Quando muore una bella persona, cara, profondamente
amata e fondamentale per coloro che restano, c’è un momento in cui chi soffre
si pone queste domande: “Come posso continuare a vivere? Perché il mondo non si
ferma? Perché tutti continuano le loro attività come se niente fosse successo?
Non dovrebbe esserci un tempo sospeso che ci permetta di capire, di tenerci
stretto il nostro dolore, di elaborare la perdita senza curarci dei riti, delle
necessità e dei bisogni primari e della quotidianità?”
Incredulità, sofferenza, disperazione.
Ma… “forse” se tutto si fermasse, “forse” se ci
chiudessimo nella sofferenza, “forse” se l’angoscia prevalesse sulla spinta
vitale non riusciremmo più a lasciarci trascinare dal desiderio di ripresa per
ricominciare a respirare e continuare il nostro percorso. E’ questa la
risposta?
La Vita non
può fermarsi perché deve prevalere sulla Morte!
Tra tante immagini, ne ho vista una che mi ha
toccata profondamente: una rosa infilata nel foro di un proiettile fatto nella
vetrina di un ristorante francese e vicino un biglietto su cui c’era una
domanda: “ In nome di cosa?” Immediata mi è sgorgata nella mente e nella gola la
mia risposta: “ E’ stato fatto in nome del
Male.”
Sì, perché questi atti così crudeli, così atroci
contro la vita di altre persone, così pieni di sprezzo, rabbia, odio,
intolleranza sono opera del Male. Poco importa sotto quali vesti si nasconda,
poco importa in nome di quale religione o nazionalità o razza o desiderio di
potere o di annientamento di una civiltà venga proclamato il diritto ad agire
in tal modo, l’unico e vero obiettivo è questo: distruggere e dare la morte!
Il male è un nemico potente, è come il cancro ed è
dentro di noi e se prevale inizia a crescere e ad alimentarsi proprio da noi
stessi e ci distrugge. Se noi lasciamo che esso ci tocchi, prevalga, lo
renderemo più forte, più distruttivo, più letale. Noi, invece, dobbiamo
scegliere il Bene e non c’è Bene più grande della Vita da rispettare, da
curare, da preservare, da moltiplicare e portare a compimento.
La nostra civiltà, anche se decisamente
migliorabile, è come un giardino con
erba, fiori, alberi, di cui dobbiamo aver cura, impegnarci per migliorarlo,
ingrandirlo, renderlo sempre più vario, più ricco di nuove specie e dobbiamo
costantemente, indefessamente estirpare
le erbacce che tentano di soffocarlo e di distruggerlo. Il nostro compito è
essere giardinieri e guardiani di vita. Luna