lunedì 22 agosto 2016

Il nome? E' una cosa seria!

Nel cerchio più ampio della mia famiglia, sta per nascere una bambina. Chi ha avuto l’esperienza di attendere la nascita di un neonato sa quanto sia intensa ed emozionante l’attesa così come grande è la paura. Ancor prima del suo primo vagito, i suoi genitori hanno già compiuto, per lei, una scelta indissolubile: il suo nome!
Il nome di una persona non è soltanto un insieme di lettere e di suoni emessi dalla nostra bocca. Quando diciamo il nostro nome, diciamo chi siamo: i nomi imprimono carattere. Ho una teoria sui nomi, supportata da osservazioni e riflessioni che ho tratto dalle mie conoscenze e dalle esperienze lavorative. Certo, non mi risulta che sia stata provata scientificamente, ma desidero ugualmente sviscerarla con voi. I nomi imprimono carattere, ogni nome ha un significato nella lingua in cui è stato formato e persone con lo stesso nome, molto spesso, hanno le stesse caratteristiche caratteriali e/o fisiche e/o attitudinali e/o comportamentali; insomma “aria di famiglia”. Fateci un pensierino. Io sono certa che sia questo il motivo per cui molti scelgono di dare ai figli il nome di personaggi illustri, che hanno compiuto imprese eccezionali, o di personaggi noti per le loro qualità e doti eccelse, geniali.
Il nome è importante! E’ una sorta di mantra che appartiene a te e ti identifica per tutta la vita: tutti si rivolgono a te pronunciando quel suono e non un altro. Ricordo, come fosse ieri, che mia figlia, in età prescolastica, un bel giorno ha rifiutato il suo nome, non ci ha detto perché, non era in grado di grandi riflessioni allora. Ha preteso che la chiamassimo Nicola perché le piaceva. Era convintissima e ci ha fatto impazzire per due o tre settimane: non rispondeva e non accettava di fare alcunché se non la chiamavamo Nicola. Dopo un po’, resasi conto che tutti gli altri continuavano a rivolgersi a lei con il suo nome, ha dovuto accettarlo, ma si è ritenuta soddisfatta solo quando ha battezzato un nuovo peluche( un cane) con il nome di Nico( abbreviazione di Nicola).
In Italia e non solo, c’è la tradizione, oggi “quasi” in disuso, di dare ai figli il nome dei genitori o di parenti benvoluti per continuare ad averli in famiglia, onorarli, perpetuarne il ricordo dopo la morte e per propiziarsi qualcuna delle loro qualità positive. Anche il mio nome è stato scelto per ricordare la nonna paterna, anch’io ho avuto per questo nome un lungo periodo di rifiuto perché non lo ritenevo “solo mio” e poco appropriato a me essendo molto comune e facile a modifiche linguistiche diminutive e vezzeggiative, per me inaccettabili. Desideravo che il mio nome fosse come volevo essere: unico, diverso, speciale. Solo col tempo e la maturità ho accettato il mio nome ed ho capito che era indubbiamente  quello giusto per me.
Il nome è anche un’evocazione! Ha un che di sacro, è legato alla vita e all’anima di chi lo porta in modi che non comprendiamo pienamente, ma che intuitivamente avvertiamo. Solo i sacerdoti potevano chiamare ed evocare le divinità, solo persone preparate e scelte potevano pronunciarne il nome e il primo comandamento della religione cattolica pone l’imperativo categorico di non pronunciare il nome di Iddio invano! Non è solo una questione di rispetto, è anche paura di ciò che potremmo evocare pronunciandolo. Ugualmente ciò può riferirsi anche al nome del male.
Attenzione, quindi ai nomi! Mi auguro che il nome di questa bimba che verrà, sia stato scelto con tanto amore e tanta cautela e tanto rispetto. A voi i commenti.                                                Luna      





domenica 14 agosto 2016

Dov'è la gioia?

