giovedì 24 dicembre 2015

Fate i buoni

In questi giorni, in televisione, impazza la pubblicità di una ditta di panettoni in cui un adorabile bimbo, dopo averne dato l’esempio regalando metà fetta del suo dolce al fratellino nato da poco, si rivolge a tutti e dice: “ Fate i buoni “. Io guardo me, guardo gli altri e non vedo esseri umani buoni, vedo persone egoiste,  scontente, problematiche, spaventate e demotivate.
Allora io mi auguro, spero e desidero un cambiamento negli uomini qui e ora!
Spero che l’uomo si voglia bene, si accetti nelle sue imperfezione, si impegni a migliorare ciò che considera migliorabile di sé stesso e che riversi il suo voler bene sugli altri dal più vicino fino al più lontano. Il suo amore, come una stufa, si accenda ed irradi.
Spero che l’uomo eserciti l’equilibrio nell’affrontare le mille sfide di una vita faticosa, che riesca a vedere le connessioni tra le scelte fatte e quelle ancora da fare e che individui con ponderatezza e responsabilità la strada da percorrere tenendo sempre presente i legami affettivi e le relazioni sociali.
Spero che l’uomo abbia tempo per crescere, per realizzarsi, per seguire le sue passioni, per coltivare ed accrescere i suoi affetti e non solo per procurarsi il necessario per una vita dignitosa.
Spero che l’uomo abbia gioia e che ricordi come e dove vederla e trovarla perché ha tanto di cui gioire, ma non usa più gli occhi per vederla, né il cuore per sentirla, né la mente per riconoscerla.
Spero che l’uomo abbia misura, che impari finalmente ad apprezzare il tanto che ha, che valorizzi ciò che veramente conta e che si accontenti di tutto ciò che possiede perché nudi nasciamo e nudi moriremo.
Spero che l’uomo abbia sogni e progetti, che nel suo cuore alberghi sempre la speranza ed il desiderio di realizzare “ qualcosa” di bello, di importante, di utile per sé e per gli altri.
Soltanto con questo cambiamento noi saremo buoni e faremo i buoni e finalmente, per tutti, sarà Natale!

Luna

lunedì 21 dicembre 2015

Emozionarsi ancora, ancora,ancora (2)

E’ quasi un piccolo miracolo quando senti l’emozione pervaderti l’anima e darti una strizzatina lì, dove è il centro di te, e un groppo sale fino in gola come se volesse straripare, uscire fuori, liberarsi.
Stavo ascoltando attentamente, insieme ad altri, una presentazione approfondita della poetica del pittore Henri Matisse. La relatrice teneva avvinta la mia attenzione con l’esposizione convinta e sentita, non solo della vita, ma anche del senso profondo delle sue opere che via via ci mostrava e leggeva. Erano tutte collegate o riportate al filo conduttore del pensiero guida dell’artista: la pittura come espressione di bellezza, gioia e voluttà, in intima e armonica connessione con la danza e la musica.
Per lui l’arte era piacere. Ed ecco, sull’immagine dell’ultima opera, dal titolo” Gioia di vivere”, è apparsa una ballerina che, accompagnata dalle note di una canzone appropriata, ha danzato facendomi entrare emotivamente nel quadro, rendendo vive le figure dipinte, con i gesti, l’espressione e le movenze del corpo.
Sul mio viso due lacrime.
Sono andata, in questi giorni, con la figlia, ad assistere alla recita scolastica di mio nipote. Veniva rappresentato dalla classe: Il libro della giungla. La storia narra di un cucciolo d’uomo abbandonato nella giungla che viene adottato da alcuni animali selvatici. Essi lo crescono, lo educano, lo tutelano dai pericoli ed infine lo riconsegnano ai suoi simili.
Durante la recita, sua mamma aveva gli occhi sbrilluccicanti, ridacchiava ed era incantata dalla disinvoltura, padronanza e bravura del suo piccolo.
Io ho rivissuto un’emozione del mio passato che pensavo irripetibile. Guardandoli entrambi, un senso di gioia, orgoglio, ammirazione, appartenenza e condivisione mi hanno colmata ed ho rivisto me, quando assistevo ai saggi di violino della mia bambina che faceva scaturire con un archetto e un violino una melodia che era musica!
Due emozioni potenti, due momenti felici della mia vita.
Come al solito, vi invito a condividere qualche vostra emozione.                     Luna
  








domenica 13 dicembre 2015

I simboli del Natale: ricordi

Non ho mai avuto preferenze tra il Presepe e l’Albero, nonostante le mie origini campane che dovrebbero farmi preferire il Presepe con le classiche statuine napoletane.
Quando ero una ragazzina, poiché mia mamma non era molto propensa ad impiegare il suo “prezioso” tempo in queste attività accessorie, sono stata io con i miei fratelli più grandi a costruire, con materiale di fortuna, le casette, il castello di Erode, il ponte, gli alberelli e un po’ per volta il nostro Presepe casalingo, un po’ sghembo, molto economico veniva assemblato in attesa di inserire statuine vecchie e non sempre intere che lo popolavano. I fratelli piccoli erano, poi, invitati a guardare ed a tenere le mani a posto. Ricordo che le pecore vagavano, per giorni ,in ogni direzione, spostate da manine anonime e pruriginose.
L’Albero, piuttosto spelacchiato, veniva decorato, a porte chiuse a chiave, sempre per evitare le manine distruttive e l’esuberanza dei più piccoli. Ma poi che gioia, che splendore: eravamo abbagliati dal risultato!
Durante gli anni della mia adultità, io e mio marito, che, contrariamente a tanti uomini, amava sia addobbare l’Albero sia costruire il Presepe, ci siamo lanciati in sperimentazioni varie. Il Presepe era progettato e costruito in modo stabile nelle sue parti sceniche e, per un po’ di anni, aggiungevamo solo le statuine e gli animali apportando qualche piccola novità. Uno dei primi era formato da una grande capanna in primo piano su un lato, qualche piccola casa in lontananza sul fondo e nello spazio tra questi due elementi c’era una vasta campagna. Dalle case iniziava una processione di pastori, viandanti, gente con doni, di grandezza diversa, piccoli i più lontani e sempre più grandi in prossimità della capanna, che avanzava per partecipare all’evento. Un colpo d’occhio straordinario. Poi c’è stato il Presepe-capanna per gli speleologi: una capanna gigante che era un complesso sistema di grotte comunicanti dove avveniva tutto e così via.
Era entusiasmante creare un nuovo Presepe! Così pure le decorazioni dell’Albero: ricordo stelle di carta colorata, oggetti lignei, cuori rossi di stoffa ecc… Era un lavoro vissuto insieme, una condivisione fruttuosa e alla fine eravamo noi, i pastori, che offrivamo il nostro contributo allo spirito del Natale.
Oggi da artefice sono passata al ruolo di aiutante di mia figlia e mio nipote che sono degli entusiasti scoppiettanti: per loro non è mai abbastanza! Non un albero ma tanti, un Presepe che è un lungo serpentone con ambientazioni che si susseguono e sembrano non voler mai finire e…decori, luci, palle di stoffa, rami di abete, ghirlande ecc…..
Il mio Natale non è mai stato povero di simboli: l’amore, l’armonia, la letizia, l’unione. E il vostro com’è ?    Luna

                                                        




domenica 6 dicembre 2015

L'esperienza serve solo a chi la fa?

Ho preso il vocabolario Zingarelli per leggere la definizione di esperienza, eccola: conoscenza e pratica delle cose, acquisita per prove fatte da noi stessi o per averle vedute fare ad altri. Dunque, per acquisire esperienza c’è bisogno di conoscere e mettere in pratica ciò che si è appreso.
Come si apprende?
Vivendo delle prove, cioè facendo delle scelte e attuandole e ciò che ci è successo, come l’abbiamo affrontato, i risultati che abbiamo ottenuto e quello che abbiamo provato entrerà nel nostro bagaglio come esperienza e ci farà crescere mettendoci nelle condizioni di vivere con consapevolezza.
Possiamo acquisire esperienza anche osservando altri che le stanno vivendo, aggiungendo al nostro bagaglio le conoscenze positive o negative che ne hanno ricavato e di cui siamo stati testimoni. Più saremo vicini e più le conoscenze saranno complete.
Penso, però, che si possa fare esperienza anche attraverso il racconto di persone che trasmettono e mettono a disposizione degli altri il succo delle proprie riflessioni sulle prove vissute durante le varie fasi della loro vita. E’ necessario  che l’ascolto sia partecipativo, attento, aperto.
I giovani fanno prevalentemente esperienze vivendole personalmente, amano l’anarchia della scelta, non intendono né osservare gli altri né ascoltarli perché loro si considerano speciali, unici, invulnerabili e  immuni da ogni evento negativo. L’esperienza personale è indiscutibilmente più incisiva, ma è anche rischiosa perché c’è maggiore possibilità di sbagliare e soffrire. Si imparano lezioni essenziali dal dolore all’inizio della nostra vita, fortuna che esiste, perché il dolore significa sopravvivenza,  ma poi il dolore dovuto alle conseguenze di errori compiuti ed anche la sofferenza per gli effetti collaterali che abbiamo causato, è difficile da sopportare e superare.
Nell’età adulta c’è più disponibilità all’osservazione, al dialogo e all’ascolto sia con persone nella stessa fase della vita sia con persone mature. Si è più disponibili a condividere le rispettive esperienze ed accogliere una diversa prospettiva per affrontare le problematiche. Si è fatta esperienza, infatti, e si cerca di evitare il ripetere  prove negative e sofferenze.
Rispondo alla domanda iniziale affermando che l’esperienza non serve solo a chi la fa , ma anche a tutti quelli che usano, oltre alle proprie, le esperienze altrui come battistrada per il personale percorso di vita.
E voi, cosa ne dite?                             Luna      


martedì 24 novembre 2015

Mie reazioni ad un venerdì di sangue

Quando muore una bella persona, cara, profondamente amata e fondamentale per coloro che restano, c’è un momento in cui chi soffre si pone queste domande: “Come posso continuare a vivere? Perché il mondo non si ferma? Perché tutti continuano le loro attività come se niente fosse successo? Non dovrebbe esserci un tempo sospeso che ci permetta di capire, di tenerci stretto il nostro dolore, di elaborare la perdita senza curarci dei riti, delle necessità e dei bisogni primari e della quotidianità?”
Incredulità, sofferenza, disperazione.
Ma… “forse” se tutto si fermasse, “forse” se ci chiudessimo nella sofferenza, “forse” se l’angoscia prevalesse sulla spinta vitale non riusciremmo più a lasciarci trascinare dal desiderio di ripresa per ricominciare a respirare e continuare il nostro percorso. E’ questa la risposta?
La Vita non può fermarsi perché deve prevalere sulla Morte!
Tra tante immagini, ne ho vista una che mi ha toccata profondamente: una rosa infilata nel foro di un proiettile fatto nella vetrina di un ristorante francese e vicino un biglietto su cui c’era una domanda: “ In nome di cosa?” Immediata mi è sgorgata nella mente e nella gola la mia risposta: “ E’ stato fatto in nome del Male.”
Sì, perché questi atti così crudeli, così atroci contro la vita di altre persone, così pieni di sprezzo, rabbia, odio, intolleranza sono opera del Male. Poco importa sotto quali vesti si nasconda, poco importa in nome di quale religione o nazionalità o razza o desiderio di potere o di annientamento di una civiltà venga proclamato il diritto ad agire in tal modo, l’unico e vero obiettivo è questo: distruggere e dare la morte!
Il male è un nemico potente, è come il cancro ed è dentro di noi e se prevale inizia a crescere e ad alimentarsi proprio da noi stessi e ci distrugge. Se noi lasciamo che esso ci tocchi, prevalga, lo renderemo più forte, più distruttivo, più letale. Noi, invece, dobbiamo scegliere il Bene e non c’è Bene più grande della Vita da rispettare, da curare, da preservare, da moltiplicare e portare a compimento.
La nostra civiltà, anche se decisamente migliorabile, è come un giardino con erba, fiori, alberi, di cui dobbiamo aver cura, impegnarci per migliorarlo, ingrandirlo, renderlo sempre più vario, più ricco di nuove specie e dobbiamo costantemente, indefessamente estirpare le erbacce che tentano di soffocarlo e di distruggerlo. Il nostro compito è essere giardinieri e guardiani di vita.                     Luna




