miei punti di riferimento, il cuore delle cose, sono le leggi naturali che reggono e regolano il nostro ecosistema
complesso e interconnesso e ne assicurano la sopravvivenza e il miglioramento.
E poi c’è l’ Uomo e tutto ciò che ha
inventato, costruito e ideato per modificare la terra e migliorare le proprie
condizioni, provocando anche danni e poi cercando di gestire le conseguenze e
gli effetti collaterali dei propri interventi. Io vedevo una sorta di equilibrio
tra le necessità dell’Uomo e le leggi della Natura, ma ora non lo vedo più. Cosa ne pensate voi?
Niente è più
“naturale” : alimentarsi, nascere, divertirsi, relazionarsi, procreare,
morire ecc…
Mi soffermo, come esempio, su la procreazione e la
genitorialità di riferimento per un neonato e sul fine vita.
Prima c’era un solo tipo di coppia: eterosessuale,
come nel titolo di un film famoso “Un uomo e una donna”. Oggi ci sono almeno
tre tipi di coppia! Questa possibilità, per me, non rappresenta alcun problema in quanto si parla di preferenze
sessuali tra adulti consenzienti e quindi riguarda la loro sfera intima e
privata. Mi riguarda però quando le
coppie omosessuali pretendono di procreare formando un guazzabuglio tra
impianti, fecondazione in vitro, uteri in affitto, due padri e una madre o due
madri e un padre. Mi chiedo a chi spetta parlare a nome dei bambini futuri e se
qualcuno stia valutando gli effetti e le conseguenze di pratiche e scelte così
innaturali e dettate solo da desideri egoistici e personali. Io sto con la Natura!
In questi giorni, il nostro Parlamento sta discutendo
sul testamento bioetico in cui un ammalato grave, in grado di intendere e di
volere, può scegliere di rifiutare l’accanimento terapeutico che ha come
obiettivo il proseguimento della vita a qualsiasi condizione. La medicina deve
avere come scopo la guarigione o la cura delle malattie per consentire una vita
dignitosa e priva il più possibile di sofferenza e dolore, se non può deve
lasciare il posto alla Fine. Io sto con la Natura.
Luna
domenica 26 marzo 2017
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza (cit. Papa F.)
Vi parlerò
di un’emozione che a torto riteniamo negativa: la tristezza! La tristezza è l’opposto
della gioia, è un momento di dolore, d’infelicità, è un’assenza di letizia,
serenità ma è anche un’opportunità!
Sì, la tristezza non ha l’unico fine di indurci a
considerare ed apprezzare di più la gioia, ma come tutti gli opposti ha un
ruolo necessario e ci offre l’opportunità di riflettere sulle sue cause e ci
spinge ad accettarle per superarle, quando non dipendono da noi, o ci mostra la
necessità di impegnarci personalmente, là dove possiamo contribuire ad
eliminarle.
Sono andata a teatro per assistere a due musical:
Saturday night fever e Jesus Christ Superstar, entrambi dei primi anni ’70,
entrambi drammatici, ma ricchi di una ventata di aria nuova, di una nuova
visione, di speranza, di aspettative in un futuro migliore. Anche i balli e le
musiche portavano novità, rock, melodie avvincenti. Io ho vissuto per due volte
dei violenti flash back: li avevo visti entrambi al cinema, come film, con mio
marito, nei primi anni della nostra vita di coppia, nel pieno della nostra
giovinezza. Ho rivissuto quei momenti, le emozioni di gioia condivise, di
progetti e speranze, di libertà, autonomia, possibilità e futuro. Eravamo
insieme, innamorati, giovani, forti, pieni di vita e il futuro era nostro! Ieri
era così, oggi no! Guardavo e rivivevo ed annegavo lentamente e dolcemente
nella tristezza. Ho riflettuto e mi sono esortata a continuare con impegno a
lavorare sull’accettazione.
