Nel cerchio
più ampio della mia famiglia, sta per nascere una bambina. Chi ha avuto l’esperienza
di attendere la nascita di un neonato sa quanto sia intensa ed emozionante l’attesa
così come grande è la paura. Ancor prima del suo primo vagito, i suoi genitori
hanno già compiuto, per lei, una scelta
indissolubile: il suo nome!
Il nome di una
persona non è soltanto un insieme di lettere e di suoni emessi dalla nostra
bocca. Quando diciamo il nostro nome, diciamo chi siamo: i nomi imprimono carattere. Ho una teoria sui
nomi, supportata da osservazioni e riflessioni che ho tratto dalle mie conoscenze
e dalle esperienze lavorative. Certo, non mi risulta che sia stata provata
scientificamente, ma desidero ugualmente sviscerarla con voi. I nomi imprimono
carattere, ogni nome ha un significato nella lingua in cui è stato formato e
persone con lo stesso nome, molto spesso, hanno le stesse caratteristiche
caratteriali e/o fisiche e/o attitudinali e/o comportamentali; insomma “aria di
famiglia”. Fateci un pensierino. Io sono certa che sia questo il motivo per cui
molti scelgono di dare ai figli il nome di personaggi illustri, che hanno
compiuto imprese eccezionali, o di personaggi noti per le loro qualità e doti
eccelse, geniali.
Il nome è
importante! E’ una sorta di mantra che appartiene a te e ti identifica per tutta la vita: tutti si rivolgono a te
pronunciando quel suono e non un altro. Ricordo, come fosse ieri, che mia
figlia, in età prescolastica, un bel giorno ha rifiutato il suo nome, non ci ha
detto perché, non era in grado di grandi riflessioni allora. Ha preteso che la
chiamassimo Nicola perché le piaceva. Era convintissima e ci ha fatto impazzire
per due o tre settimane: non rispondeva e non accettava di fare alcunché se non
la chiamavamo Nicola. Dopo un po’, resasi conto che tutti gli altri
continuavano a rivolgersi a lei con il suo nome, ha dovuto accettarlo, ma si è
ritenuta soddisfatta solo quando ha battezzato un nuovo peluche( un cane) con
il nome di Nico( abbreviazione di Nicola).
In Italia e
non solo, c’è la tradizione, oggi “quasi” in disuso, di dare ai figli il nome
dei genitori o di parenti benvoluti per continuare ad averli in famiglia,
onorarli, perpetuarne il ricordo dopo la morte e per propiziarsi qualcuna delle
loro qualità positive. Anche il mio nome è stato scelto per ricordare la nonna
paterna, anch’io ho avuto per questo nome un lungo periodo di rifiuto perché
non lo ritenevo “solo mio” e poco appropriato a me essendo molto comune e
facile a modifiche linguistiche diminutive e vezzeggiative, per me
inaccettabili. Desideravo che il mio nome fosse come volevo essere: unico,
diverso, speciale. Solo col tempo e la maturità ho accettato il mio nome ed ho
capito che era indubbiamente quello giusto
per me.
Il nome è
anche un’evocazione! Ha un che di
sacro, è legato alla vita e all’anima di chi lo porta in modi che non
comprendiamo pienamente, ma che intuitivamente avvertiamo. Solo i sacerdoti
potevano chiamare ed evocare le divinità, solo persone preparate e scelte
potevano pronunciarne il nome e il primo comandamento della religione cattolica
pone l’imperativo categorico di non pronunciare il nome di Iddio invano! Non è
solo una questione di rispetto, è anche paura di ciò che potremmo evocare
pronunciandolo. Ugualmente ciò può riferirsi anche al nome del male.
Attenzione,
quindi ai nomi! Mi auguro che il nome di questa bimba che verrà, sia stato
scelto con tanto amore e tanta cautela e tanto rispetto. A voi i commenti.
Luna