                                                         

martedì 17 novembre 2015

Piacevoli liquidi……giù per la gola

Non è il canto di un “ inesistente “ gallo, che mi preannuncia l’inizio di un nuovo giorno, ma l’aroma del caffè che si diffonde nella mia cucina unito al gorgoglìo del liquido che viene su nella moka.
Caldo, forte, profumato, cremoso, scende pian piano giù per la gola e mi dà una “ botta di vita “. Amo molto il caffè, sono esigente nella miscela, nella macinatura e nella conservazione casalinga: il mio caffè è bbbuono!
Ho potuto gustarlo tardi, considerando il mio desiderio e la mia frustrazione per il divieto che mi era stato imposto giustamente dai miei genitori. Dai diciotto anni sono diventata una consumatrice ufficiale e, quando ho trovato il coraggio di andarlo a prendere da sola al bar, ha segnato il momento della mia emancipazione femminile! Il caffè è una bevanda eccitante e stimolante, ti ridà la carica, ma  è anche una consolazione ed uno scampolo di tempo in cui raccogliere i pensieri o rilassarsi, è un piacere per il gusto, l’olfatto e la vista, è un ottimo pretesto per stare con qualcuno ed esercitare la socialità. E’ la bevanda nazionale nei nostri riti conviviali e amicali.
I miei contatti del terzo tipo con l’altra bevanda nazionale ed eccezionale sono iniziati nella fase adulta della mia vita , non in modo volontario , ma per un lento e continuo addestramento da parte di mio marito. Lui, che era diventato un conoscitore esperto del “buon vino” ed un convinto consumatore, un po’ per volta mi ha educato alla degustazione di vini noti e apprezzati che ho imparato a riconoscere. Il vino appaga la vista presentandosi in tutta la gamma del rosso e del giallo, titilla il gusto con le sue bollicine e lo soddisfa con la sua corposità o la lieve asprezza o la dolcezza, gratifica l’olfatto con le sue note fruttate o col profumo delle uve. Il vino è un liquido alcolico che allenta i freni inibitori e dona una piacevole allegria e un lieve stordimento che rende più soffice la vita. Ora i miei pasti sono accompagnati da un piccolo calice di buon vino che mi dona piacere e benessere.
La scelta dei vini nazionali e non, è vastissima, così è anche per il caffè, che oltre a vantare miscele varie viene degustato con aggiunte fantasiose come il latte, la panna, la grappa, liquori diversi , cioccolato ecc…Eh, sì, siamo molto esigenti e critici, direi ad alto mantenimento : ogni cosa la vogliamo esattamente come piace a noi!                      

Vi ho raccontato di me e dei miei piacevoli liquidi, ditemi se li condividete e quali sono le vostre preferenze oppure presentatemi le vostre personali piacevolezze.             Luna

domenica 8 novembre 2015

Col naso per aria nel parco

Che perfezione queste giornate autunnali: temperature gradevoli, cielo terso e privo di nuvole, luce soffusa e pulviscolosa  che penetra nel fogliame e ne esalta i colori.
 Cammino lentamente, i piedi affondano nelle foglie cadute, odo scricchiolii croccanti sotto le suole, e annuso l'aria. Sono connessa con la natura. C'è pace ed armonia fuori e dentro di me e l'anima fa capriole sull'erba ancora verde. I miei sensi sono all'erta, acuti.
Penso ai nostri sensi, a tutte le sensazioni e le emozioni che ci procurano, a quanto siano essenziali e mi accorgo che non mi sono ancora soffermata sull'olfatto. Si potrebbe pensare che non sia poi così importante, che senza l'olfatto potremmo anche avere una vita piena, chiaramente io non la penso così.
L'olfatto ci aiuta ad identificare dove siamo (localizzazione) e con chi siamo (identificazione): es. ogni casa ha il suo odore, ogni persona il suo profumo.
L'olfatto esalta le bevande ed i cibi: es. il profumo dei dolci che si diffonde da una pasticceria, quello delle caldarroste agli angoli delle vie, l'aroma del caffè tostato e macinato in una torrefazione.
L'olfatto ci può dire in quale fase della vita siamo: es. il profumo latteo di un neonato, un lieve sentore di muffa e di chiuso di un anziano.
L'olfatto esalta il piacere emozionale e sensoriale: es. un'essenza che si sposa in modo unico con il profumo della pelle, un fiore che, riscaldato dal sole, emana la sua fragranza.
Con l'olfatto sentiamo l'aria: es. umida, secca, elettrica.
L'olfatto è un campanello d'allarme e una spia lampeggiante che ci avverte del pericolo o di un'emergenza: es. l'odore pungente di una fuoriuscita di gas, quello nauseante della cacca di un bambino, quello strano e sgradevole di un cibo avariato.
Per le persone non vedenti l'olfatto, con il tatto e l'udito, è essenziale.
Io annuso frequentemente l'aria, i fiori, le spezie, e tante tante altre cose.
I miei ricordi sono pieni di odori, effluvi, profumi: il profumo del mare  in aeroporto a Brindisi, quello dei fiori di arancio nelle piazze di Granada, la persistenza delle magnolie nelle vie di Albenga, il profumo della paella a Valenza........La mia vita non sarebbe completa se non avessi l'olfatto che mi riempe di informazioni ed emozioni. Raccontatemi i vostri ricordi di odori speciali, che avete ancora nelle narici.              Luna

mercoledì 4 novembre 2015

La vita trascurata: la nostra!

Nel post del 13-9 "Distacchi successivi" ho analizzato il distacco del figlio entusiasta, fremente e pronto al distacco, dalla madre recalcitrante e frenante. Ora mi preme analizzare l'inverso: il figlio, soprattutto maschio, che non cerca il distacco perché si sente inadeguato ad avere completa  indipendenza e i genitori, soprattutto le madri, che desiderano la libertà di poter vivere la propria vita in autonomia.
"Prendersi cura" è una prerogativa femminile legata alla capacità di procreare ed all'incapacità del neonato di essere immediatamente autonomo ed autosufficiente. In natura , quando ciò avviene, il cucciolo dei mammiferi si distacca dalla madre e fa il suo ingresso nel mondo degli adulti.
 Mi chiedo allora perché, nella nostra società, visto che siamo programmate a " prenderci cura" non consideriamo necessario dedicare tempo, spazio, azioni, attenzioni, affetto e amore anche a noi stessi, alla nostra vita? A quella vita che è con noi da quando nasciamo, che è dalla nostra parte e ci incoraggia sempre e ci spinge a rialzarci e a continuare anche quando siamo convinti di non farcela più? Sia chiaro non sto parlando né di egoismo né di narcisismo, ma di volere il benessere fisico, psichico, intellettuale e spirituale rivolto" anche" verso la propria vita.
La risposta è perché non ci è concesso: i nostri figli restano in famiglia fino ad un'età ridicola, si rifiutano di crescere e rendersi autonomi e, anche quando lo fanno, continuano a chiedere aiuto, conforto e disponibilità  costante ai genitori, anzi lo pretendono.
 Sono abituati alla comodità, alla sicurezza e alla facilità del vivere in famiglia, a cui noi li abbiamo abituati, inoltre l'irresponsabilità personale, la scarsa autostima, la mancanza della sicurezza economica data da un lavoro certo, l'assenza di un welfare adeguato e di politiche a supporto della condizione giovanile, unito al concetto del" chiedere" e di non" dare" mai spazio, tempo, considerazione e comprensione ai loro genitori, sono alla base di questa situazione.
Mettere al mondo dei figli sembra quasi una condanna a vita, un peso così gravoso che si desidera una specie di" pensione" lontana da loro. Anche i genitori, dopo averli aiutati a diventare grandi , desiderano un pò di tempo prezioso per essere liberi di prendersi cura della propria vita fino all'ultimo, quando la saluteremo e le diremo: "Grazie per essere rimasta con me fino alla fine ".     Luna

martedì 27 ottobre 2015

Il prodotto è scaduto!

Sono andata a far la spesa al supermarket e, tra i formaggi e altri derivati del latte, ho visto prodotti con su un bollino rosso con la scritta 30% in meno. Era uno sconto su prodotti prossimi alla scadenza di consumo. Il bollino era un segnale per favorire la vendita ed evitare sprechi e smaltimento.
Ho fatto poi delle libere associazioni con ciò che da un pò di tempo mi accade e vedo accadere  tumultuosamente intorno a me: eventi, situazioni, rapporti, fasi che sono arrivati a scadenza ed hanno portato ad un nuovo inizio.
Sono  volate via come palloncini tre anziane mamme vedove che, da tempo, conducevano una vita limitata ed erano accudite dai familiari. Il loro tempo è arrivato a scadenza e il dolore per la loro dipartita è stato  lenito dall' accettazione e dalla soddisfazione per il compito portato a termine con tenerezza e cura. E poi, i familiari coinvolti in prima persona, hanno conosciuto una libertà ed una leggerezza nuova. Si è chiuso un ciclo ed una condizione: "quella di figlio" ed è iniziata la fase  
della "maturità" consapevole, soggetta solo a sé stessi.
Ci sono stati dei traslochi, fatti non nella primavera dell'indipendenza, ma nella fase autunnale della vita. C'è voluto coraggio perché con le case, in cui si è vissuto per tanto tempo, si creano forti legami affettivi. Anche disfarsi di mobili, oggetti, complementi di arredo, libri ecc...è un distacco doloroso. La nuova casa, più adeguata alle mutate esigenze, è terreno vergine, tutto da esplorare e fare proprio.
Sono arrivati a scadenza percorsi di studi e i giovani sono andati alla ricerca del loro futuro lontano dai luoghi noti e dalla sicurezza ovattata della famiglia. Fine di una fase ed inizio di un'altra.
Anche due rapporti di coppia sono giunti a scadenza e il progetto che prima era comune non potrà più continuare. La vita di coppia è scaduta ed è iniziata per i protagonisti una vita, al momento, da single.
Dopo questa analisi aggiungo solo due considerazioni; la vita è cambiamento: a volte naturale a volte accidentale,a volte voluto e desiderato, a volte subito e noi possiamo o impegnarci a seguirlo e gestirlo nella direzione desiderata o impegnarci a contrastarlo per rimanere immobili, in stand by.
In prossimità di un cambiamento, di una scadenza ci sono dei segnali, dei bollini rossi che ci avvertono. Vederli, coglierli, esserne consapevoli tocca a noi , sempre così distratti, così illusi, così superficiali e frettolosi. Possono prepararci ad accettare il cambiamento o , ove possibile, dirigerlo in una direzione meno dirompente per noi. Attenzione ai "bollini rossi"!                     Luna