Mi raccontate di quella volta in cui la tristezza è
stata vostra compagna ? Luna
lunedì 13 marzo 2017
E' il lavoro a rendere tale l'uomo (cit. Marx)
Mio nipote ( anni 8 ) ha
capito perfettamente che nella sua vita, oltre al gioco e lo sport, ci sono i “compiti”.
I bambini hanno pensieri semplici e veri. Non credo che lui sappia spiegare
bene quale sia la finalità dei suoi compiti di scuola, ma sa che: è
il suo lavoro, è importante e va
eseguito. Trae piacere dai suoi compiti? Sì, soprattutto soddisfazione di
aver eseguito qualcosa che andava fatto. Oserei dire un imperativo morale.
Provo sgomento nel sentire e osservare persone che parlano del “lavoro”
solo in termine di “fatica” e di “malcontento”. Il malcontento è
generato dalla speranza del meglio: si spera di lavorare sempre meno e di
godere sempre più. Speranza irragionevole, illogica e innaturale. Ricordate la
formula fisica degli effetti che sono sempre proporzionati alle cause? Il
lavoro ha una componente di fatica, altrimenti non si chiamerebbe lavoro, ma
non è certo né l’unica né la più importante.
Io, donna, ho desiderato
tantissimo un lavoro esterno, quando la vita della donna era tutta interna alla
casa, dove prodigava le sue cure per la manutenzione dell’abitazione e per il
benessere della famiglia. Il mio lavoro era libertà ed indipendenza, era
affermazione di individualità, era applicazione di capacità e potenzialità, era
passione e professionalità e gratificazione dell’ impegno e della fatica
profuse. Ho dato un contributo alla società e sono diventata una persona
migliore: questo è stato il mio piacere.
Diverse persone, nel corso
degli anni, mi hanno affiancato nello svolgere i “compiti di pulizia” della mia
casa, in particolare una collaboratrice mi è particolarmente
cara perché porta con sé uno stupendo sorriso e un cuore amico. Lei è seria,
impegnata, ha cura delle mie cose, dei miei mobili come se fossero i suoi, anzi
con un’attenzione maggiore. Ama l’igiene ed è estremamente scrupolosa e attenta
a non danneggiare in alcun modo oggetti ed altro. E’ orgogliosa del suo lavoro,
sa che lo svolge al meglio, trae piacere dall’essermi di aiuto e si illumina
quando apprezzo i suoi sforzi e i risultati ottenuti: questo è il suo piacere.
Un solo post non può essere esaustivo su questo tema, per ora mi sono
limitata a dirvi cos’è il lavoro.
Secondo voi?
Luna
martedì 28 febbraio 2017
50 Sfumature di rosa
In questi
giorni nei cinema viene proiettato la seconda parte di una trilogia che
racconta la nascita e lo sviluppo di una relazione tra un giovane, fascinoso e
avvenente miliardario, psicologicamente disturbato, e una giovane studentessa
appena diplomata. Vi racconto la trama. All’ inizio c’è una forte ed improvvisa
attrazione sessuale e, subito dopo,
il gran figo si adopera con tutte le sue arti per instaurare ( con tanto di
contratto e regole) un rapporto sadomaso,(di cui lui ha bisogno per ottenere il
piacere) con l’ingenua, sprovveduta, virginale fanciulla di cui subisce il
fascino e che desidera possedere. Situazione molto intrigante e densa di
sfumature tenebrose ed erotiche: nero e
rosso. Lei dovrebbe spaventarsi dopo aver appreso che lui vuole essere il Dominatore, avrà il controllo completo
su di lei, la Sottomessa, la userà
come giocattolo sessuale, che lo dovrà compiacere e che verrà punita per le sue
trasgressioni in quanto non le concederà nessuna volontà, libertà, pensiero o
voce propria.
Pensate che la
fanciulla gli giri le spalle e scappi?
No, lei è
ipnotizzata dal serpente così sexy, magnetico, grande amatore, pericoloso… è
certamente tipicamente femminile essere
attirate dal cattivo ragazzo, no? Però… il gran seduttore è un maniaco perverso
e sadico, no? Lei ci prova, si scotta e
scappa. Fine della prima parte.
