martedì 26 aprile 2016

Ever green Shakespeare

Sono trascorsi 400 anni dalla sua morte eppure i suoi versi, le sue tragedie, le sue commedie sono studiate nelle scuole, sono rappresentate nei teatri, rielaborate sui set cinematografici e sono fonte di ispirazione per altre forme d’arte. Nei paesi anglosassoni la sua importanza eguaglia quella di Omero nell’antica Grecia e di Dante in Italia! Shakespeare è il Bardo, il Poeta!
Le sue opere, pur se datate per la lingua, i costumi sociali e le vicende trattate, hanno il loro fulcro in temi universali ed intramontabili e lo studio psicologico dei caratteri e dei sentimenti umani è folgorante! Chi non conosce Romeo e Giulietta? e Otello? e Macbeth? e Puck? e Caterina? e Amleto? ecc……
I temi più ricorrenti nelle sue opere sono: l’amore, il potere e la magia o il sovrannaturale. L’amore tra un uomo e una donna può essere tragico o a lieto fine. Il potere si accompagna spesso alla pazzia. Il sovrannaturale non serve solo a creare un’atmosfera fiabesca ma è anche manifestazione del desiderio di comprendere e controllare le forze della natura. Tutto molto moderno!
Anche i suoi personaggi così giovani e in conflitto con le convenzioni del tempo o con i desideri e l’autorità dei genitori e le protagoniste femminili attive partecipanti all’azione o vittime del destino o degli uomini sono così moderne!
Anche le opere in cui tratta del potere mostrandoci tutti i rischi e tutte le conseguenze negative che possono derivare dal desiderio incontrollato di diventare sempre più potenti, sono attuali!
E la magia che parla agli uomini con il linguaggio della fiaba dove la morale finale porta alla luce in modo chiaro e comprensibile le passioni, i difetti e le virtù degli esseri umani, non è un escamotage intramontabile?
A mio parere però, l’aspetto più contemporaneo è quello della mancanza di controllo sugli eventi, della precarietà di ogni situazione, dei legami personali che mutano. Tutto è sempre  in balia di accadimenti improvvisi, del destino, delle leggi, degli inganni umani e tutto si può modificare in modo tale che la tragedia può trasformarsi in commedia e la commedia in tragedia. La precarietà, il cambiamento, l’insicurezza e la follia sono contemporanee.
Quale opera del Bardo preferite? O quale film ispirato a Shakespeare vi ha emozionato? O una frase famosa che citate spesso?
Personalmente amo “La bisbetica domata” per due motivi: sono ben contenta di verificare quanto cammino sia stato fatto nei rapporti di coppia in 400 anni e poi perché si evidenzia che le persone antipatiche e maleducate rendono la vita infelice a sé e agli altri, mentre quelle simpatiche e gentili  la rendono più facile e piacevole.                                                                             Luna
                                                                                                  

     

domenica 17 aprile 2016

Fantastici peluche!

Nella cameretta di mio nipote , una metà del letto è occupata dalla sua tribù di peluche: due pinguini, una pecora, due ricci, un cavallo, un asino, un maiale, uccellini e cani. Ah, dimenticavo: un enorme elefante! Sono tutti molto simpatici, ineliminabili e assolutamente morbidosi. Quale bambino riesce a resistere ad un morbido peluche che, in più, ha due occhi languidi? Sono amici che non hanno nessuna esigenza fisica, che non chiedono nulla, che non pretendono di giocare con i tuoi giocattoli, che ti seguono ovunque tu li porti e che restano di guardia quando riposi. Sono confortanti, rassicuranti e piacevoli al tatto.
Quando mio nipote ha avuto il compito di preparare per la prima volta il trolley, che l’avrebbe seguito su un aereo, l’ha riempito con i suoi peluche e il pigiamino.
Mia figlia, alla nascita, aveva ricevuto in dono un bellissimo cagnolone dalle lunghe orecchie che l’ha seguita per anni perché non riusciva ad addormentarsi se non l’aveva tra le braccia. Si chiamava “Dodo” ed era il suo amico e la sua consolazione. Anche da grande ha avuto tre peluche: erano i suoi inseparabili amici. Sono spariti soltanto quando ha trovato il suo compagno.
Io, da piccola, non ho avuto il conforto e la consolazione di un amico di stoffa. Ricordo che il primo peluche, rigido e peloso, è stato una cane che mi è stato regalato dal mio primo “fidanzato”. Non mi piaceva, lo sentivo del tutto alieno e ho provveduto a farlo sparire non appena ho fatto sparire anche il “fidanzato”! Invece l’ultimo l’ho ricevuto in dono da mia figlia: è una tigre e si chiama Hobbes, come la tigre di Calvin, pestifero ragazzino dei fumetti. E’ un peluche da abbraccio e conforto con un’espressione amichevole e comprensiva. Mi è stata regalata perché non fossi sola nei miei momenti bui e dolorosi e……funziona, vi assicuro che funziona.

