domenica 29 maggio 2016

Le cose

Quante volte abbiamo detto:” Prendi la cosa” o “Ho comprato una cosa” o “Ti ho portato la cosa bella” o “Non trovo la cosa che avevo lasciato qui” ? Tante, perché siamo circondati da cose e perché dire “cosa” è generico e può comprendere qualsiasi tipo di oggetto: da una sciarpa ad una collana, da un dolcetto ad un vaso, da un disco ad un souvenir……. Quando usiamo la parola “cosa”, implicitamente dichiariamo  che non diamo troppa importanza a ciò che indichiamo, perché, anche se c’è, comunque non ha alcun senso nella nostra vita. Certo, le cose, sono state costruite con un’intenzione, uno scopo, ma solo quando noi attribuiamo loro un significato, un valore simbolico, una valenza, diventano elementi della nostra vita. Sono tessere che contribuiscono a formare il mosaico della nostra esistenza, acquistano un senso che, per noi, diventa scontato.
Le cose non sono vive, ma assorbono e si rivestono delle nostre proiezioni, delle emozioni che proviamo toccandole, guardandole, usandole e, in questo modo, le carichiamo di energia vitale: la nostra. Avete presente quando inseriamo le pile in un meccanismo e subito inizia a funzionare? A mio parere, le cose a cui noi diamo un senso, vengono caricate vivendo con noi, facendo parte del nostro tessuto vitale. Esse ci appartengono, le possiamo possedere, ne abbiamo un controllo totale, non scompaiono e soddisfano il nostro bisogno di certezze e potere.
Alcuni oggetti fungono da catalizzatori del nostro passato perché, come ami da pesca, fanno ritrovare e rivivere i momenti riposti nella biblioteca della memoria, diventando così un antidoto alla smemoratezza.
E’ per questo che non riesco ad eliminare tanti oggetti appartenuti e usati da mio marito: c’è in essi ancora la sua energia vitale che, come una brezza, mi accarezza il cuore.
Mi prendo cura delle mie “cose”. Per me è come prendermi cura di me stessa e “loro” risplendono e mi rinviano, come riflessi in uno specchio, l’energia che vi ho diretto.
La scrittrice M. Kondo, di cui ho scritto nel post sul cambio di stagione, afferma che le cose hanno una coscienza. Non so se lei basa la sua certezza su una dottrina filosofica e/o religiosa, ma non la condivido se non nel senso che è la nostra coscienza che loro assorbono e che quando la nostra energia non le attiva diventano “cose” senza alcun significato. Solo quando ci ritiriamo emotivamente da loro, possiamo lasciarle andare senza sofferenza, e allora le eliminiamo o le regaliamo o le ricicliamo perché altri le possano usare o attivare.
Ci sono persone che non si attaccano alle “cose”, questo, per me, è dovuto a due motivi opposti: o sono meno emotivi per cui riescono a tenere la loro parte emozionale rinchiusa all’interno di sé o hanno un surplus emotivo che richiede interazione, coinvolgimento e condivisione con altri esseri viventi e non con “cose”.
Ditemi se le mie teorie vi sembrano accettabili e/o quali cose hanno assunto un senso nella vostra vita.       Luna

       





domenica 22 maggio 2016

Il centro del bersaglio

Quest’anno sono circondata da un gruppo di “ persone” che hanno in comune il lento approssimarsi o il lento allontanarsi da quella data fatidica che rappresenta il centro della nostra esistenza: i 50 anni! Tra loro non ho notato nessuna differenza di genere nel modo di vivere questo traguardo: tutti consapevoli che quella cifra sanciva che il tempo più lungo era stato già vissuto, e che il tempo restante, oltre che incerto nella qualità, sarebbe potuto diventare maledettamente breve nella durata.
Il velo della prolungata giovinezza era svanito. I loro pensieri hanno focalizzato il momento e hanno preso una decisione che si potrebbe sintetizzare così:” Ora o mai più!” E, come quando in una partita a poker si giocano le “mani finali”, c’è nei giocatori sia la spinta a rischiare e ad osare, sia la spinta ad essere più cauti e previdenti. Infatti diverse sono state le direzioni prese.
Le donne si sono sentite più motivate e determinate ed hanno preso decisioni di cambiamento o di realizzazione di un nuovo obiettivo nell’ambito del lavoro o della vita, gli uomini sono andati maggiormente in crisi perché si sono scoperti più fragili, vulnerabili e nostalgici.
E’ come se le donne avessero pensato:” Sono ancora in tempo per osare, sono di nuovo libera di pensare a me, alle mie esigenze e al mio futuro. I miei figli non hanno più bisogno delle mie cure assidue ed io ho ancora l’energia, l’ambizione e l’entusiasmo per impegnarmi in un nuovo progetto.”
E’ come se gli uomini avessero pensato:” E’ finito lo splendore della giovinezza e, anche se sono ancora in gamba, sarà meglio che mi assicuri un futuro comodo e senza grossi problemi. Calmiamoci ora con gli eccessi, abbiamo la maturità per avere un ruolo più importante, capitalizziamo gli anni di lavoro e consolidiamo ciò che abbiamo realizzato e niente assunzioni di fatiche ed impegni ulteriori.”
Insomma gli uomini hanno ripiegato sulle loro posizioni e le donne son partite alla carica. Sono rimasta sorpresa da questa diversa direzione che ho osservato nei cinquantenni che conosco e frequento, non penso certo di poter generalizzare, anzi un vostro contributo di conoscenze, esperienze e considerazioni potrebbe ampliare la chiacchierata. Comunque questo limitato spaccato di umanità mi ha spinto a riflettere ulteriormente sulle fasi della vita.
I 50 anni sono un momento clou che genera riflessioni e bilanci sulla prima metà( siamo ottimisti) della nostra esistenza, è il momento in cui ci rendiamo conto dello scorrere della sabbia nella clessidra e ciò ci fa perdere l’equilibrio. Il tempo, che non esiste senza l’essere umano che lo misura, ci diventa nemico e per ottimizzarlo ci comportiamo come la formica o come la cicala.
Io, ai miei cinquanta, ho scelto di cambiare direzione e di fare la “cicala” per vivere in  libertà il mio bisogno di conoscenza e di esperienze coltivando ed accrescendo gli aspetti culturali, spirituali e sociali di me stessa.
                            Luna      