In questi giorni mi è capitato di soffermarmi a guardarmi nello specchio in modo più attento, accurato, soprattutto ho guardato i miei occhi ed ho avuto un deja vù : mi è sembrato di rivedere gli occhi di mia madre! Quando ero una giovane donna confortavo spesso mia madre per i suoi problemi matrimoniali e familiari (quattro figli ancora in crescita e in casa). Spesso l’ho vista piangere, anche a causa mia, e, in un certo momento indefinito, i suoi occhi sono diventati tristi e pieni di sofferenza e, sebbene avesse un gran bel sorriso, i suoi occhi non sorridevano più. La sua fiammella, quella luce che ci illumina dall’interno, che ci fa risplendere e che ci riscalda il cuore si era spenta!
Nonostante io abbia cercato di parlarle, confortarla, esserle vicina, non sono riuscita a motivarla, a darle l’input necessario per spingerla a credere che la sua strada, così contorta, in salita e accidentata era valida e non finiva finché non era finita.
Ed ora rivedo gli occhi di mia madre nei miei e…. so perché. Anche la mia scintilla, quel qualcosa che io chiamo “gioia di vivere”, che rende ognuno di noi unico e vitale, pieno di speranza e di fede si è affievolita. Ho avuto una grande perdita e il dolore per l’assenza, la mancanza, non si è attenuato, è solo sceso in profondità, è come il fuoco sotto la cenere, e consuma la mia speranza, la mia gioia.
Eppure….eppure …ho messo in atto tutte le strategie che conoscevo per accettare e rielaborare il mio lutto e per trovare compensazioni, sfide, occasioni di emozioni, novità di interessi, contatti, conoscenze, rapporti e maggiore coinvolgimento in affetti solidi. Sono tutte strategie utili che riescono a darmi soddisfazioni, che mi danno momenti di piacere e mi riempiono ma, non abbastanza se i miei occhi sono tristi…….
In questo blog ho sempre condiviso le mie riflessioni e le mie personali certezze dando suggerimenti ed esortazioni, questa volta vorrei che mi offriste un suggerimento, un consiglio, un input inedito che mi possa aiutare ad alimentare la mia fiammella e a riportare la gioia nei miei occhi.                      Luna    





     

       




                                                                                                  

     

domenica 7 agosto 2016

W le VACANZE!

E’ estate: tempo di….vacanze!
“Vacanze”: nome che evoca ricordi, emozioni, desideri, decisioni e scelte. Sì, oggi, le vacanze si possono vivere in tanti , tantissimi modi diversi, c’è solo bisogno di avere un certo benessere e , a volte, anche no , nel caso si sia in relazione con persone che, possedendo il famoso benessere, lo mettano a vostra disposizione.
Se guardiamo nel passato, neanche tanto lontano, solo coloro che erano ricchi e possedevano più residenze potevano permettersi di trasferirsi, in estate, in altre località e soggiornarvi ospitando parenti, amici e conoscenze che formavano una “corte” con cui le giornate trascorrevano piacevolmente in varie attività. Le vacanze di massa, quelle a cui siamo approdati noi italiani con notevole gradimento, tanto da attenderle per tutto l’anno lavorativo, sono nate nel secolo scorso, negli anni del boom economico. Negli anni ’60, il benessere, la diffusione dei mezzi di trasporto e la costruzione delle infrastrutture hanno consentito alla classe media e bassa di accedere a questo privilegio. Ha avuto un successo enorme tanto da dar origine all’esodo di massa ad agosto.
Le “ vacanze” sono forse uno dei pochi cambiamenti che ricerchiamo ed affrontiamo con entusiasmo ed aspettative positive che, nella maggior parte dei casi, si realizzano. Vediamo la carta d’identità che caratterizza le vacanze. Dove si va? C’è chi va in montagna e chi al mare, c’è chi va in paesi europei e chi in luoghi esotici in altri continenti, c’è chi va per luoghi d’arte e chi corre in campagna ecc… Anche se le destinazioni sono differenti in comune c’è l'altrove, il cambio di scenario e l’allontanamento dai luoghi quotidiani e usuali. Che si fa? Sinteticamente penso che le attività in vacanza si possono raccogliere in due categorie di scelta: statiche o dinamiche e “ sicuramente” non lavorative! Alcuni amano riposarsi facendo altro: praticando sport, esplorando, visitando, viaggiando, giocando ecc…. Altri amano riposarsi in qualsiasi luogo comodi, coccolati e serviti. Quando? Beh, considerato il nostro clima potremmo avere ampia scelta, ma principalmente ce le godiamo d’ estate con un notevole picco ad agosto. Con chi? A parte le eccezioni, ci si sente parecchio sfigati a fare le vacanze in solitario, perché essere in compagnia, da due a tanti, è importante al fine di condividere l’esperienza, il divertimento, il rilassamento e il piacere. Perché? Alla base della scelta delle nostre vacanze c’è la ricerca e il soddisfacimento di: bisogni? sogni? desideri? emozioni? necessità? Le nostre vacanze hanno uno scopo e se, al ritorno a casa, ci sentiremo appagati e ricaricati, lo scopo è stato raggiunto, viceversa ci toccherà attendere le prossime facendo tesoro dell’esperienza vissuta.
Le mie sono vacanze in corso, ne ho vissuto la prima parte al mare, in un luogo bello e naturale, con tanti amici, baciata dal sole, rinfrescata dall’acqua cristallina e scompigliata dal vento e le attività più semplici hanno acquistato un senso più pieno. Ho soddisfatto il mio bisogno di stare a contatto col mare, di rivedere e frequentare amici che vivono lontano dal mio mondo e di staccare dal quotidiano. Ora sono in montagna.
E voilà, ora vi cedo la parola: le vostre vacanze?                       Luna