sabato 17 ottobre 2015

Le donne chiacchierano, gli uomini giocano

" A noi ce piace tanto de chiacchierà "( frase pronunciata in romanesco da una popolare attrice italiana: S: Ferilli) è questa la tipica attività femminile: le donne chiacchierano e non sono mai a corto di argomenti e parole!
Le donne hanno un bisogno costante di condividere con altri: sentimenti, emozioni, piccoli e grandi eventi, impressioni, pettegolezzi,ecc.....Loro raccontano, analizzano, si pongono quesiti, chiedono consigli, opinioni, conforto e appoggio. Si scambiano informazioni su tutto: cosa cucinare a pranzo, come preparare un piatto, come eliminare le macchie, che regalo fare, quali prodotti acquistare, quali cure mediche prestare, farmaci da somministrare, quale abito ed accessorio indossare in una particolare occasione, come rapportarsi coi capricci o le difficoltà di un bambino, come truccarsi ecc......l'elenco è infinito!
La" rete" colloquiale e sociale, le donne l'hanno sempre tessuta ed usata come una sorta di mutuo soccorso, c'è bisogno solo  di avere tempo ed occasione per parlarsi, utilizzando anche qualsiasi strumento, e per incontrarsi (ancora meglio).
Gli uomini trovano estenuante tutto questo parlare, si defilano e lasciano il campo. Anche nella coppia, il dialogo è fondamentale ma è come il vino: in modiche quantità e di buona qualità è  salutare, in quantità eccessiva è deleterio. Esistono pochissimi uomini così disponibili e coriacei da non scappare da una donna loquace e se non lo fanno è perché hanno messo i tappi.
Gli uomini amano giocare con i loro" giocattoli "che sono vari: il pallone sferico o ovale, la bici,gli sci, paracaduti vari, la moto, la barca a vela o senza vela o con la vela e la tavola, l'auto......
Ah, loro le chiamano "passioni". Possono giocare personalmente, confrontandosi con la natura, la squadra, la strada, le gare ecc... Quelli pigri si divertono guardando di persona o con i media quelli che giocano o usano dei videogiochi. In realtà essi sono passivi di fronte al gioco e non sanno ciò che perdono in emozioni, divertimento e scarico psicofisico.
Naturalmente quando le passioni sono totalizzanti diventano "ossessioni" ed allora è indispensabile mettere paletti contenitivi e limitanti. Anche gli uomini fanno grandi chiacchierate con i compagni di gioco o di passione ma sono discorsi mono tematici e di commento. Le chiacchiere femminili sono universali: si possono fare dovunque e con le donne del mondo!
Conclusione: queste attività danno piacere e divertimento, inoltre all'uomo consentono uno sfogo fisico e mentale per le proprie energie e pulsioni e alle donne la possibilità di far parte e fruire di una società più vasta e universale: quella femminile. Sentiamoci liberi di chiacchierare e giocare ma, mi raccomando, misura !             Luna
Ah

domenica 11 ottobre 2015

Litigare: istruzioni per l'uso

Litigare è un'esperienza universale come giocare. Si litiga per appropriarsi di qualcosa, per far valere le proprie ragioni, per dar sfogo alle frustrazioni, per smaltire la rabbia, per insofferenza, per aspettative deluse, per evitare sopraffazioni, a volte per attirare l'attenzione. Si litiga per futili motivi o per motivazioni serie perché litigare porta fuori ciò che teniamo chiuso dentro, che ci fa star male e che forse merita di avere una change di risoluzione o almeno di comprensione e allora è catartico, liberatorio, ma in altri casi può diventare distruttivo e pericoloso.
I litigi dei bambini sono zuffe in cui i protagonisti provano sé stessi, danno forza alle proprie motivazioni. Il più delle volte sono innocue schermaglie, necessarie per rapportarsi agli altri e capire che non c'è un solo punto di vista e che forse il proprio è discutibile. Litigare è una palestra e le ferite all'io sono superficiali.
Molto più pericolosi sono i litigi degli adulti, quando non sono scambi di opinioni, valutazioni, richieste e adattamenti reciproci. In una coppia litigare può svolgere anche un ruolo vivificatore della routine ed un monitoraggio degli equilibri, dei compiti, dei ruoli per evitare che uno dei due si adagi o prevalga sull'altro. Sono litigi costruttivi.
Pericolosi sono i litigi che scoppiano per sfogare sull'altro rabbia e frustrazione e che identificano l'altro come nemico o capro espiatorio di tutto ciò che non va. Sono distruttivi, possono portare alla violenza psicologica e/o fisica. Questi litigi hanno lo scopo di ferire ed umiliare l'altro per sentirsi poi gratificati dalla sofferenza inflitta, sono patologici.
La mia famiglia era numerosa e la mia infanzia mi ha resa un'esperta in litigi fraterni. Ricordo ancora le parole di mia madre che, alle mie rimostranze per dover sempre cedere alle richieste fraterne, mi diceva:"Tu sei più grande, capisci di più!" Ed ero sempre io che dovevo far pace per prima, perché :"Chi capisce di più, fa il primo passo." Già allora ero stufa di capire di più: avevo capito che era una gran fregatura!
 Nella mia coppia sia io sia mio marito abbiamo un carattere forte, battagliero, per cui la nostra vita è stata frizzante e litigarella. Ma abbiamo imparato presto a fare attenzione a ciò che dicevamo durante i litigi, perché spesso le parole, nel momento dell'esplosione, erano dette per ferire,per toccare nel profondo l'altro dicendo"verità" parziali, che in quel frangente affermavamo essere assolute. Conclusione: litigate,ma "ATTENZIONE" badate a non  farvi o fare del male !
Chi chiede scusa o comunque fa il primo gesto di conciliazione? Forse chi ha un carattere più conciliativo, mamma.            Luna

 lle

domenica 4 ottobre 2015

" Quanti anni hai ? "

Quante volte abbiamo posto o subito , nel corso del nostro cammino, le cosiddette "domande tormentone" ? Sono quelle domande innocue o  indiscrete o maliziose che facciamo per informarci o per curiosare o per valutare il vissuto privato degli altri.
" Vai già a scuola? ", " Ti piace studiare? ", " Che classe fai? ", " Vuoi bene più a mamma o a papà? ", " Hai il/la  fidanzato/a? ", " Che fai ora, lavori? ", " A quando le nozze? ", " Bambini? ", "E il secondo? ", " E la casa è tua? "
Ma la domanda principe è: " Quanti anni hai? "
Ad un certa età ( più o meno intorno ai quarant'anni ) questa domanda non è solo informativa della quantità di esperienze, conoscenze e crescita da attribuire ad una persona ma contiene una valutazione sociale e comparativa.
La nostra società attuale  dà troppa importanza al binomio bellezza-giovinezza che è utilizzato come metro di paragone per valutare, etichettare, spettegolare ed inserire in modo quasi immediato in queste quattro categorie: giovane-vecchio, bello-brutto.
Noi, esseri umani, siamo come diamanti lavorati dalle molte sfaccettature: ridurre la varietà fisica, intellettiva, caratteriale, spirituale , morale, comportamentale solo a quelle quattro categorie non è possibile come non lo è  ritenerle così fondamentali !
Solitamente non rispondo a questa domanda perché non accetto di essere etichettata da una cifra. Visivamente ci si rende conto in quale fase della vita sono le persone con le quali interagiamo e ciò dovrebbe bastare ad orientarci, no? Perché dobbiamo operare sempre un confronto, una competizione basata su due fattori, al di fuori del nostro controllo, come la bellezza e lo scorrere del tempo?
In realtà la domanda è: " Quanto sei vecchio/a ? "
La vecchiaia e il decadimento fisico spaventano, la vecchiaia rende brutti e l'imperativo categorico della nostra società dell'apparire è" essere giovani e belli" .
Eppure la nostra società  è formata da tantissime persone mature, perché viviamo più a lungo ed il periodo che è diventato più lungo è la vecchiaia, che ci consente di vivere la vita e non morire!         Luna

domenica 27 settembre 2015

Splendido Autunno

Dopo il caldo rovente di questa estate africana, attendevamo trepidanti la benedetta escursione termica che ci avrebbe consentito di respirare bene la sera, riposare bene la notte e godere di giornate soleggiate e ancora calde. Ce l'ha portata l'Autunno ! Certo non dobbiamo dimenticare gli eccessivi sbalzi di temperatura a cui il nostro attuale clima ci sta abituando, ma lamentarsi sempre è patetico. L'Autunno, comunque, è sempre splendido: le foglie cominciano ad ingiallire e cadere e dai colori sfavillanti dell'estate gradualmente si passa alle tinte sfumate , calde, mature dell'arancio, del rosso, del viola e del bruno; il sole si diverte a giocare a nascondino facendo brillare le trasparenze.
L'Autunno è il tempo della raccolta dell'uva e della lenta trasformazione in vino, è il tempo della raccolta delle noci, nocciole, castagne, frutti nutrienti adatti ad essere accumulati come riserva.
Anche l'autunno della vita è il momento della maturità, di un ritmo più lento, meno isterico, ma più fecondo perché consapevole e riflessivo. Possiamo ancora avere progetti. operare cambiamenti o approfondire aspetti tralasciati o improvvisamente manifesti, possiamo prenderci cura del nostro tempo e spenderlo bene per noi e per gli altri.
Anche la mia casa è vestita d'Autunno. La mia casa vive e respira con me, seguendo il ritmo delle stagioni. Gli oggetti di cui mi circondo, oltre all ' intenzione di chi li ha costruiti, hanno un senso per me, fanno parte della mia vita, la raccontano con tutta una serie di associazioni, la definiscono, ne conservano la memoria. Ci sono oggetti che riposano e poi prendono aria in primavera come le uova; in estate le conchiglie, le stelle marine, la sabbia, i sassi; in autunno foglie di stoffa, bacche, zucche, melograni e angioletti che cantano, suonano o si arrampicano tra decori montani in inverno.
Le cose sono tessere del puzzle che è la mia vita. Mi aiutano a rivivere sensazioni, viaggi, sorrisi, eventi ecc... e mi ricordano di essere in groppa ad un cavallo sulla giostra della vita che continua a girare seguendo la musica del ciclo naturale.               Luna

martedì 22 settembre 2015

Dare il bianco

Ho dato il bianco nella mia casa, anche se oltre al bianco c'erano due bei colori!
E' un modo di dire legato all'antica consuetudine di dare una mano di intonaco bianco alle pareti sbiadite e rovinate e ai soffitti anneriti. Lo scopo era ed è quello di ripulire, illuminare, rinnovare. "Dare il bianco" lo voglio usare come metafora per parlare dei legami tra fratelli e/o sorelle.
Nella famiglia , la prima forma di identificazione del figlio è la data di nascita! Così si diventerà il primo, il più grande o il più piccolo o il secondo e via di seguito....ciò, inevitabilmente, sarà collegato ad un ruolo ed a compiti ben precisi: di guida, di custode, di supporto o di privilegio, di protezione, di fragilità, di seguace ecc....Un'altra componente dei rapporti tra i figli è una lotta sia sotterranea sia palese per ottenere l'attenzione e le cure dei genitori, per conquistarsi la loro stima, per compiacerli, sempre attenti a valutare se gli altri ricevono di più in confronto a sé stessi.
In una famiglia, per quanto ci si voglia bene, è facile ferire ed essere feriti perché la convivenza porta ad una conoscenza istintiva e profonda delle reciproche vulnerabilità, perché l'inconsapevolezza regna sovrana e tutti gli istinti sono privi di controllo. Si litiga spesso, ma ci si diverte anche notevolmente perché si vive in un clan, di cui si sente fortemente l'appartenenza.
Poi....si cresce, il carattere si definisce, l'identità si rafforza e spinge per diversificarsi ed affermarsi spesso in contrasto con genitori e fratelli. Inoltre, oggi, spesso le scelte di vita  portano lontano dai luoghi natali, in reltà dove ci si nutre di altre abitudini, idee, modi di vita, ecc...E ..... si diventa adulti e si cambia e si definisce sé stessi rispetto al partner, agli amici, ai superiori, ai colleghi, ai figli. Si scrive una propria storia. La vita non è più vissuta in rapporto ai fratelli e/o sorelle, i legami fra loro si assottigliano, si tendono, ci sono frizioni. Ad un certo punto giunge il momento di accettare l'idea che il passato è passato, non è più possibile modificarlo: è solo un ricordo ormai.
Si può e si deve guardarlo con occhi di adulto, dall'esterno e valutarlo oggettivamente.
Questo è dare il bianco: ripulire, illuminare, rinnovare.
La casa comune dell'infanzia, adolescenza e giovinezza, così rinfrescata diventerà un luogo diverso per persone note ma nuove da conoscere e con cui costruire rapporti più tolleranti, rispettosi, comprensivi, privi di ogni velleità competitiva o di autoaffermazione con l'unico obiettivo di ritrovare e rinnovare l'affetto, il calore e le affinità.              Luna