domenica 8 maggio 2016

E' ora del cambio di stagione!

Tutti, per esperienza diretta o indiretta, sanno che,  ogni  anno in ogni casa, vi sono due cambi di stagione: invernale ed estivo. Le stagioni intermedie si accodano con grazia alle due principali. E’ una gran fatica: scegliere ed eliminare i capi obsoleti, smacchiare e lavare tutti quelli che ne hanno necessità, piegarli o imbustarli per riporli ordinatamente per la stagione successiva, tirare fuori quelli riposti nel cambio precedente, sistemarli adeguatamente a portata di mano per essere utilizzati. Anche le borse e le scarpe richiedono la stessa cura e lo stesso trattamento. Anno dopo anno, i cambi di stagione servono anche a riordinare i nostri armadi, i cassetti e le scarpiere.
La nostra società è chiamata “dei consumi” ma spesso non è altro che la società dell’eccesso, del superfluo e dello spreco. Se osserviamo le nostre case con un minimo di spirito critico, dobbiamo concordare che non solo gli armadi, i cassetti e le scarpiere sono piene di abbigliamento, ma è tutta la casa che è piena di: documenti, foto, “ciapa puer”(soprammobili in lingua piemontese), libri, riviste, apparecchi elettronici, dvd, quadri, tappeti, mobili ecc… Un’infinità di oggetti!
Le nostre case sono piene perché accumuliamo, non riusciamo a disfarci di ciò che abbiamo e continuiamo ad acquistare in modo “quasi” ossessivo e compulsivo spinti dal desiderio di possedere e di gratificarci e di apparire. Il problema del troppo pieno è aggravato poi dal disordine se, chi vi abita, non è ordinato o chi lo è, resta sopraffatto dall’accumulo e dal disordine altrui.
La prima domanda è: abbiamo veramente bisogno di tutta questa “roba”?
Personalmente sono una persona ordinata: un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto. Confesso però che ho una grande difficoltà ad eliminare degli oggetti che sono per me l’aggancio a ricordi e situazioni che amo rivivere. Resta il fatto che la mia casa è piena e racconta ma, per poter acquistare, ogni tanto, qualcosa di nuovo o di significativo di ulteriori esperienze, non basta ricorrere alla regola di mio marito: se entra qualcosa ne esce un’altra.
Mi sono, allora, avvicinata al Giappone! L’anno scorso girava, tra le accanite lettrici, il libro di Marie Kondo “Il magico potere del riordino”. L’autrice ha messo a punto un metodo che garantisce l’ordine e l’organizzazione degli spazi domestici e degli uffici. In Giappone l’ “arte del riordino” è una vera e propria forma di cultura perché, oltre ad un risultato pratico, produce anche  incalcolabili vantaggi spirituali in quanto apre la porta all’introspezione e alla conoscenza degli spazi interiori. Per questo viene definito “magico potere”. Un drastico cambiamento culturale per noi! WUAOH!
Seconda domanda: assodato che non è positivo avere le nostre case così piene, non è possibile trovare un metodo che cerchi di instaurare un equilibrio tra essenziale ed eccessivo? E tra ordine e caos?                          Luna   




domenica 1 maggio 2016

Poesia

E siamo a maggio e ho desiderio di continuare il discorso del post precedente passando dal Poeta alla Poesia. La Poesia è la creazione dell’uomo più apparentata ai quattro elementi della natura: aria, acqua, fuoco, terra. Se ci fosse un Dio, la poesia sarebbe il suo respiro e, come il respiro, viene da dentro e si espande all’esterno, in modo vario : lieve,  profondo, affannoso, spezzato…….e anche unito al suono.
Vi regalo una poesia della mia poetessa preferita: Emily Dickinson.
Fiorire – è il fine – chi passa un fiore
con uno sguardo distratto
stenterà a sospettare
 le minime circostanze
coinvolte in quel luminoso fenomeno
costruito in modo così intricato
poi offerto come una farfalla
al mezzogiorno-
Colmare il bocciolo – combattere il verme –
ottenere quanta rugiada gli spetta –
regolare il calore – eludere il vento –
sfuggire all’ape ladruncola –
non deludere la natura grande
che l’attende proprio quel giorno –
essere un fiore, è profonda
responsabilità –
A voi un commento o un contributo poetico o dei versi rubati ad una canzone.                                           Luna