lunedì 26 settembre 2016

La scuola oggi

Dal mio post precedente corrono una cinquantina di anni e tutto è cambiato, ma così cambiato che quella storia sembra far parte di un tempo lontanissimo. I cambiamenti si sono verificati ad una velocità progressivamente in accelerazione tanto che con fatica riusciamo, ora, a situare il prima e il dopo in modo conseguenziale.
Nella “Storia d’altri tempi” gli argomenti non mancavano, io però desidero soffermarmi sulla scuola e sullo studio come strumento per una progressione sociale, per l’acquisizione di un’indipendenza economica, per la formazione di un’apertura mentale, di un arricchimento culturale e di uno sviluppo delle capacità intellettive.
Pochi giorni prima dell’inizio dell’anno scolastico, ho sentito persone adulte che si rivolgevano a mio nipote ( prossimo alla terza elementare) chiedendogli: “Che classe farai? Sei contento di tornare a scuola?” Poi, senza attendere le risposte, suggerivano: “E’ dura eh, studiare? Poverino!”.
Prima, continuare gli studi era un privilegio sia per le capacità personali sia per i motivi economici, si conquistava con sacrifici, impegno, costanza, interesse e disciplina. Studiare era anche piacere, appagamento per chi era curioso e poneva quesiti, era il flash della comprensione, era l’ansia e la voglia di saperne di più, di comprendere e di obiettare.
Oggi, un ragazzino delle elementari sembra condannato ai lavori forzati, ma quando mai?
 Impara, insieme ad altri bambini, conoscenze nuove, impara a disegnare, cantare, recitare, suonare e a fare attività motorie. Impara a piantare e aver cura della crescita del seme, impara a comportarsi secondo le regole civili, impara a collaborare e a stare con gli altri ecc….  Vengono gradualmente inseriti nel mondo in cui viviamo e imparano come muoversi e agire e orientarsi, si danno loro le conoscenze e gli strumenti adeguati ad affrontare il loro crescere e svilupparsi.
Io lo trovo normale e allora perché studiare, per i nostri ragazzi, oggi è una fatica e la scuola è una prigione?  Come è potuto succedere?
Un altro luogo deputato all’impegno e allo studio è l’Università che, ieri, rappresentava la rampa di lancio per proiettarsi nella vita lavorativa adeguatamente attrezzati. Certo, oggi, entrare nel mondo del lavoro è più difficile e non immediato, ma ciò che si è appreso fa parte del proprio bagaglio e di chi si è diventati. Oggi l’Università è un parcheggio senza limiti di sosta per tanti giovani che non hanno alcun desiderio né coraggio per affrontare l’esame della vita.
Sono genuinamente preoccupata per questo stravolgimento di idee e comportamenti della nostra generazione giovanile.                                               Luna


lunedì 19 settembre 2016

Una storia d'altri tempi

Era la prima ed era femmina! Una delusione, appena dissimulata, per il padre che attendeva il figlio maschio e che divenne sempre più palese guardandola crescere e valutandone il temperamento volitivo, ribelle e determinato. Scuoteva il capo e diceva: “Doveva essere un maschio, peccato che sia femmina.”
La madre, invece pensava a lavorare instancabilmente per riuscire a sollevare le sorti familiari che erano a malapena sufficienti. Era da poco finita la guerra e il paese in cui vivevano si stava lentamente riprendendo con il lavoro: si coltivava, si costruiva, si commerciava. Tutti s’industriavano per ottenere ogni giorno un po’ più del necessario e tutti collaboravano, come potevano, al raggiungimento di questo obiettivo.
La bambina fu educata con severità e con disciplina, doveva comportarsi bene, essere ubbidiente, giudiziosa e servizievole per aiutare la mamma nell’accudimento dei più piccoli e per essere di esempio ai fratelli nati dopo di lei. Niente giochi né giocattoli, niente amichette, niente uscite o attività esterne, niente gesti affettuosi ….. allora pensavano che fosse giusto così. E poi a cinque anni arrivò il momento della scuola, non pubblica, considerata dai genitori poco seria,  ma privata.
 Trascorse i cinque anni delle elementari presso una maestra che insegnava ad una ventina di bambini. Era una zitella arcigna, arida, autoritaria e rabbiosa che impartiva l’insegnamento utilizzando insulti e punizioni corporali ad ogni sbaglio,  ad ogni errore, ad ogni più piccola mancanza o disturbo. La ragazzina ne fu terrorizzata, piegata ed avvilita e il suo temperamento si nascose dietro l’acquiescenza. I genitori, che avevano scelto l’insegnante proprio per la disciplina paramilitare che impartiva, furono contenti dei risultati.
 Decisero che le medie le avrebbe frequentate nella scuola pubblica: il paradiso dopo l’inferno. La ragazzina si riprese, rifiorì e si scoprì curiosa, interessata a capire, a conoscere. Quante materie strane e nuove, quanti insegnanti ognuno diverso dall’altro, una parlava persino in una lingua straniera che dovevano imparare. Quanti ragazzi e ragazze come lei, con loro poteva persino parlare, scambiarsi pareri, domande, confidenze e, a volte, anche  la merenda! Non volle mai più rivedere la vecchia insegnante e, se l’incontrava per strada, girava il viso per non salutarla. La scuola divenne un luogo fantastico, dove poteva respirare  senza paura, il suo compito era studiare e lei vi si applicò con costanza, diligenza e attenzione, ma a volte avrebbe avuto bisogno di un aiuto, di un chiarimento, anche soltanto di una conferma, ma….non c’era nessuno a cui chiedere. Nella sua famiglia era lei quella che sapeva più degli altri e così i suoi risultati non sempre erano adeguati all’impegno. Alla fine dell’ultimo anno la madre chiese un colloquio con l’insegnante di lettere per pregarla di incoraggiare la promozione della ragazza, in quanto non avrebbe più proseguito gli studi.
L’insegnante si meravigliò di questa affermazione e le disse: “Sua figlia ha solo bisogno di un po’ d’aiuto, per il resto se non continua lei, che è una delle migliori,  non saprei proprio chi altri dovrebbe continuare a studiare.”
Per la madre fu una rivelazione, una sorte di illuminazione e comprese che i suoi figli potevano ottenere l’ avanzamento sociale, che desiderava per loro, attraverso lo studio. Da quel momento impiegò la maggior parte delle sue energie e un impegno costante nell’incoraggiare, sostenere ed appoggiare, anche in disaccordo col padre, la sua primogenita perché le sue potenzialità e capacità potessero affermarsi, crescere ed espandersi.
La ragazza comprese tutte le aspettative della madre, le condivise e si impegnò nello studio con costanza, con la disciplina che aveva così duramente appreso, con forza di volontà, interesse e  curiosità per ogni aspetto del sapere e della conoscenza. Il suo carattere si temprò e si rafforzò e, dopo nove anni, alla presenza dei suoi genitori ricevette la laurea e li rese orgogliosi, ma soprattutto aprì le sue ali per volare e diventare una persona autonoma, indipendente e padrona del suo destino, nonostante fosse femmina!        Luna                   
  