domenica 13 settembre 2015

Distacchi successivi

Quest'anno è tempo di " voli ".
I figli sono cresciuti ed hanno già provato a svolazzare un pò in giro, sotto lo sguardo, falsamente disattento, delle madri ed ora si sentono pronti a fare voli più lunghi ed impegnativi.
Ho letto da qualche parte che il nostro ruolo di madri non è crescere figli, ma degli adulti. Concordo.
Le leggi naturali ci hanno affidato il compito della procreazione, sentiamo questo bisogno in modo biologico e compulsivo. Siamo condizionate geneticamente a prenderci cura della prole per aiutarla a crescere ed a maturare, poi, arrivato il momento dobbiamo lasciare che i figli svolgano il loro compito: staccarsi da noi per diventare adulti.
Le madri, in generale, e le mamme italiane, in particolare, si ribellano, fanno resistenza a lasciare andare: un pò per amore, un pò per paura dei pericoli ignoti, ma soprattutto perché considerano il figlio( tenuto dentro sé stesse, dato alla luce dolorosamente, nutrito e  accudito, protetto e seguito costantemente ) una parte di sé, come un braccio, una gamba, un organo vitale e indispensabile.
Abbiamo un forte senso di appartenenza e di possesso e la nostra visione è sempre del "mio" bambino, mai di un omone adulto a sé stante.
Se è vero che amiamo i nostri figli, ed io affermo che lo è, l'amore ci deve fare accettare e comprendere che li dobbiamo incoraggiare a volare in modo che facciano esperienze, si mettano alla prova, si costruiscano il loro futuro e si reggano con le loro forze. E se gli toccherà di soffrire, è la vita che gli insegna le lezioni più incisive.
Noi perderemo il " bambino" ma mai il figlio che è "per sempre".
Dico spesso che morirò serena se avrò la certezza che la mia bambina di ieri è diventata la donna del domani.        Luna

domenica 6 settembre 2015

Abbiamo ancora bisogno delle fiabe ?

Al festival di Cannes, il regista M. Garrone ha presentato il suo primo film in lingua inglese: The  tale of the tales ( Il racconto dei racconti ) che, ancora dopo qualche mese continua ad emozionarmi e a stimolare riflessioni.
Oltre alla sceneggiatura, veramente superba, oltre ai costumi fedeli all'epoca storica e stupefacenti, oltre all'originalità di ispirarsi all'opera del padre delle fiabe, Giambattista Basile: sono le storie che mi hanno intrigato.
Le fiabe sono tre, intrecciate tra di loro come in un arazzo. Hanno un denominatore comune fondamentale; le ossessioni dell'uomo. Nella prima c'è una regina ossessionata dal desiderio di maternità e possesso di un figlio" suo ", disposta a pagare con il tributo massimo: la vita. Nella seconda un re è preso da una lussuria sfrenata nei confronti delle donne belle e giovani a cui fa da contrappeso l'ossessione per la bellezza e la giovinezza di due vecchie. Nella terza un altro re è travolto dall' affezione e dedizione verso una pulce che lo allontana dalla sua umanità e da sua figlia.
Certo sono storie fantastiche, un pò truci, ma contengono quella " verità obliqua " di cui parlava Emily Dickinson nelle sue poesie. Noi uomini non sopportiamo la verità su di noi , il suo splendore ci abbaglia, ci ferisce, abbiamo bisogno di un filtro per sopportarne la luce.
Secondo me,abbiamo bisogno di fiabe, come da bambini quando ci facevano scoprire i pericoli del mondo rivestendolo di un velo di magia e allietandolo col finale positivo. Anche noi adulti ne abbiamo bisogno per riflettere, capire e cambiare.       Luna

domenica 16 agosto 2015

Il 15 di Agosto

Ieri era il 15 di Agosto, il giorno che noi chiamiamo Ferragosto. E' un giorno festivo, celebra una ricorrenza né religiosa né civile, la definirei "stagionale". L' Inverno ha doppia festa: il Natale e il Capodanno, la Primavera ha la Pasqua, l'Autunno ha Tutti i Santi e Tutti i Morti, ed anche l'Estate ha la sua: Ferragosto.
E' al culmine dell'estate e si celebra in compagnia, all'aperto, facendo scherzi e giochi e grigliando carne o facendo un picnic in spiaggia o su un prato qualsiasi. E' molto libera, ha pochi riti e l'unica regola è divertirsi e godersi la compagnia.
Perché ne parlo?
Perché ieri ho fatto un'esperienza unica: per la prima volta ero sola il 15 di Agosto, non ho celebrato la festa e non ho visto né parlato con nessuna persona che conoscessi.
Ero sola.
Non era previsto di esserlo, quelli che potevano stare con me sono partiti in anticipo e altri sono arrivati dopo. In realtà nessuno ha considerato importante stare in mia compagnia per celebrare questa festa.
Non c'è nessuna persona per cui è sempre importante che io ci sia.
Com'è stato essere sola? Amaro.
Non esserlo mai stata e trovarsi a vivere questa situazione all'improvviso è stato traumatico: non ero preparata!
Ho realizzato che vivrò di nuovo e ancora altri momenti simili a quel silenzio e a quel vuoto riempito solo da immagini passate, mentre altri festeggeranno insieme. Devo tenerne conto, dovrò abituarmici se vorrò vivere da persona autonoma e indipendente.
Sono una single che ha capito questo: in fondo ci si sposa per avere sempre compagnia!      Luna

sabato 15 agosto 2015

W le Vacanze !

"....Tutti al mare, tutti al mare, a mostrar le c......" cantavo da giovincella  piena di allegria, spensieratezza ed un pizzico di malizia e, quest'anno, le mie vacanze al mare sono state così.
Mi sono lasciata penetrare dalla magia del luogo appena scesa dall'aereo: il profumo dell'aria che sapeva di mare, il calore asciutto che donava benessere, l'abbraccio e le risate degli amici che mi attendevano e i colori nitidi, intensi, luminosi: dio la qualità della luce!
Da subito mi sono abbandonata ad un sentimento amoroso per la natura: la vegetazione esplodeva intorno a me nell'abbraccio dell'estate ed io continuavo a scattare foto a frutti, fiori ed alberi per tenerli con me nei mesi a venire.
Tra sentieri fiancheggiati dall'odorosa macchia mediterranea ho ritrovato la baia di F..... La sabbia era polverosa come cipria compatta, morbida, l'acqua cristallina e ad una temperatura ideale per rinfrescarti, il mare appena fremente e i colori cangianti sotto la carezza del vento.
Gli amici erano tanti, allegri, scoppiettanti, calorosi, disponibili, pronti a tutto: giocare, chiacchierare, fare attività sportive e/o salutari,spettegolare bonariamente, confidarsi, mangiare, sbevazzare, sproloquiare, ridere, visitare.... Si era tutti, ma proprio tutti, sintonizzati sulla stessa frequenza, un pò su di giri, ma senza superare quel limite invisibile di sensibilità e bon ton.
E' stata , per me, la vacanza perfetta, un riuscito cocktail di ambiente, compagnia, attività e predisposizione d'animo. Io ho sentito il mio bagaglio ingombrante e faticoso e l'ho depositato da qualche parte: non sarebbe scappato, e mi sono lasciata andare. Ho vissuto il qui e l'ora senza paura, senza dolore, senza pesi. Finalmente!
So che anche voi avete vissuto le vostre vacanze, diverse dalla mia: ne parliamo? condividiamo? riprendiamo le nostre chiacchiere ?      Luna

domenica 28 giugno 2015

EXPO 2015 : piccolo contributo di Luna

Nell'anno dell' esposizione mondiale sul cibo che si sta svolgendo a Milano, non era possibile non contribuire con alcune  mie osservazioni sul cibo più quotidiano per noi italiani. Sì, farò un discorso elementare, Watson !
Il cibo non è solo nutrimento, non è solo appagamento del gusto, non è solo simbolo di appartenenza sociale per qualità, quantità e varietà, non è solo una risposta psicologica ai nostri rifiuti ad accettarci o ad affrontare le frustrazioni.
Come afferma una nota pubblicità, per noi italiani, mangiare non è solo mangiare!
Alcuni cibi hanno un valenza simbolica positiva che appaga i nostri bisogni affettivi ( cioccolato) o esalta i nostri valori fondanti: tradizioni, casa, famiglia ( pastasciutta ) o mostra la nostra identità nazionale (pizza).
Del cioccolato ho già detto, ora tocca a; PASTA e PIZZA.
E' impossibile che un italiano possa arrovellarsi, come Amleto, per decidere se essere o non essere; ma provate a dirgli:" Facciamo una pasta o mangiamo una pizza?" E quello sì che può diventare un problema esistenziale!
Italia: patria del grano duro, patria di tutti quei meravigliosi trafilati; rigatoni, ditali, fusilli....e poi la pasta lunga; tagliatelle, spaghetti, linguine.....
Patria della pasta al dente, affogata nel sugo di pomodoro, mescolata con le verdure, saltata in padella, cotta al forno, fatta in casa, ripiena ecc...
E poi l'Oscar: la lasagna! 
Ci sono quelli che amano i sapori puri, essenziali: una pastasciutta in bianco al sugo di vongole o pastasciutta con aglio, olio e peperoncino, invece la lasagna è una tavolozza di colori e sapori.
La lasagna è la pietanza dei giorni di festa e delle occasioni speciali!
La pizza; che buona la pizza calda, appena sfornata! Di solito è talmente forte il desiderio di morderla che si finisce per ustionarsi. La pizza ha una base semplice di pasta ottenuta da farina, acqua e lievito, la si ricopre con olio e pomodoro, pezzetti di mozzarella e foglie di basilico: bianco, rosso e verde.
Ma le variazioni sono infinite aggiungendo e variando gli ingredienti della copertura: è un vero sfoggio di creatività nostrana, infatti hanno escogitato il giro-pizza per provarne più di una.
La pasta e la pizza ci identificano, ci definiscono, ci classificano come creatori geniali di bontà culinarie e io ne sono fiera, voi no?     Luna

domenica 21 giugno 2015

L'Uomo rinnovato del XXI sec. ( conclusione )

L'uomo, nei riti di accoppiamento, non è più il maschio-cacciatore della femmina-preda, può venire cacciato a sua volta, può essere corteggiato o manipolato o usato o desiderato o ignorato.
 Non dipende più solo da lui la scelta e l'iniziativa, certo è stata una bella sorpresa questo cambiamento, immagino i pensieri:" Uaoh, posso averle tutte , senza impegnarmi e sudare per corteggiarle e conquistarle!" .....poi ha fatto una scoperta.
 Anche le donne moderne ed emancipate in fondo si nutrono sempre di sentimenti, impegni e 
responsabilità. Eh, sì, l'imperativo categorico della legge naturale è impressa nel DNA delle donne: procreare e aver cura della prole. Lei è costruttiva e sentimentale e bisognosa di affetti esattamente come sua madre, sua nonna, la sua bisnonna e così via lungo i secoli.
L'uomo non è più l'unico ad occuparsi di affari e di politica o di governo o di potere. L'uomo oltre alla feroce competizione maschile, inizia a temere quella femminile che, a volte, si rivela o più spietata o con una marcia in più perché possiede caratteristiche diverse dalle sue.
Si scopre fragile nei confronti della malattia, del decadimento fisico, della vecchiaia e terrorizzato dal pensiero di morire.
E allora?
Allora, visto questo scenario, stressato e triturato dai ritmi della fatica quotidiana, spaventato da pensieri di perdita del lavoro, oppresso dalle aspettative e richieste di un maggior coinvolgimento, ha gettato la spugna, è diventato più egoista, ha deciso di pensare a sé e ai suoi "giocattoli" : auto,moto, barche, sport, nuova tecnologia, vacanze ecc....rifiuta gli impegni, i sogni, i progetti, non crede più negli ideali da perseguire, non vede quanto c'è ancora da fare, da migliorare, da inventare.
La chiamano midlife crisis, ma lui , l'Uomo, la nega e ne rimane prigioniero. Una crisi negata è un vicolo cieco, un perenne notte buia.
Perciò chiedo all'uomo di impegnarsi a vivere, ad acquisire consapevolezza della sua crisi, ad 
interrogarsi, a riconoscere i cambiamenti sociali, familiari e relazionali, ad accettarli e di pensare a 
risolvere la propria crisi esistenziale. Fuori dalla notte dell'egoismo e del vivacchiare ci sono gli altri, che cercano di andare avanti con nuovi obiettivi in uno spirito collaborativo e non l'uno contro l'altro armato.
Io, donna, aspetto un Uomo Rinnovato, perché insieme l'uomo e la donna sono completi.      Luna

venerdì 19 giugno 2015

L' Uomo Rinnovato del XXI sec.

