domenica 28 febbraio 2016

Mondi paralleli

Conosciamo due mondi: il mondo in cui viviamo e il mondo in cui desideriamo vivere.
Quando siamo piccoli, il mondo in cui sogniamo di vivere ce lo raccontano gli adulti, ne leggiamo le storie, insieme a loro e poi da soli, lo vediamo nei cartoni animati della Walt Disney: è il mondo della fantasia con principesse, draghi, animali buffi parlanti e/o canterini, cavalieri, maghi, fate supereroi ecc…. Con il mondo della fantasia impariamo pian piano le regole e le coordinate per orientarci nel mondo reale,  rimanendo comunque sempre nostalgicamente in attesa del lieto fine.
Quando diventiamo più grandi al mondo della fantasia viene sostituito, in modo subdolo, da un altro mondo parallelo: il mondo della pubblicità. Questo risponde a due esigenze: quella di indurci a credere in un’illusione e quella di creare dei bisogni da soddisfare acquistando e consumando prodotti commerciali.
Nel mondo della pubblicità, le famiglie, rigorosamente formate da madre, padre e due figli, sono felici dal mattino, fanno gite in posti solitari o vivono in campagna, mangiano biscotti e merendine, il papà va al lavoro sorridendo e viene sempre accolto gioiosamente, la mamma pulisce la casa, cucina e si prende cura dei bambini. I giovani sono belli e spensierati, partecipano a feste scatenate e sono sportivi. Gli uomini e le donne adulte sono fascinosi, belli e pensano all’amore o a divertirsi o a viaggiare e a divertirsi con altri o con i media e i social. Anche le persone mature continuano questa loro vita così piacevole, lieve, nonostante qualche piccolo impedimento subito risolto. Sì, perché ogni problema è di facile soluzione acquistando il prodotto adeguato spesso supportato dal consiglio dell’esperto e……vissero tutti felici e contenti. Un mondo parallelo, appunto, molto diverso da noi e dalla nostra quotidianità. Noi viviamo nel mondo reale e non c’è bisogno che io vi dica com’è frenetico, stressante, problematico e variegato e nemmeno che le soluzioni ai problemi non sono né facili né immediate e che spesso i problemi non hanno soluzioni.
Ma, a volte in modo inatteso, in questo nostro mondo c’è la bellezza delle piccole cose e momenti di felicità.
In una semplice giornata ci può essere l’entusiasmo scintillante di una bimba nel realizzare un lavoretto con le mani e la gioia della nonna che la sta aiutando. Ci può essere il piacere di una chiacchierata tra due amiche mentre pranzano e gustano un buon piatto di pesce. Ci può essere il sollievo nel ricevere la  buona notizia dell’esito negativo di un esame medico. Ci può essere lo scegliere ed annusare tre giacinti rosa presi da un banco fiorito. Ci può essere la sorpresa di un dono, portato da lontano per te.
Il mondo reale mi piace perché mi sorprende ed è pieno di contrasti come la vita vera.
Mi raccontate qualche vostro momento felice o una piccola cosa bella?              Luna








domenica 21 febbraio 2016

Com'è facile negare!

Recentemente ho letto di uno studio fatto su studenti universitari in merito ad uno dei meccanismi primitivi di autodifesa del nostro cervello nei confronti di uno stress eccessivo da sopportare. E’ stato verificato che appena gli studenti aprivano pagine del web che trattavano di disastri ambientali o dello scioglimento dei ghiacci o della sovrappopolazione e le risorse del pianeta, dopo pochi minuti cliccavano su argomenti sportivi o curiosità o video musicali, insomma argomenti distensivi e leggeri. Questo meccanismo si chiama “ negazione”.
La negazione è un meccanismo importante di gestione dello stress. Se non ci fosse ci sveglieremmo ogni mattina terrorizzati al pensiero di tutti i modi in cui potremmo morire. Invece il nostro cervello blocca ogni paura che potrebbe far salire lo stress a livelli non gestibili e si concentra sugli stress che riesce a gestire, come ad esempio portare in orario il figlio a scuola o ricordarsi ciò che si deve includere nella lista della spesa o quali bollette devono essere pagate ecc…
A me ricorda tanto ciò che qualcuno fa quando non ha voglia di pulire casa e invece di spazzare il pavimento e raccogliere i rifiuti o la polvere, alza il tappeto e nasconde tutto lì sotto o al posto di riordinare gli abiti li ficca in qualsiasi cassetto o armadio. Con questo meccanismo neghiamo le nostre crisi, le nostre responsabilità, i nostri traumi.
Dopo aver letto di questi meccanismi di blocco, necessari alla nostra capacità di affrontare la vita e le difficoltà quotidiane, mi sono resa conto che se non pensiamo al “ tempo” della nostra limitata esistenza e all’inevitabile dipartita dei nostri cari e di noi stessi, non è per scarsa profondità e prospettiva di pensiero, ma per autodifesa inconscia. Ma….. c’è un grave handicap in tutto questo! Noi perdiamo la consapevolezza dello scorrere del tempo e lo sprechiamo, non lo valorizziamo, non ci concentriamo su ciò che ha più valore per noi, sull’essenziale. Viviamo come se avessimo una riserva temporale infinita! Invece il tempo a nostra disposizione potrebbe finire improvvisamente, lasciandoci il rammarico di non aver vissuto al meglio.
Io credo che, senza lasciarsi angosciare in modo incontrollabile, si debbano accettare i limiti temporali della nostra vita e vivere coscientemente e oculatamente ciò che conta per noi come individui e come collettività.                      Luna








sabato 13 febbraio 2016

Dopo il Festival?