Seconda parte:
tutta bianca e rosa! Lui e lei sono
stati male per la breve separazione, lui
è disposto a provare in modo diverso, senza contratto e regole e lei si gioca la carta dell’amore. Lei e lui
si innamorano e lei lo salverà, gli curerà le sue ferite psicologiche e lo
porterà ad essere dipendente dal suo amore tanto da offrirle, per essere sicuro
di non perderla, un nuovo contratto: il matrimonio! Che banalità! Che stupida
falsità!
La seconda
parte è molto più pericolosa della prima, non credete? Le donne adulte sanno
che l’unica cosa da fare è scappare
subito e lontanissimo, ma le adolescenti vogliono la favola, sono tutte
Cappuccetto Rosso.
Tra pochi
giorni sarà l’8 Marzo. Non si può possedere
un altro essere umano! E’ male! Non c’è nessuna giustificazione valida,
neanche l’amore pieno di ansie o finito o qualsiasi altro tipo di amore. Non si
può trattare un altro essere umano come una proprietà o un oggetto, non si può
neanche pensarlo! C’è bisogno di uomini e donne finalmente evoluti per avere la
chance di una società migliore. Luna
martedì 14 febbraio 2017
La regola aurea
E’ utile
soffermarsi, a volte, ad osservare le immagini di uno spot pubblicitario e ad
ascoltare attentamente le parole che le accompagnano. E’ utile per comprendere
ciò che viene trasmesso al di là dell’invito persuasivo all’acquisto : una
realtà falsata e un messaggio che orienta il pensiero in modo insinuante e
subdolo.
Vi racconto l’ultima
pubblicità che ha attivato le mie sinapsi sensibili al codice rosso, dunque:
strade sinuose come serpenti intervallate a rettilinei, tutte rigorosamente
vuote, senza traffico naturalmente, dove un’auto aerodinamica, sfavillante, sfrecciava
a velocità sostenuta in paesaggi suggestivi: mare, monti, colline, foreste,
deserti ecc…. Le parole trasmettevano
questo messaggio: non accontentarti, non acquistare un’auto “quasi” come questa
o abbastanza uguale, non c’è alcun motivo per cui dovresti farlo, aspira al
massimo!
Mi sono
chiesta: che bisogno abbiamo di possedere dei bolidi, costruiti per la velocità,
sulle nostre strade intasate dal traffico, in un paese sovraffollato, con
problemi di inquinamento e con una crisi economica che ci sta impoverendo e
deprimendo? Mi fermo qui, perché ci sarebbe da dilungarsi troppo, ma quello che
mi ha veramente colpito è stata la spinta ad avere aspettative velleitarie, presentandole come cosa buona e giusta, e
denigrando l’arte del farsi contento.
E’ una spinta a comportarsi in modo irrazionale, senza prendere prima in considerazione
e valutare se ci sia sproporzione tra i
nostri desideri, spontanei o indotti che siano, e le nostre possibilità
concrete di realizzarli.
Nel mio modo
di vivere, seguo la “regola” personale della “misura” cioè un’aurea via
di mezzo che mi consente di stare in
equilibrio tra il massimo e il minimo , tra l’ottimo e il pessimo e mi
porta a rifiutare ogni eccesso. Questa
concezione dell’esistenza si ispira alla filosofia epicurea. Sono riuscita così
ad avere un mio equilibrio personale che mi soddisfa e mi procura benessere
psicofisico.
Io penso che
ognuno dovrebbe raggiungere una buona conoscenza di sé stesso, delle proprie
capacità e possibilità, dopo averne testato i limiti, e poi aspirare a raggiungere obiettivi
realisticamente perseguibili per lui. Insomma, come diceva qualcuno, mettersi davanti ad uno specchio e parlare
con sé stessi.
Comunque, per
la teoria degli opposti, nella mia vita ho avuto più di un pizzico di follia,
di imprevedibilità, di “fuor di misura” perché la mia metà aveva “ passioni”
molto forti!
Mi parlate
della vostra regola ottimale? Luna
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