Stiamo vivendo un periodo di crisi in quasi tutti i campi: economico, sociale, politico, personale, nazionale, globale e planetario. Quello che mi interessa è il più vicino e quotidiano. Mi guardo intorno e vedo le persone arrabbiate, deluse, demotivate, esasperate, stressate, depresse.....è difficile trovare un sorriso, un incoraggiamento, un discorso propositivo e costruttivo, gioia di vivere, speranza e ottimismo.
Trovo ancora qualcosa di tutto questo nelle risate dei bambini, nei loro occhi sgranati sulla meraviglia del mondo e della vita. Gli altri sono travolti.  Penso che i giovani, nella maggior parte, possiedano quell'energia, quella spinta vitale che prima o poi darà loro la forza di guardare avanti, progettare, costruire, sperare e credere in una ripresa e penso che le donne, stanche, stanche, stanche, per i troppi ruoli che si sono assunte e che con grande tenacia e improvvisazione e ostinazione portano avanti, non siano demotivate o spente o in crisi. Gli uomini, adulti, nel massimo del loro splendore, i quasi e gli ultra cinquantenni non mi piacciono, mi deludono profondamente.
A questo punto ci sarà una bella levata di scudi a parare questo che non intende essere un attacco, ma un'analisi per portare alla luce una problematica esistente ma negata ed elusa. Le eccezioni confermano la tesi .
Qual è il posto dell'uomo? Quali i suoi punti di riferimento, quali i suoi compiti? Qual è lo scopo prioritario del suo esistere? Ma, soprattutto, se lo conosce: lo accetta, lo persegue, lo desidera questo scopo?
Ora si lascia vivere o sopravvivere.
L'uomo non è più l'unico che procaccia il cibo per la tribù o la famiglia, il responsabile della sopravvivenza del suo gruppo; la donna svolge lo stesso compito e sta diventando sempre più in gamba e versatile.
L'uomo non è più il " pater familias" che aveva il potere sui membri della famiglia e "possedeva" moglie e figli. E' diventato consapevole, anche se alcuni non sono ancora riusciti ad accettarlo, che gli esseri umani non si possiedono.
L'uomo non ha solo compiti sociali , ma anche familiari per cui è coinvolto nel costruire, crescere, e affiancare la donna nell'educazione dei figli ed è richiesta la sua collaborazione nell'organizzazione domestica. C'è chi lo fa qualche volta, chi si è specializzato, chi si divide le mansioni in modo equo, chi cerca di eclissarsi  il più possibile, chi confonde i ruoli e si trasforma in mammo: nuova figura mitica come i tritoni, i centauri e i fauni, insomma grande improvvisazione.     Luna    (CONTINUA)

venerdì 12 giugno 2015

Voglio o' mare !!!

Quando iniziano i primi caldi e i colori della primavera vengono sostituiti pian piano dal giallo senape del grano maturo e dal rosso dei papaveri, io provo un bisogno struggente della voce e della vista così ampia e cangiante del mare. Mi manca il mare!
Sono nata a pochi chilometri dal mare e, quando studiavo, spesso tra una lezione universitaria e l'altra, andavo a passeggiare, con qualsiasi tempo climatico, sul più bel lungomare d'Europa.
Le mie radici affondano nel mare; quando sono volata via, come una freccia scagliata da un arco troppo a lungo teso, per andare a vivere ai piedi dei monti( che ho imparato ad amare con quasi uguale intensità e venerazione) non ero consapevole di privarmi del profondo legame e bisogno di vivere a stretto contatto con il mare.
La nostalgia della mia terra natale si è focalizzata in quell'immensità liquida dal celeste al blu, dal grigio-acciaio al verde-mare e l'attrazione di vederlo, sentirlo, immergervi una mano, entrare in comunicazione con esso è diventato un grumo doloroso al centro del petto e sotto lo sterno.
Allontanarsi dalla terra d'origine per vivere in un altro luogo è un distacco da non sottovalutare per noi italiani, intrisi come siamo del senso e bisogno di appartenenza. Lasciare famiglia, usi, abitudini, tradizioni, lingua dialettale colorita ed espressiva, paesaggi, cibo ecc...è un'elaborazione che necessita di un lungo percorso, graduale e mediato il più possibile, finché si raggiunge un nuovo equilibrio e una certa serenità. Ci sono riuscita negli anni e il travaso in un nuovo habitat ha sviluppato nuovi virgulti giovani, elastici, rigogliosi, fruttuosi per la mia crescita personale, ma....il canto del mare, come quello di una Sirena, non si è mai attenuato, né ho cercato di ignorarlo perché avrei dovuto rinunciare ad una parte rilevante della mia identità.
Così, ogni anno, dalle coste della Liguria o della Puglia o della Toscana o della Calabria o della Sicilia o dell'Abruzzo o della Romagna o della Corsica o di Creta o della Slovenia, ho ritrovato e salutato il mar Mediterraneo e il nostro legame è stato rinnovato.
Anche quest'anno, sto aspettando con ansia di rivederlo e nel frattempo unisco, come un mantra, la mia voce a quella di Pino Daniele e canto:" Voglio o' mare!"          Luna

martedì 9 giugno 2015

Commenti e riflessioni

Ho rivisto un pò i post precedenti e ho aggiunto qualche commento là dove mi ispirava. Sono un pò delusa dall'evidente mancanza di nuovi commentatori ed anche quelli noti si sono un pò assentati. Eppure so con certezza che ci sono molti lettori dei miei post, però non lasciano traccia o contributo. Diffidenza per i social? Disabitudine ad esprimersi in modo meno telegrafico? Scarsità di tempo? Disinteresse per i temi trattati? Non volersi esporre ? Difficoltà a pubblicare?
Ho anche pubblicizzato il mio blog, ma....
Vorrei che commentaste questa mancanza di interventi, dandomi materia di riflessione con le vostre personali esperienze nel partecipare al mio blog. Grazie.        Luna

sabato 6 giugno 2015

" Si prega di non toccare"

Avete mai notato che, quando vediamo qualcosa che ci incuriosisce o interessa in un negozio o su un banchetto o in qualsiasi altro luogo, la prima azione che facciamo è quella di stendere una mano, a volte anche due, per toccare?
Sì, istintivamente, proprio come bimbi, desideriamo toccare, aiutare gli occhi a cogliere ogni aspetto dell'oggetto, saggiarne la consistenza, sentirne il peso, seguirne la forma. Inutili i cartelli proibitivi: la nostra è una verifica, ma anche un modo tattile per appropriarci della realtà.
Se fossimo ancora bambini nel primo anno di vita, oltre a toccare, metteremmo in bocca per saggiare con il gusto l'oggetto che ci affascina come abbiamo fatto istintivamente con l'oggetto più affascinante, il primo che abbiamo stretto, leccato, succhiato e a cui ci siamo aggrappati come bene supremo: il corpo della mamma.
Il tatto dà emozioni particolari perché implica il contatto e l'uso del corpo o di parti di esso. Ad esempio pensate alle sensazioni di indossare indumenti di seta o dormire tra lenzuola di lino o indossare una maglia di lana irritante, oppure sedersi su una poltrona di pelle con le gambe nude o pensate alla levigatezza di una statua di porcellana o alla morbidezza della pelliccia di un gatto e così via...
Ho raccolto su una spiaggia pugliese alcuni sassi levigati dal movimento incessante del mare: sono così lisci, così arrotondati che, quando li stringo tra le dita o li accarezzo con la mano mi danno una sensazione di cedimento come se fossero appena appena morbidi, cosa impossibile.
Ma questo senso acquista un più profondo valore emotivo e un calore affettivo quando si tocca o si tiene tra le braccia un altro essere umano, ad esempio un neonato, o si accarezza una persona amata o o si prende o si dà la mano o quando si abbraccia tutto l'amore del proprio mondo.
Allora toccare significa eliminare la distanza, lo spazio tra gli individui e passare da una relazione pubblica ad un rapporto privato. Chi tocca ha un desiderio di fusione con l'altro, anche se per un attimo, un desiderio di condivisione dell'intimità. Anche in questo caso toccare è appropriarsi della realtà che è l'altro ed è anche un bisogno di comunicazione a livello emotivo che annulla la distanza.
Quando, per motivi di lavoro, andavo via per più giorni da casa, ciò che mi mancava di più erano gli abbracci da orso di mio marito. Meditate, gente, meditate!             Luna  

domenica 31 maggio 2015

Con l'amore non si scherza (A. de Musset) Seconda parte

Lui e lei (anche nelle coppie omosessuali c'è un lui e una lei) si incontrano o scontrano, si osservano, si annusano, prendono le misure, si piacciono, sono attratti e...scocca la scintilla.L' amore è una lampada ad olio che la scintilla ha acceso e, da quell'attimo, è necessario fare come le cinque giovani sagge nella parabola di Gesù: vigilare e rifornire d'olio la lampada affinché la fiamma non si spenga!
L'amore è un sentimento vivo per cui, nel tempo, cambia, si modifica secondo un suo ciclo e può morire, esaurirsi. Vediamolo questo ciclo: all'inizio abbiamo la passione travolgente, la disponibilità ad accogliere l'altro, la meraviglia del possesso, la curiosità e l'interesse, tutto molto intenso.
Poi c'è l'amore costruttivo con la spinta a fare nido e il desiderio di maternità e/o paternità.
Poi amore per la famiglia che si è costruita e con lo scopo di crescere i figli e fargli spiccare il volo: poco spazio per la coppia, e molto spazio per il  lavoro e i figli.
Poi l'amore maturo che è profondo come una fossa oceanica in cui ci si immerge con muta e bombole. C'è silenzio, calma, serenità.
Non tutti arrivano alla fine del ciclo e non tutti alla fine provano quel dolcissimo amore maturo, però di sicuro, se si innamorano, provano la tempesta emotiva. Ed è così sconvolgente, appagante, meravigliosa che si aspettano di provarla sempre o almeno ciclicamente.
Vi devo disilludere: non è così!  Per viverla di nuovo bisogna disamorarsi del proprio partner e innamorarsi di un altro e...poi....il ciclo ricomincerà.
Sarà per questo che tutto frana? Questo desiderio fortissimo di ubriacatura colossale emotiva e passionale che ti fa sentire non solo vivo, ma di più: superiore agli altri, unico, baciato dal fato, sarà per provarlo di nuovo? Ci vuole un attimo per distruggere il rapporto che ha perso smalto e luce, che è ammaccato e crepato per uno nuovo splendido splendente.
Oppure è perché, dopo aver vissuto insieme per un pò di anni, ci si rende conto di essersi sbagliati, che colui che credevamo fosse il sole, abbagliati dall'accecamento dell'innamoramento, in realtà era una nuvola.
 Eh, sì perché c'è un altro elemento che entra pesantemente in gioco: i protagonisti  cambiano crescendo, spesso non in simultanea con l'altro e, a volte, non nella stessa direzione!
Che incredibile guazzabuglio !
Mi fermo qui, per un pò, ma mi riservo in futuro di offrirvi un gomitolo, che srotolato nel labirinto del quotidiano, vi farà da guida per ottenere (forse)"un amore per sempre"          Luna    

