Dal mio post
precedente corrono una cinquantina di anni e tutto è cambiato, ma così cambiato
che quella storia sembra far parte di un tempo lontanissimo. I cambiamenti si
sono verificati ad una velocità progressivamente in accelerazione tanto che con
fatica riusciamo, ora, a situare il prima e il dopo in modo conseguenziale.
Nella “Storia
d’altri tempi” gli argomenti non mancavano, io però desidero soffermarmi sulla scuola e sullo studio come strumento per una
progressione sociale, per l’acquisizione di un’indipendenza economica, per la
formazione di un’apertura mentale, di un arricchimento culturale e di uno
sviluppo delle capacità intellettive.
Pochi giorni
prima dell’inizio dell’anno scolastico, ho sentito persone adulte che si
rivolgevano a mio nipote ( prossimo alla terza elementare) chiedendogli: “Che
classe farai? Sei contento di tornare a scuola?” Poi, senza attendere le
risposte, suggerivano: “E’ dura eh, studiare? Poverino!”.
Prima,
continuare gli studi era un privilegio
sia per le capacità personali sia per i motivi economici, si conquistava con
sacrifici, impegno, costanza, interesse e disciplina. Studiare era anche piacere, appagamento per chi era
curioso e poneva quesiti, era il flash della comprensione, era l’ansia e la
voglia di saperne di più, di comprendere e di obiettare.
Oggi, un
ragazzino delle elementari sembra condannato ai lavori forzati, ma quando mai?
Impara, insieme ad altri bambini, conoscenze
nuove, impara a disegnare, cantare, recitare, suonare e a fare attività
motorie. Impara a piantare e aver cura della crescita del seme, impara a
comportarsi secondo le regole civili, impara a collaborare e a stare con gli
altri ecc…. Vengono gradualmente
inseriti nel mondo in cui viviamo e imparano come muoversi e agire e
orientarsi, si danno loro le conoscenze e gli strumenti adeguati ad affrontare
il loro crescere e svilupparsi.
Io lo trovo
normale e allora perché studiare, per i nostri ragazzi, oggi è una fatica e la scuola è una prigione? Come è potuto succedere?
Un altro luogo
deputato all’impegno e allo studio è l’Università che, ieri, rappresentava la rampa di lancio per proiettarsi
nella vita lavorativa adeguatamente attrezzati. Certo, oggi, entrare nel mondo
del lavoro è più difficile e non immediato, ma ciò che si è appreso fa parte
del proprio bagaglio e di chi si è diventati. Oggi l’Università è un parcheggio senza limiti di sosta per
tanti giovani che non hanno alcun desiderio né coraggio per affrontare l’esame
della vita.
Sono
genuinamente preoccupata per questo stravolgimento di idee e comportamenti della
nostra generazione giovanile.
Luna