In questi tempi in cui nulla è stabile e definitivo, in cui tutto cambia e passa, in cui non si riesce quasi più a mantenere per lunghi periodi ed in buona salute nessuno dei rapporti interpersonali più importanti, ci sono due eventi che, in Italia, ritornano anno dopo anno, inossidabili: il Campionato di calcio e il Festival di Sanremo.
Il Festival di Sanremo è uno spettacolo composto da nuove canzoni e da cover, dalla musica dal vivo, di ospiti prestigiosi, di sketch comici, interventi commoventi o significativi sull’attualità, di cantanti sconosciuti o già noti, ma comunque coraggiosi perché partecipano ad una gara e si mettono in gioco.
E’ uno spettacolo di intrattenimento, ultimo del suo genere, piacevole, leggero ma non banale e portatore di spensieratezza, di cui abbiamo un estremo bisogno. E’ uno spettacolo che mostra la nostra nazione, detta “del bel canto”, come una comunità che produce ancora musica e canto nazional popolare.
Noi italiani cantavamo, eravamo così pieni di sentimenti, così colmi di cuore e amore che ci sgorgavano dalla gola ed insopprimibile era il bisogno di cantare e di comunicare agli altri il nostro sentire.
Ora siamo chiusi, ripiegati su noi stessi, ascoltiamo il canto altrui, mentre la nostra musica, quella di dentro, è triste e desolata. Là dove regnava cuore e amore, regna la sfiducia, lo scontento, la rabbia, l’intolleranza.
IL Festival ci regala una pausa di cinque giorni, ci regala: luci, scale, colori, fiori, vestiti, personaggi, canto e musica, qualche riflessione, chiacchiere e pettegolezzi.
Una parte di italiani è lì a goderselo dal primo minuto, un’altra lo assaggia un po’ qua e un po’ là, quando ne ha voglia, un’altra parte, quella intellettuale e un po’ snob, afferma di non guardarlo, ma poi un’occhiata a tarda sera la dà, tanto per poter criticare. Io , non lo amo molto, faccio degli assaggi perché sono curiosa e mi piace essere informata, ma lo trovo troppo lungo, ripetitivo e troppo infarcito di pubblicità, ne apprezzo però la valenza perché coinvolge un po’ tutti, perché lo sentiamo nostro, comune e perché ci rende più lievi.
E poi finisce…..e noi?
Possibile che siamo di nuovo pronti a ritornare ad essere uomini e donne grigie in un mondo grigio?
Possibile che non troviamo il modo e la forza di essere più positivi e di prendere la vita così com’è, contenti di fare del nostro meglio?                                     Luna



venerdì 5 febbraio 2016

Save the family!

In questi giorni si parla molto di famiglia, di unioni civili eterosessuali e omosessuali e di diritti. Mi allontano da questi problemi che rientrano molto nella sfera personale, morale, religiosa di ogni individuo per parlare della famiglia come base della società italiana, perché è in pericolo.
Secondo me, la famiglia è come un asino che, oberato di pesi, avanza lentamente con fatica ed è così carico che basterebbe una semplice foglia in più per farlo stramazzare al suolo.
I componenti di una famiglia devono lavorare per mantenere sé stessi, se nascono i figli, oltre al mantenimento, devono averne cura, impegnarsi in modo continuo e costante a seguirne la crescita, devono creare un tessuto sociale positivo per sé e per loro, devono supportarli negli studi, devono provvedere al loro mantenimento finché non entrano nel mondo del lavoro e devono continuare ad occuparsi di loro finché saranno abbastanza autonomi e indipendenti da volare fuori dal nido.
I due componenti della nostra famiglia non hanno il tempo di sentirsi un po’ meno oberati che devono iniziare a seguire i genitori per accompagnarli nella loro vecchiaia se si è fortunati, perché se vi sono problemi di malattie il percorso sarà gravoso, logorante e doloroso.
Nel frattempo i figli adulti formeranno coppie e metteranno su famiglia e, all’arrivo dei  loro figli, chiederanno aiuto ai genitori, diventati nonni, per occuparsi dei nipoti. Oggi si è aggiunto anche il ritorno al nido dei figli che si separano dal compagno o compagna ed il supporto economico nell’eventualità della perdita del lavoro. E’ un ciclo continuo. La famiglia è il welfare dello stato italiano!
Lo stato sociale è stato depotenziato e quel che c’è è inadeguato ai bisogni dei cittadini: bambini, giovani, famiglie, lavoratori, anziani, ammalati.
Allora si carica tutto sull’asino : marito, moglie, figli, anziani, nipoti, ammalati, disoccupati! Troppo!
Bisogna potenziare le politiche a sostegno dei cittadini per supportarli nelle varie fasi della loro vita e per scaricare la schiena di quell’asino prima che soccomba.
Dobbiamo impegnarci a chiederlo come una necessità primaria per salvare quella meravigliosa istituzione ricca di calore, amore, sostegno e aiuto che è un valore aggiunto della nostra italianità.             Luna