sabato 30 maggio 2015

Con l'amore non si scherza (A. de Musset) prima parte

Ho riflettuto a lungo su una battuta ascoltata alla radio. Eccola: " il matrimonio è un'istituzione molto valida, peccato che sia nata quando l'aspettativa di vita era di trenta anni."
Ma vuoi vedere, ho pensato, che i cambiamenti nei rapporti di coppia a cui stiamo assistendo da un pò di anni e che si allargano a cerchi concentrici,come un sasso lanciato nell'acqua, dipendono anche  dal fatto che la nostra aspettativa di vita è di ottanta anni?
Come è possibile che due persone stiano insieme e si amino per quasi sessanta anni?
Nella nostra società poi,  che considera elemento fondamentale l'accelerazione dei ritmi ed è nota per la filosofia economica ed esistenziale dell' usa e getta?
Un periodo di tempo così allungato è una sfida per chi ha pronunciato in privato o pubblicamente l'avverbio " sempre" o la frase " finché morte non ci separi" , non vi pare?
Sembra ineluttabile quindi che un solo matrimonio o un unico rapporto di coppia sia impossibile o per lo meno raro.
Allora ho cominciato a valutare da un'ottica diversa tutti questi matrimoni e convivenze che naufragano dopo un certo numeri di anni, anche perché è andato banalizzandosi sempre più il termine "amore" e forse non è preso in seria considerazione il fatto che amare è un impegno costante e faticoso per molti anni, finché si è talmente interconnessi e talmente complici che vivere bene insieme è una strada in discesa.
Mio marito era solito dire:" Perché dovrei cercare o guardare un'altra donna, quando ho fatto così tanta fatica per conoscere e capire lei? Per me va bene così, sono troppo stanco per iniziare tutto daccapo!" Naturalmente può suonare un pò cinico, ma detto da un uomo, che aveva già festeggiato le nozze d'argento, suona proprio come una gran verità! E' lampante che parlava così perché il rapporto gli stava bene ed è altrettanto lampante che gli era ben nota la fatica e l'impegno di non perdere la scintilla e non lasciar spegnere la fiamma sui lunghi tempi!
Sintetizzando, gli aspetti fin qui analizzati sono: una lunga vita , ritmi stritolanti, tendenza al disimpegno. Riflettete su questo, poi vi dirò cos'è l'amore e la sua natura.     Luna  (continua)

sabato 23 maggio 2015

Signori: si aprono le danze!

Ballare! Muoversi nello spazio ad un ritmo musicale, usare il proprio corpo per esprimere sensazioni di gioia, di libertà, di sensualità, di tristezza ecc...E' un bisogno primordiale, primitivo, è il linguaggio del corpo che si muove su una colonna sonora che, in alcuni momenti non è esterna ma interna.
Chi non riesce a sentire e seguire il ritmo non è forse molto aggraziato, è fuori tempo, ma può comunque ballare, chi invece non riesce a lasciarsi andare e a tirar fuori il suo mondo interiore è bloccato nell'immobilità.
Trovo estremamente godibile ballare in sintonia con un partner, è una gioia condivisa, un divertimento assicurato, un gioco di accordi e di seduzione e, per una volta, non c'è nessuna ambiguità di ruoli. Nel ballo di coppia all'uomo compete di condurre, guidare e decidere e, come insegnano i maestri, è la cornice che contiene ed esalta il quadro che è la donna, a cui compete brillare e lasciarsi contemplare.
Ogni ballo ha una sua bellezza, ogni ritmo esprime un messaggio che sia l'eleganza o il corteggiamento o la contesa o l'allegria o la passione o la denuncia....
Ci sono anche i balli di gruppo che, a mio parere, sono un pò tribali, ma hanno il vantaggio di permettere di ballare anche a chi è solo e di costruire piacevoli coreografie.
Non è emozionante solo cimentarsi nel ballo, lo è anche assistere a gare o esibizioni o spettacoli. Certo da un ruolo di protagonista si passa a quello di spettatore, ma ugualmente vi è uno scambio emotivo tra chi esegue e chi osserva.
Ho visto, a Siviglia, uno spettacolo di flamenco con ballerini gitani, tre chitarristi e una voce solista. All'inizio c'era una certa calma, ma, man mano che quelle movenze, il battere di tacchi, le braccia sinuose che parlavano, il lamento armonico delle chitarre e gli accenti accorati del cantante si armonizzavano e confluivano l'uno nell'altro, si è creata un'atmosfera piena di pathos e noi, spettatori, presi e avvinti incitavamo urlando; OLE'! E' stato inebriante e liberatorio e gli occhi ci sbrilluccicavano!
Il balletto classico a me piace molto e a voi? E' uno spettacolo pieno di grazia, eleganza e levità, senza parole perché il viso, le mani, i movimenti, gli sguardi, le posture del corpo, le coreografie sono un fiume di parole su una musica che è letto e sponda ed incanala verso il mare che è lo spettatore. Se poi avete visto quella statua vivente che porta sui palcoscenici mondiali bellezza, passione e professionalità italiana: il N°1 Roberto Bolle, siete stati veramente fortunati e potrete dire con orgoglio: io l'ho visto!
Ballate, muovetevi, liberatevi, esprimete, siate vivi! Godete di qualcosa che ci accomuna, che fa bene all'anima ed è qua, a portata di tutti. Siete d'accordo?     Luna

venerdì 15 maggio 2015

Umore malmostoso

Momento no! Sono irritata! Perché ci devono essere così tante rotonde e dossi, dossetti e "colline"? Esagero?  No, esagerata è l'altezza di alcuni dossi ed eccessivo è il numero di rotonde, incroci trasformati in girotondi attorno a un sottotorta e gimcane strane.
Risposta: dobbiamo andare piano , è pericoloso per noi automobilisti che ci troviamo circondati da altri automobilisti frettolosi e tanti pedoni: anziani, nonne con passeggino, studenti con zaino, donne con bimbi e borse, e poi bici, moto, autobus, pulmini ecc... Siamo in città e la strada è di tutti, ok: sono d'accordo. Siamo testardi, continuiamo a pigiare sull'acceleratore, freniamo all'ultimo minuto ecc.. Le rotonde rallentano e regolano il traffico agli incroci con più strade, ok, ma neanche possiamo procedere a singhiozzo e dimenticarci cosa sia un percorso lineare, no?
Io lamento che non ci sia misura.
Tante rotonde, in successione , sono inutilmente troppe, fanno diventare la strada un percorso ad ostacoli considerato che prima e dopo ci sono i mitici rialzi, dossi ecc...La mia schiena è problematica e per quanto rallenti, il colpo diretto alla mia colonna non manca mai, se poi mi distraggo un secondo, la punizione diventa distruttiva per me e le sospensioni della mia auto.
Torino ha sempre avuto un traffico altamente disciplinato non solo da viali e controviali ma anche da un numero esorbitante di semafori, es. corso Francia. Adesso si sono aggiunte le mega rotonde da brivido, quelle dove se sei un attimo indeciso : si salvi chi può, sei perduto! Forse si potrebbe aggiungere qualche semaforo, no? A parte questo, il problema non è tanto Torino quanto i comuni della prima cintura.
Qualcuno ha mai percorso la statale 24, detta militare, della Val di Susa? Ma vi pare sia il caso di obbligare ad andare a 50 km all'ora anche in tratti rettilinei e con campi a destra e a sinistra? Lo so, si può prendere l'autostrada, ma perché la scelta è o andare al passo della tartaruga o alla velocità del leopardo? Non possiamo andare con il trotto del cavallo, con qualche galoppata qua e là , ove possibile? L'unico modo per renderci disciplinati è quello di costringerci e punirci?
Oppure il messaggio è : andate a piedi, in bici, coi mezzi pubblici?
Scusate questo scaricare il mio malumore, ma è sempre meglio tirare fuori che far marcire dentro. Luna

giovedì 14 maggio 2015

Donne moderne: anni 90-2000

Lentamente e progressivamente si è verificato un cambiamento; il desiderio di uscire dal mondo domestico ed entrare in contatto col mondo esterno così vario e stimolante, il desiderio di emancipazione ed il bisogno di maggiori entrate per migliorare la qualità della vita hanno portato le donne ad inserirsi nel lavoro.
Ma.... e tutto quello che era affidato alle donne, soprattutto il loro ruolo di madri ?
Il " lavoro ": quelle otto ore, come minimo, di full immersion nelle dinamiche lavorative e nel peso fisico e psicologico della fatica, si è semplicemente aggiunto.
Mia figlia è una donna che lavora, che è madre e che per la maggior parte della settimana è single: lei è un'artista di casa e di azienda. Avete presente i giocolieri che si incontrano nelle strade e piazze del centro? Lei, come tutte le madri che lavorano , ogni giorno lancia in aria numerose palline che continua a rilanciare sù e giù cercando di non farle cadere fino a notte quando, crolla in coma.
Le ore di una giornata sono sempre 24: come si fa a fare tutto? A parte alcune donne super energiche,
come la mia più cara amica che io accuso ironicamente da tempo di drogarsi, non si fa, non si può fare, anzi a me pare impossibile che qualcuno possa concepire per una persona un tale carico di compiti e di fatica! Allora? Signore, si tagliano, certo  non le persone, bensì le prestazioni, ogni donna secondo le proprie priorità e i propri valori e poi si cerca aiuto, pagato e non, e solidarietà per risolvere le continue e innumerevoli emergenze e necessità,
Ho comprato ed ho regalato a mia figlia una targhetta da appendere in bagno sopra la lavatrice, c'è
scritto: Consigli per il bucato
           Lavare: Domani
           Stendere: Vediamo
           Stirare: Siamo realisti
Questa targhetta segnala il cambiamento della condizione femminile e anche la loro stanchezza, ma io ritengo che loro sono le donne moderne, che sono tante, in mezzo a noi, che conoscono i segreti della vita e della morte, che hanno saputo combattere per la loro libertà e che hanno conquistato il loro posto nel mondo. Di cammino da fare, però, ce n'è ancora!        Luna

domenica 10 maggio 2015

Donne moderne: anni 90- anni 2000

Sono stata molto attirata dalla mostra di Tamara de Lempicka, che non conoscevo affatto né come artista né come donna , ed insieme ad un'amica ci siamo affrettate ad andare a vederla. Sono uscita soddisfatta; avevo incontrato una grande artista ed una donna moderna degli anni venti e trenta che incarnava il prototipo della" Diva ".
Provavo una sensazione di appagamento; tutto era stato interessante: gli abiti, i cappelli, gli atteggiamenti teatrali, i gesti enfatizzati, le fotografie in bianco e nero del suo volto, la storia della sua vita così varia, così intensa, così al di fuori delle righe, considerata l'epoca.
E poi le sue opere: dagli acquerelli giovanili ai suoi oli che celebravano la femminilità, l'eleganza, la sensualità. Critici d'arte hanno spiegato e commentato i suoi dipinti, io dirò solo che a me , i suoi quadri, hanno tolto il fiato! Andate a visitarla e poi ditemi le impressioni.
Questa artista, per le altre donne contemporanee, simboleggiava un ideale femminile di modernità e libertà, era una creatura quasi mitica, come lo erano le attrici, a distanza stellare dalla loro vita quotidiana: era divina, non umana!
Tutte le altre donne, fino agli anni 70, non erano moderne ma erano" le regine della casa"! Mentre l'uomo procacciava,nel mondo esterno, il necessario per il mantenimento, loro oliavano gli ingranaggi della conduzione domestica, avevano il controllo totale della polvere, dell'ordine, delle pulizie , del bucato , dello stirare, degli armadi, dei rammendi ecc....
Erano o aspiravano ad essere cuoche provette e spesso vi era competizione nel parentado o tra vicine e amiche: una specie di Master Chef casalingo.
Poi c'era il prendersi cura del marito, prima di tutto, e poi dei figli: secondo lavoro a tempo pieno che richiedeva numerose competenze, pazienza e disponibilità H24.
C'erano anche gli anziani in casa, i single, i disabili di cui prendersi cura.
Ah, dimenticavo, organizzavano feste e cerimonie con tanti invitati!    ( continua )   Luna

sabato 9 maggio 2015

GIRI IN GIRO !