Il desiderio di abbracciare qualcosa di così gradevole e piacevole unito al bisogno di trasferire angosce, paure e richieste su qualcuno, anche se è solo un peluche, viene sempre soddisfatto. Sono fantastici! Raccontatemi dei vostri, se ne avete avuti.                                       Luna

lunedì 11 aprile 2016

Memoria e Nostalgia

Quante frasi ho iniziato dicendo: “Mi ricordo….”o “Ricordo che….” e riportavo alla memoria: abitudini, comportamenti, modi di dire, frasi, avvenimenti, emozioni, persone del mio passato consegnandoli in dote al mio ascoltatore. Quasi sempre l’ascoltatore non era tanto lieto di questo bagaglio che, ai suoi occhi, sapeva di muffa, di stantio, di….vecchio! Quindi, molto velocemente, smetteva di ascoltare o diceva con aria esasperata: “Me l’hai già detto!” Ora: può capitare che ogni tanto la memoria vacilli e può anche accadere che, presi dal ricordo, esso si appropri di noi per tornare a rivivere attraverso il racconto, ma la tolleranza e un po’ di rispetto non sono contemplati nei nostri tempi?                                                                     Nel corso della nostra vita siamo sia protagonisti sia spettatori della storia che è sia personale e privata sia corale e pubblica. Come tali abbiamo il compito, appena ne diventiamo consapevoli, di testimoniare alla generazione successiva : chi siamo noi, quali sono le nostre  radici, quali persone, fatti, idee, comportamenti e scelte ci hanno fatto diventare gli uomini e le donne di adesso e di quali avvenimenti siamo stati, in modo diretto o indiretto, partecipi. La storia è come l’acqua di un fiume che scorre, non si ferma mai e ciò che scorre a monte è un tutt’uno con ciò che scorre a valle. Certo i ricordi sono soggettivi, perché c’è sempre una qualche partecipazione emotiva e anche perché la patina del tempo trascorso li ricopre, ma sono comunque veri, vissuti e sacri. Secondo me un uomo muore quando non significa più niente per nessuno, quando non c’è nessuno che ne parla. Per me è un impegno ricordare e continuare a tenere in vita le persone  significanti che non respirano più insieme a noi.
Quanto amo la memoria tanto diffido dalla nostalgia. Gli antichi Greci dicevano che la nostalgia è passione del ritorno, dicevano bene. La nostalgia è il desiderio struggente del passato che si vuol rivivere. Secondo me, il passato è uno scrigno colmo di esperienze, di valori desueti, di lezioni da ricordare ed utilizzare per andare avanti meglio, per correggere errori, per arricchire il presente. Si deve accettare, però, che il passato sia passato e, come tale, non ritorna più. La nostalgia è come una buca profonda che intrappola  e blocca in una condizione che non consente alla nostra unicità di uomo o donna di continuare il proprio percorso. Ti consuma il desiderio di riavvolgere il nastro della vita e rivivere il già vissuto e ti immobilizza, conseguentemente non vivi né il passato, né il presente, né il futuro.
Niente nostalgia, se non come un pensiero fugace, e tanta memoria come bagaglio per proseguire il nostro viaggio dovunque esso ci condurrà, fino alla fine.                                                  Luna
                                                                                                   
     





domenica 3 aprile 2016

Sushi e dintorni

Una “prima volta”: trascinata in un ristorante giapponese a mangiare sushi!
Io pensavo che “sushi” significasse mangiare pesce crudo, in realtà ho scoperto che invece indica un piatto tipico della cucina giapponese in cui l’ingrediente base è il riso insieme ad altri ingredienti come: pesce, alghe, vegetali o uova. E’ un piatto molto vario a causa dei diversi ripieni e guarnizioni e per la combinazione degli ingredienti. Io ho provato il sushi con i ripieni più basici e classici, dopo averlo intinto in una ciotolina di salsa di soia in cui avevo sciolto una minima quantità di wasabi (pasta piccantissima).
Ho messo in bocca, per intero, il primo rotolo di riso e pesce rivestito da un’alga e ho masticato, attenta alle mie sensazioni. Ho sentito una consistenza gommosa, fredda, asciutta con un vago sentore di pesce, il boccone faticava ad andar giù. Ho continuato a provare altri tipi di rotolini di sushi riuscendo anche a dire: questo lo preferisco, questo no, ma la valutazione finale è stata: cibo alieno. Non  avevo alcuna aspettativa, né alcun pregiudizio, anzi ero curiosa, ma davvero l’ho trovato un cibo così lontano dai sapori, dagli odori, dalle consistenze e dai condimenti mediterranei a cui il mio gusto è abituato. Ho provato altre cucine, ma questa è la prima che sento così “estranea”. Una prima volta al quadrato! Qualcuno ha fatto esperienza in tal senso?
In questi anni il cibo è diventato il protagonista di numerosi programmi televisivi, non solo per le caratteristiche e le proprietà, per la presentazione e l’esecuzione di ricette semplici o elaborate, ma per vere e proprie gare di abilità culinaria confezionate come spettacoli. A voi non sembra un eccesso? Non vi dà noia o fastidio pensare , vedere e parlare sempre di cibo? Ricordo le telefonate tra mio marito e sua madre, dopo i convenevoli sulla salute e sul tempo arrivava: marito “Che cucini?” e dopo un po’ sua madre “Cosa mangi, oggi?”
Ed ugualmente provo una grande insofferenza verso quelle concezioni filosofiche integraliste come i vegani, i vegetaliani, i fruttariani che vogliono eliminare le aberrazioni del nostro sviluppo alimentare e tecnologico cambiando la nostra natura onnivora.
Non nego e condanno i comportamenti e le azioni errate che sono state adottate e perseguite sia nei confronti dello sfruttamento degli animali sia nell’uso disinvolto di sostanze pericolose, tossiche e nocive alla nostra salute inserite negli alimenti con varie e dubbie finalità.
Ma, secondo me è la “ testa” che deve cambiare e guidare il ritorno ad un’alimentazione più semplice, essenziale, rispettosa (degli altri esseri viventi e dell’ambiente), varia e misurata. Mangiare poco, sano e vario. Lascio la parola voi.                                                                    Luna