domenica 20 marzo 2016

Non è un paese per... neonati!

“Un uomo deve fare tre cose nel corso della sua esistenza: crescere un figlio, scrivere un libro e piantare un albero.” E’ una citazione dello scrittore Hakan Nesser che considero importante perché queste tre realizzazioni mettono a frutto l’esperienza di una vita che si prolunga nel futuro: è una personale promessa di eternità. Lasciare un segno della propria esistenza dovrebbe essere lo scopo di ogni essere umano.
Mi voglio soffermare sul “crescere un figlio” per due motivi: primo perché il problema della diminuzione delle nascite è urgente per il nostro paese e secondo perché è, per me, il compito più impegnativo, ma anche il più gratificante.
Le nostre culle sono vuote! Gli Italiani sono una specie in via di estinzione. Bisogna modificare il clima culturale e morale, fare una campagna per sensibilizzare i giovani adulti perché ricordino( sembrano averlo resettato) che: se è vero che tutti hanno bisogno di ricevere amore, è altrettanto vero che tutti devono darlo. Creare una nuova vita, amarla, prendersene cura, aiutarla a crescere, insegnarle i valori, i comportamenti, il senso della sua umanità ecc… è un compito ed una gioia perché arricchisce, completa e rinnova il dono della scoperta di tutte quelle conoscenze che ognuno ha vissuto e provato nella sua infanzia e crescita ma di cui non ha il ricordo.
E poi, certo, c’è bisogno di attuare politiche per le nuove famiglie, per aiutare i genitori nel loro compito, per supportarli e facilitare l’accudimento della prole integrato con i tempi e i ritmi e gli spazi lavorativi.
E poi bisogna anche ricordare ai giovani adulti che non è più il tempo del “ tutto comodo” e del “disimpegno” e del perseguire “il piacere materiale ed effimero” ma è il tempo del “ coraggio” e dell’utilizzo di quell’energia prorompente della giovinezza per affrontare le sfide della vita, tra cui la più importante è “crescere un figlio”.
Le donne, in modo naturale, avvertono il ticchettio  biologico del tempo che passa e, in maggior numero, sono più pronte a desiderare e a prendersi cura di un neonato. Gli uomini, in maggior numero, sono più restii, preferiscono amare e prendersi cura di sé stessi piuttosto che donare amore ad un altro essere che crea cambiamenti, problemi, paure e/o frustrazioni. E’ un atteggiamento rinunciatario che non ci appartiene, siamo sempre stati un popolo che proprio nelle difficoltà ha trovato il modo e i mezzi per rimettersi in piedi e reggere fino in fondo. Facciamolo! E’ già tardi!
Ho cresciuto una figlia, ho piantato un acero e scrivo un blog. Voi?                    Luna








domenica 13 marzo 2016

I HAVE A DREAM

Ho un sogno anch’io, come M. Luther King, e non molto dissimile dal suo.
Io sogno che gli uomini non usino più nessuna forma di violenza sulle donne. Io sogno un mondo dove l’uomo e la donna vivano uno accanto all’altro in armonia e non l’uno contro l’altro.
Sono enormemente afflitta da tutte le morti violente in ambito familiare e non , perpetrate da uomini che dicono di amare mentre ciò che hanno nel cuore è rivalsa e odio e nella testa solo follia.
Durante tutto l’anno ho sentito denunce a vari livelli, voci maschili unirsi alle tante voci femminili per discutere e analizzare il fenomeno. Ho letto libri che ne raccontavano le tante storie, ho visto programmi televisivi che mostravano tutte le varie fasi che portano all’assassinio o all’abuso sulla donna, ma tutto ciò non è servito a fermare questa mattanza!
Non è adeguato quello che noi con la nostra indignazione e gli studi, le parole e le manifestazioni abbiamo fatto, non sono adeguate le nostre leggi, non è adeguato l’intervento dello Stato: non è abbastanza !
A livello culturale e sociale è necessario che i genitori, soprattutto le donne, così presi da tante attività, sempre di fretta e perennemente in tutt’altre faccende affaccendati, si fermino a pensare a quanto sia importante educare i propri figli a credere che l’uomo e la donna siano esseri umani uguali nella loro diversità di genere e che nei rapporti tra esseri viventi la violenza deve essere bandita. Bisogna cancellare il modello culturale maschilista che, sebbene ormai vecchio e superato, non è ancora stato accettato e assimilato dagli uomini. Crediamo che la nostra società sia ”evoluta”, ma sono gli uomini che non lo sono!
Bisogna chiedere ed approvare leggi molto più incisive nel prevenire e nell’evitare tragedie. Di fronte ad una denuncia di persecuzione o di maltrattamenti ci deve essere un fermo e un controllo medico per stabilire se bisogna intraprendere immediatamente un percorso riabilitativo obbligatorio per ristabilire il controllo delle pulsioni violente. Insomma: se c’è una “bestia feroce” in circolazione, non la si lascia libera di andare di qua e di là a ferire ed uccidere , ma si interviene per renderla inoffensiva, no?
Perché noi, persone sane, non diamo alla “VITA” il valore primario che le spetta e non facciamo di tutto per tutelarla e proteggerla? Quando la vita si spegne, con dolore e terrore, restano solo macerie e non c’è più nulla che si possa fare.
E’ stato un triste 8 Marzo, sebbene si celebrassero i 70 anni del primo voto delle donne italiane, perché il cammino dei nostri diritti è ancora lungo, ma il primo diritto che dobbiamo rivendicare è quello di non dover più subire alcun tipo di violenza da parte dell’uomo.                                  Luna








domenica 6 marzo 2016

La mutevolezza della pioggia

Insieme a tutti l’ho attesa, desiderata, invocata e …. finalmente è arrivata: pioggia!
Gocce piccole, quasi timide, che bagnano gradualmente, con discrezione le strade e poi scivolano sui rami e sui cespugli lucidandoli pian piano. Una sensazione di sollievo, di pulizia, di bagnato. Poi, in un lento crescendo s’intensifica e viene giù come un sipario liquido formato da filamenti acquei.
Sento il desiderio di mettermi al riparo e da lì osservare la pioggia che impregna tutto ciò che tocca, ascoltarne la voce dalle molteplici sonorità e pensare alla terra assetata, all’aria impolverata, alle piante essiccate, ai ruscelli ed ai fiumi prosciugati, ai monti denudati che sospirano di sollievo.
A tarda sera, vado a dormire con gli scrosci della pioggia che si abbattono, spinti dal vento, sulle tapparelle alternati a un costante ticchettio, colonna sonora dei miei sogni.
Al mattino mi sveglio sotto un cielo ricoperto da nubi compatte e grigiastre da cui viene giù acqua a secchiate, acqua che straripa, acqua che allaga, che, schiacciata dalle ruote, forma ventagli di fango. E ciò che ieri mi sembrava bello, vivificante, brioso ora mi appare umido, fradicio e triste perché ogni colore è scivolato via, lavato dall’acqua e il mondo ha cinquanta sfumature di grigio. Continua così tutto il giorno e il mio umore diventa sempre più plumbeo. Verso sera, la pioggia si dirada e alla luce dei lampioni, che si specchiano nelle pozze d’acqua scura, le uniche, scintillanti gocce sono quelle che brillano sui rami nudi degli alberi.
E’ di nuovo mattino e, in un cielo lindo e nuovo come un neonato, splende il sole che illumina la scena del nostro spicchio di mondo riempendola di colori squillanti. Che sorriso sul mio viso!                    Luna