Spesso vado in giro per la mia città, Torino, ad osservare, scoprire, rivedere palazzi, piazze, giardini e parchi, viali, monumenti, botteghe storiche, chiese e strade, per verificare come cambia il suo aspetto con i colori e la luce delle varie stagioni e come sia viva e dinamica e, ora, anche accogliente.
Pur non essendo nata qui, questa è la città che mi ha accolta, mi ha offerto terra ricca di humus per affondare le mie radici e crescere, espandermi e produrre fiori e frutti. Lei mi nutre ed io le sono grata e ne sono incantata.
Ho viaggiato, non quanto avrei desiderato, ed ho visitato molte città europee e spesso sono rimasta ammirata per le loro particolarità e bellezze ed allora  mi chiedevo:" Come sarà vivere qui, godere e sfruttare al massimo le possibilità che offre ai suoi abitanti, conoscere a fondo il suo respiro,vivere nel suo ritmo, imparare ed accettarne le consuetudini ecc..."
E, ora, quando incontro i turisti che annusano, ammirano e apprezzano la nostra Torino, io mi beo della consapevolezza che ne sono cittadina e vorrei dir loro," Io ci vivo, è bello ed è un privilegio".
Anche per voi è così?
Spostarsi, viaggiare, andare in giro, visitare, salire, scendere, ballare, fare movimento, muovere il nostro corpo nello spazio: avete mai pensato a quanto sia importante, essenziale per conoscere il nostro mondo e diventare quel che siamo?
Il movimento ci fa essere autonomi, ci permette di fare sport, di esplorare nuovi luoghi, di vivere esperienze ed emozioni, ci offre nuove prospettive , infinite possibilità.
Ogni limitazione alla nostra possibilità di muoverci, di spostarci, è una limitazione  al nostro essere uomini liberi perché muoversi per il mondo, come se il mondo ci appartenesse, è essenziale per sentirci completi e "giovani".
Forse il più debilitante effetto dell'essere vecchi è la graduale lentezza e difficoltà nei movimenti, perciò dobbiamo avere pazienza e tolleranza e comprensione verso il giovane di ieri, noi che siamo i vecchi di domani.
Per me il sesto senso è il movimento!            Luna

lunedì 27 aprile 2015

Ancora emozioni visive e uditive: due Opere !

In due giorni consecutivi ho assistito a due opere: una classica " I Puritani" e l'altra moderna "Romeo e Giulietta". Ho avuto bisogno di un giorno in stand by per smaltire il surplus emotivo. Meritavano, entrambe. Nella prima è stata toccante la pazzia di Elvira, la protagonista, dovuta alla perdita e abbandono dell'amato. Nella seconda hanno avuto un forte impatto le passioni violente degli uomini(maschi) quali il potere, l'odio, l'ira, la vendetta, il possesso, che sono causa di morte:  l'amore ha trionfato solo su macerie. La musica più ammaliante al Regio, lo spettacolo più completo e travolgente al Pala Alpitour.
Ed ora a voi : scrivete delle vostre emozioni visive ed uditive per qualsiasi tipo di evento, concerto, spettacolo ecc... a cui avete assistito e che è stato memorabile! Condividiamo!   Luna

sabato 25 aprile 2015

Io leggo perché

Io leggo perché vivo vite parallele.
Io leggo perché ritrovo in altri, pensieri che sono nella mia mente e mi dico: non sono sola!
Io leggo perché amo le storie e non smetto mai di meravigliarmi per la capacità creativa che possediamo: ci sono scrittori che creano mondi!
Io leggo perché la mia mente è stimolata e si apre come un fiore.
Io leggo perché acquisisco conoscenze.
Io leggo perché mi mette le ali e posso volare dove voglio, senza limiti.
Io leggo perché uso l'immaginazione e, guidata dalle parole, posso dare fisionomia e corpo ai personaggi, creare situazioni anche alternative, vedere luoghi che sono solo nella mia testa per cui mi sento un demiurgo!
Io leggo perché la mia anima ha bisogno di respirare.
Chi non legge è  povero.
Chi legge, ma non si lascia penetrare e modificare da ciò che legge e non impara nulla di nuovo o di più, può farne a meno.
Per finire questo omaggio alla giornata mondiale del libro( 23 aprile ) un mio parere sull'e-book. Sono controcorrente: lo so è comodo( quanto detesto questo abusato aggettivo che dovrebbe motivare e giustificare ogni scelta nel nostro tempo ), un contenitore di poco ingombro e con tanto contenuto, illuminazione ottimale sempre, praticità, spesa dei libri contenuta, persino con vocabolario incorporato, ma...volete mettere il contatto con la carta, la bellezza sintetica della copertina, la possibilità di scartabellare, curiosare qualche frase, andare avanti e indietro cercando qualcosa che ci ha colpito, provare l'emozione di portarlo a casa, l'aspettativa di aprirlo, l'odore...No, io non rinuncio al mio balsamo cartaceo, al senso di conforto e di possesso.
Leggere è la mia passione più rovente.   Luna


mercoledì 22 aprile 2015

Il duro mestiere del crescere: i giovani

Crescere è un duro mestiere in qualsiasi fase della vita! Ora tocca ai giovani.
Per quanto sia contraria alla giovinezza, intesa come fase mitica, così sono appassionatamente sostenitrice dei giovani. I giovani hanno un lavoro duro da fare, devono: reggersi sulle loro gambe, diventare autonomi e indipendenti, imparare ad affrontare il mondo del lavoro, le sfide quotidiane, cercare un compagno per fare insieme il percorso, prendersi degli impegni e tenere duro...ed ho sintetizzato e semplificato.
Non bisogna trascurare il fatto che vivono anche una fase in cui le emozioni sono forti così come l'attrazione verso il pericolo, verso il mettersi a rischio, verso l'abisso. A volte iniziano a lavorare, a confrontarsi con nuove problematiche, a gestire frustrazioni e stress, a essere più consapevoli, ma non sono abbastanza forti o preparati ed alcuni si tirano indietro e preferiscono seguire la corrente, appiattirsi, identificarsi con un gruppo, o seguire un leader che ha carisma o potere. Sono in pericolo e pericolosi per sé e per gli altri.
Pensano che solo chi è giovane possa capirli, rifiutano le altre età in modo dispregiativo o conflittuale. Sono chiusi nel loro mondo.
Invece dovrebbero imparare a comunicare con gli adulti, ad essere disponibili ad aprirsi, fare domande, scambiarsi pareri, chiedere consigli, delineare i loro progetti.
Gli adulti dovrebbero guardare i giovani, non con un atteggiamento di sufficienza o paternalistico, ma con interesse e disponibilità ad affrontare qualsiasi argomento o problema con mente aperta, comprendendo un punto di vista diverso, più entusiasta, più sognante, più possibilista. Parlare con loro richiede un' elevata applicazione, ma la comunicazione tra età diverse fa guadagnare a tutti  vicinanza, scambio, conoscenze, entusiasmo e rispetto.
I giovani sono possibilità che non sempre diventano realtà, perché c'è chi si rintana al buio, chi si sdraia sul divano, chi si attacca come una cozza alla famiglia, chi aspetta un aiutino...tutti spaventati dal dover crescere. Ma ci sono anche quelli a cui sbrilluccicano gli occhi, inarrestabili, pieni di grinta che colgono ogni opportunità per fare esperienze, per imparare, per crescere e faticano e soffrono e vanno avanti: vivono! Sono volati fuori dal nido perché è quello il loro destino!
I miei nipoti sono giovani che stanno vivendo realtà diverse, ma sono tutti in cammino . Io comunico con loro,quando ne ho l'opportunità, e loro con me ed è così che dovrebbe essere.    Luna

domenica 19 aprile 2015

MUSICA, maestro!

Noi uomini, ascoltando i suoni del nostro mondo, ne siamo rimasti incantati e abbiamo cercato di riprodurli con primitivi strumenti finché alcuni, più creativi, hanno trasformato quei suoni in musica e canto usando le note, gli accordi, le armonie e, persino, le dissonanze. Nel nostro secolo quanti generi diversi , quante possibilità di scelta ed ascolto abbiamo, quanti ritmi, modulazioni di canto e di strumenti. A volte, questa abbondanza mi fa sentire sopraffatta, a voi no? Mi dispiace che vi siano persone che si limitano ad un solo genere solo perché piace, mi sembra come essere invitati ad un ricco e vario banchetto e mangiare una sola pietanza perché conosciuta e accettata. Navigare nel vasto mare della musica arricchisce la nostra capacità di comprendere i vari generi musicali, di distinguerli, di notare sfumature e sottigliezze, di diventare esperti e di sorprenderci sempre. E' uno dei pochi piaceri di cui possiamo abusare senza sensi di colpa.
La musica ci rende liberi perché abbatte le barriere; quelle dentro di noi e quelle esterne tra noi e gli altri.
La musica è universale, comprensibile a tutti, senza traduttore, bussa al tuo orecchio e, se la lasci entrare, diventa parte di te.
 La musica ci fa bene, pensate che handicap sia non poterla sentire!
Con i nostri mezzi tecnologici, non abbiamo bisogno di un luogo speciale in cui ascoltarla, ci accompagna dovunque, è la colonna sonora del nostro vivere quotidiano e non solo, anche nelle nostre cerimonie pubbliche e private è sempre presente. Essa ci aiuta, appaga la nostra anima e il cuore. Qui potrei fare un lungo elenco di azioni che svolge per noi, come rilassarci, lenire, gioire....ma passo il testimone a voi e vi chiedo di dirmi che cosa rappresenta e quale ruolo svolge per voi.
Mi piace immaginare che Dio, il settimo giorno, quando si riposò, si lasciò sprofondare su un pò di nuvole, prese il suo Iphone, mise le cuffie e ascoltò la sua play list: l'armonia dell'universo, la voce dell'acqua, la rabbia e la delicatezza del vento, il respiro del mare, il silenzio delle rocce, il canto degli uccelli, il pianto e le risate degli uomini.......     Luna

venerdì 17 aprile 2015

Commenti e risposte

Prima di postare un nuovo scritto, mi sono occupata delle conversazioni in corso, perché ora che ci siete anche voi,  possiamo dialogare. Evviva!   Luna