     





     

       





lunedì 12 settembre 2016

L'Estate sta finendo !

Lentamente, con una certa languida spossatezza, si avverte nell’aria questo abbandono annunciato!
L’Estate è la stagione che si attende con maggiore intensità e costante aspettativa, non solo per le tanto agognate vacanze, ma anche per uno spirito di libertà, di leggerezza che pervade un po’ tutto. Ad esempio si vive all’aperto, appena è possibile, piuttosto che in spazi chiusi, si indossano meno indumenti e molto informali perché fa caldo, si consumano cibi freddi per evitare il caldo della cucina e perché è più salutare ed invitante, le ore serali e notturne sono godibili e si ha la sensazione che il giorno abbia più ore ecc…..
E, avvenimento notevole, la fatica dello studio e del lavoro si interrompe e ci è consentito dare uno stop al ritmo frenetico, allo stress, alle pressioni, allo sfinimento psicofisico, all’irritabilità.
E, possiamo dare lo start alle …..”dadadà”  Vacanze!
Ma….. così come è lunga e tanta l’attesa altrettanto lo è il rammarico e lo sconforto per la sua conclusione. Non accettiamo che finisca, non desideriamo riprendere le attività quotidiane, anzi meditiamo la fuga e vorremmo che il tempo, come per un dvd, potesse ripetersi schiacciando di nuovo play.
A)E’ perché è troppo breve o mal distribuito il periodo di non lavoro-studio?
B)E’ perché troppe sono le aspettative, le esigenze, le necessità concentrate in un tempo limitato?
C)E’ perché il tempo normale, quello no-relax, è troppo difficile, faticoso, problematico, complesso?
D)E’ perché non ci basta mai ?
Cosa ne pensate? Avete proposte innovative di qualsiasi tipo?
Personalmente io propendo per l’ipotesi C e D, perché avendo fatto spesso un mese e più di distacco dai luoghi e dalle fatiche abituali, ho potuto constatare che le vacanze brevi o lunghe causano lo stesso rammarico per la loro fine e la stessa difficoltà nella ripresa. Ciò che è differente è la qualità e la quantità di ricarica delle energie perché se il rilassarsi e il recupero è stato prolungato e profondo si avrà un benefico effetto spalmato su un periodo lungo. Inoltre vorrei porre l’accento sui tre mesi di chiusura della scuola e su un esercito di alunni lasciati a pascolare. Non è un bene né per bambini/ragazzi, né per i genitori, né per i nonni. Concordo indubbiamente sul fatto che c’è bisogno di riposo per le loro menti affaticate, ma penso che comunque debbano essere intrattenuti e coinvolti in attività ludiche, sportive e socializzanti. Molti giovani animatori sono impegnati in questo compito nelle cooperative pubbliche o private dei centri estivi. Problemi? Sì la spesa è notevole e il periodo di tre mesi eccessivo!
Anche se recalcitriamo e molti ancora si attardano sulle spiagge, questa estate lentamente se ne va e a noi restano le foto, i video, le  esperienze vissute, le emozioni provate  e la certezza che tra nove mesi tornerà per cui possiamo iniziare già adesso a progettarla, non è così ?                                            Luna