domenica 12 aprile 2015

Pane, vino, sale e peperoncino

Eravamo in quattordici: il clan, il cerchio più intimo, in quel locale un pò vintage, un pò gazebo, un pò tenda araba non nel deserto ma in mezzo al verde, a così breve distanza dalla città.
Eravamo là per condividere" il pane, il vino e il sale" mentre in un rincorrersi di parole, ricordi, risate e tanta triste dolcezza davamo spessore e sostanza alla persona che, non vista con gli occhi, ma percepita col cuore, si è unita a noi e ci ha portato il sapore piccante e delizioso del peperoncino.
Potrei dire tante cose sul dolore che, solo con tanto impegno, si trasforma da una belva ruggente con denti aguzzi che non si acquieta ad un gocciolio incessante e costante di sottofondo che non bisogna ascoltare con orecchio attento, perché ti toglie il sonno e il senno.
Potrei dire tante cose sulla perdita della persona che rimane l'amore della mia vita, con cui ho vissuto anni e anni e anni, insieme a cui ho lottato, ed eravamo dei giganti, contro la malattia e i suoi effetti psicologici collaterali: la rabbia, la depressione, l'invidia.
Potrei dire parecchie cose sul distacco, quello che si può chiamare, in un certo senso, dipendenza o divisione dei ruoli e delle competenze che avviene naturalmente nelle coppie conviventi per tanto tempo, delle strategie per attuare i cambiamenti necessari a chi resta per continuare a vivere intensamente.
Potrei... ma basta così, perché questi temi sono difficili da affrontare in quanto dolorosi e paurosi.
Dirò solo che il distacco affettivo, amoroso, per me non avverrà perché sono fermamente convinta che tra me e lui" omnia vincit amor" ed è questo che mi sostiene, mi rinforza e mi spinge a vivere anche per lui.
E' stata bella, dopo un anno, questa commemorazione così informale, senza riti né disagi né impacci con le emozioni che formavano una corrente in cui abbiamo nuotato con scioltezza parlando e raccontando di lui.
Ciao, amore, vivi con noi e in noi.      Luna

sabato 11 aprile 2015

Le 3 P: Professionalità, Passione, Pazienza

Da anni affido i miei capelli alla stessa hairstylist, che è una professionista del capello e delle persone. Siamo in confidenza e ci stimiamo, lei conosce la mappa del mio viso, la forma della testa,  le caratteristiche della mia chioma, le mie numerose rose che sparano i capelli a raggiera, ma soprattutto conosce me, il mio carattere, il mio io estetico. Da questa conoscenza non superficiale, lei trae l'ispirazione e la creatività per offrirmi un cambio di taglio o di colore o di acconciatura che mi fanno sentire rinnovata, diversa ma sempre me stessa, viva. Non solo è competente, estrosa e con senso estetico è anche appassionata al suo lavoro che vive con partecipazione e soddisfazione. E' paziente, ma in modo misurato, con i suoi" fan" che sono numerosi.
Chi invece è molto paziente è la mia insegnante di informatica che, quando l'ho conosciuta, mi ha stupito per il suo aspetto etereo e slim ed invece è una forza! L'ho vista all'opera e, credetemi, ha una pazienza infinita con questi allievi adulti un pò lenti, confusi, che cliccano a caso e negano di farlo, parlano sopra o sotto le sue spiegazioni, e quando si ritrova con allievi più pronti si scatena e prende la rincorsa finché c'è qualcuno che dice:" Mi è sparito tutto dallo schermo!". E' competente, ha una buona comunicazione ed insegna con passione per diffondere la conoscenza di questo strumento tecnologico, Per lei internet è lo scrigno delle meraviglie, un pozzo senza fondo di sorprese, scoperte, possibilità, conoscenze. Lei ci spinge, ci chiede, ci esorta a navigare, provare, sperimentare. Ci trasmette la sua passione e tutto ci appare semplice, possibile e invitante.
Frequento la palestra da anni ed ho incontrato molti istruttori che mi hanno seguito nei miei sforzi per avere una buona forma fisica. Un giorno, un giovane trainer si è occupato di me ed in breve mi ha sistemato a dovere. Ecco come opera: stabilisce i miei esercizi, mi spiega in modo dettagliato e preciso come eseguirli, mi controlla da vicino e da lontano che non batta la fiacca, che sia concentrata e costante, mi incoraggia e mi riprende se il mio lavoro non è adeguato ai miei standard. Il suo impegno non è rivolto solo a me, ma a tutti quelli che lavorano nella sala, nessuno sfugge ai suoi occhi attenti. Con la sua guida tutti si impegnano e l'atmosfera è leggera per i commenti scherzosi ed ironici e c'è la consapevolezza di lavorare per il proprio benessere e di corrispondere alla passione e all'impegno di chi ci traina. La sua pazienza, considerata la giovane età, è ad un buon livello.
Siamo fortunati quando conosciamo persone che non solo sono professionali ma possiedono anche una passione da trasmettere e la pazienza di farlo. Sono importanti perché ci migliorano.
Impariamo a riconoscerli, non diamoli per scontati, apprezziamoli e ringraziamoli perché sono" una specie protetta"di cui abbiamo un enorme bisogno. Voi ne conoscete alcuni?    Luna

martedì 7 aprile 2015

Cioccolato: " rovente" passione!

E la Pasqua è ormai passata! Questa festività della Rinascita, della natura vegetale, animale ed umana che ogni anno si rinnova in una esplosione in technicolor, senza alcun aiutino virtuale, mi piace.
E, soprattutto, mi piacciono le uova!
Uova a profusione in cucina: nelle torte salate, nella pastiera, nelle ciambelle, nelle salse, nelle creme, nelle frittate, sode ecc... onnipresenti a Pasqua.
L'uovo ha una forma elegante, tonda sul fondo ed allungata alla punta, è continuamente curvo e lo sguardo scivola sulla superficie liscia, è piacevolmente solido al tatto, ha un guscio sottile, è anche un grembo materno protettivo e facilmente penetrabile dal becco di un nuovo nato e...dentro? E' una megacellula con l'albume vischioso e lattiginoso e un tuorlo solare.
L'uovo è simbolo di vita ed è bellissimo!
Lo so, mi sono lasciata andare in questo elogio, ma l'ho fatto per mettervi nelle condizioni di immaginare che cosa io provi in presenza di uova di "cioccolato": un'altra mia rovente passione.
Le uova, tutte incartate e infiocchettate, cave dentro, con quella sfoglia sottile di cioccolato, il più delle volte di una qualità non adeguata né alla marca né al prezzo, e con le inutili e sciocche sorprese, non mi interessano.
Le uova di cui parlo sono quelle piccole, piene, fatte da cioccolatieri artigiani torinesi e con l'unica sorpresa delle diverse varietà del cioccolato.
E,quando l'ovetto si scioglie in bocca espandendosi e penetrando nelle nostre papille gustative, per me è il massimo.
Ci sono alcuni cibi ugualmente irresistibili come le patatine fritte o i dolci o il gelato... ma, quando me li concedo, vivo questo piacere come una trasgressione, una golosità, qualcosa che, dopo, mi crea sensi di colpa perché non mi sono fatta del bene. Invece, il cioccolato, oltre al piacere del gusto, è un balsamo per le piccole ferite dell'anima, del cuore, della psiche. E' una carezza, una coccola, un farsi del bene e noi ne abbiamo bisogno, perché vivere oggi è faticoso, spesso doloroso, spessissimo poco gratificante. Quindi diamoci al cioccolato, ma con moderazione, mi raccomando!   Luna

lunedì 6 aprile 2015

Parole, parole, parole, soltanto parole, parole tra noi...

Mio nipote, il più piccolo, ha imparato a leggere da poco. La prima volta, sillabando ha letto: me-la, poi l'ha ripetuta a bassa voce e ad un tratto si è illuminato dall'interno ed ha esclamato:"C'è scritto mela!" ed ha indicato la mela nella fruttiera. Per la prima volta ha collegato i simboli grafici al significato.
 Che meravigliosa invenzione la lingua orale e scritta, quale complesso sistema hanno messo a punto gli esseri umani per comunicare, interagire, scambiare conoscenze, pensieri, sentimenti, idee e poi diffonderle e conservarle. Magnifico!
 Ma, oggi, abusiamo di questa capacità acquisita, siamo bulimici con le parole, logorroici, parliamo a ruota libera, senza controllo, uno sull'altro' e la lingua non è più uno scambio ma uno scontro di parole per prevalere sull'altro, per mettersi in primo piano in una gara sterile perché nessuno...ascolta...nessuno.
E' l'ascolto che manca e senza di esso non c'è comunicazione, interazione, scambio.
Ascoltare ciò che dice l'altro, poi riflettere su ciò che è stato detto, prendendosi brevi pause di silenzio, e alla fine rispondere: questo stiamo disimparando a fare.
Io scrivo, lancio le mie riflessioni, emozioni,argomentazioni e domande nello spazio del web, ma poche sono state le risposte, e se non ci sono apporti favorevoli o sfavorevoli o nuovi, originali che interagiscono con le mie chiacchiere, non comunichiamo.
Un blog dà l'opportunità di leggere, anche più di una volta: leggere,per la parola scritta, equivale all'ascolto per la parola orale, poi avete il tempo e il silenzio per riflettere ed ordinare i pensieri ed infine potete scrivere ed essere letti. Perché non farlo ?
Difficoltà ad andare in profondità o di scrivere o di mettersi in gioco? Manca l'interesse? Il tempo? Ci vuole una spinta iniziale?
 Vi dò un'altra possibilità: la mia mail, così se volete scrivermi in privato e non pubblicare sul blog, potete farlo ed io ascolterò.Ecco: fasidiluna2014@gmail.com    Luna

sabato 4 aprile 2015

L' Amicizia : il cancellino della Solitudine

Ho avuto un'ospite; è volata a Torino per condividere con me un pò di tempo, di spazio, pensieri interessi ed affetto. Lei, per me, è un gioiello, perché è una cara amica.
L'amicizia è il fratello minore dell'amore, è un sentimento profondo, un legame e, se dura nel tempo e cresce, tenace, sincero e affidabile.
Oggi, questa parola è stata travisata e svuotata di profondità e significato, banalizzandola completamente. Chiamiamo amici " tutti ", basta conoscersi o iscriversi a facebook o vedersi una volta; abbiamo tanti amici! Davvero?
Per me l'amicizia è un tenero germoglio nato da un terreno composto di sintonia, affinità, simpatia e disponibilità. Come tutti i rapporti affettivi è bisognoso di cure, attenzioni e scambi e, se ben alimentato, crescerà, altrimenti dopo un pò morirà.
Per me l'amicizia sono due scalinate: una che scende verso il cuore e l'altra che sale verso la testa cioè verso le parti più intime e private e vulnerabili di una persona.
Le persone che conosco sono al primo scalino e solo io posso consentire ai pochi di salire e scendere quegli scalini e quando qualcuno è arrivato vicino al mio cuore e anche vicino alla testa, bene, sono consapevole di aver trovato un TESORO e lo custodisco con ogni cura.
Per me l'amicizia tra due persone, come l'amore, crea una corrente in entrambe le direzioni e in questa corrente c'è calore, conforto, sostegno, comprensione, lealtà e disponibilità.
Per me non siamo" tutti " amici però oggi abbiamo numerose opportunità di entrare in contatto con più persone, anche lontane dal nostro vivere quotidiano, e questo, per chi è curioso e interessato alle persone, alle loro storie, a ciò che pensano e al perché sono arrivate a credere , fare e provare quello che hanno creduto, fatto e provato è un altro favoloso TESORO!
Cosa ne facciamo di questo tesoro? Lo usiamo per avere una visione più ampia degli altri che ci consenta di superare la superficie e immergerci nelle profondità dell'essere umano perché conoscere e capire sono il cuore del vivere insieme.  Luna