domenica 27 settembre 2015

Splendido Autunno

Dopo il caldo rovente di questa estate africana, attendevamo trepidanti la benedetta escursione termica che ci avrebbe consentito di respirare bene la sera, riposare bene la notte e godere di giornate soleggiate e ancora calde. Ce l'ha portata l'Autunno ! Certo non dobbiamo dimenticare gli eccessivi sbalzi di temperatura a cui il nostro attuale clima ci sta abituando, ma lamentarsi sempre è patetico. L'Autunno, comunque, è sempre splendido: le foglie cominciano ad ingiallire e cadere e dai colori sfavillanti dell'estate gradualmente si passa alle tinte sfumate , calde, mature dell'arancio, del rosso, del viola e del bruno; il sole si diverte a giocare a nascondino facendo brillare le trasparenze.
L'Autunno è il tempo della raccolta dell'uva e della lenta trasformazione in vino, è il tempo della raccolta delle noci, nocciole, castagne, frutti nutrienti adatti ad essere accumulati come riserva.
Anche l'autunno della vita è il momento della maturità, di un ritmo più lento, meno isterico, ma più fecondo perché consapevole e riflessivo. Possiamo ancora avere progetti. operare cambiamenti o approfondire aspetti tralasciati o improvvisamente manifesti, possiamo prenderci cura del nostro tempo e spenderlo bene per noi e per gli altri.
Anche la mia casa è vestita d'Autunno. La mia casa vive e respira con me, seguendo il ritmo delle stagioni. Gli oggetti di cui mi circondo, oltre all ' intenzione di chi li ha costruiti, hanno un senso per me, fanno parte della mia vita, la raccontano con tutta una serie di associazioni, la definiscono, ne conservano la memoria. Ci sono oggetti che riposano e poi prendono aria in primavera come le uova; in estate le conchiglie, le stelle marine, la sabbia, i sassi; in autunno foglie di stoffa, bacche, zucche, melograni e angioletti che cantano, suonano o si arrampicano tra decori montani in inverno.
Le cose sono tessere del puzzle che è la mia vita. Mi aiutano a rivivere sensazioni, viaggi, sorrisi, eventi ecc... e mi ricordano di essere in groppa ad un cavallo sulla giostra della vita che continua a girare seguendo la musica del ciclo naturale.               Luna

martedì 22 settembre 2015

Dare il bianco

Ho dato il bianco nella mia casa, anche se oltre al bianco c'erano due bei colori!
E' un modo di dire legato all'antica consuetudine di dare una mano di intonaco bianco alle pareti sbiadite e rovinate e ai soffitti anneriti. Lo scopo era ed è quello di ripulire, illuminare, rinnovare. "Dare il bianco" lo voglio usare come metafora per parlare dei legami tra fratelli e/o sorelle.
Nella famiglia , la prima forma di identificazione del figlio è la data di nascita! Così si diventerà il primo, il più grande o il più piccolo o il secondo e via di seguito....ciò, inevitabilmente, sarà collegato ad un ruolo ed a compiti ben precisi: di guida, di custode, di supporto o di privilegio, di protezione, di fragilità, di seguace ecc....Un'altra componente dei rapporti tra i figli è una lotta sia sotterranea sia palese per ottenere l'attenzione e le cure dei genitori, per conquistarsi la loro stima, per compiacerli, sempre attenti a valutare se gli altri ricevono di più in confronto a sé stessi.
In una famiglia, per quanto ci si voglia bene, è facile ferire ed essere feriti perché la convivenza porta ad una conoscenza istintiva e profonda delle reciproche vulnerabilità, perché l'inconsapevolezza regna sovrana e tutti gli istinti sono privi di controllo. Si litiga spesso, ma ci si diverte anche notevolmente perché si vive in un clan, di cui si sente fortemente l'appartenenza.
Poi....si cresce, il carattere si definisce, l'identità si rafforza e spinge per diversificarsi ed affermarsi spesso in contrasto con genitori e fratelli. Inoltre, oggi, spesso le scelte di vita  portano lontano dai luoghi natali, in reltà dove ci si nutre di altre abitudini, idee, modi di vita, ecc...E ..... si diventa adulti e si cambia e si definisce sé stessi rispetto al partner, agli amici, ai superiori, ai colleghi, ai figli. Si scrive una propria storia. La vita non è più vissuta in rapporto ai fratelli e/o sorelle, i legami fra loro si assottigliano, si tendono, ci sono frizioni. Ad un certo punto giunge il momento di accettare l'idea che il passato è passato, non è più possibile modificarlo: è solo un ricordo ormai.
Si può e si deve guardarlo con occhi di adulto, dall'esterno e valutarlo oggettivamente.
Questo è dare il bianco: ripulire, illuminare, rinnovare.
La casa comune dell'infanzia, adolescenza e giovinezza, così rinfrescata diventerà un luogo diverso per persone note ma nuove da conoscere e con cui costruire rapporti più tolleranti, rispettosi, comprensivi, privi di ogni velleità competitiva o di autoaffermazione con l'unico obiettivo di ritrovare e rinnovare l'affetto, il calore e le affinità.              Luna

domenica 13 settembre 2015

Distacchi successivi

Quest'anno è tempo di " voli ".
I figli sono cresciuti ed hanno già provato a svolazzare un pò in giro, sotto lo sguardo, falsamente disattento, delle madri ed ora si sentono pronti a fare voli più lunghi ed impegnativi.
Ho letto da qualche parte che il nostro ruolo di madri non è crescere figli, ma degli adulti. Concordo.
Le leggi naturali ci hanno affidato il compito della procreazione, sentiamo questo bisogno in modo biologico e compulsivo. Siamo condizionate geneticamente a prenderci cura della prole per aiutarla a crescere ed a maturare, poi, arrivato il momento dobbiamo lasciare che i figli svolgano il loro compito: staccarsi da noi per diventare adulti.
Le madri, in generale, e le mamme italiane, in particolare, si ribellano, fanno resistenza a lasciare andare: un pò per amore, un pò per paura dei pericoli ignoti, ma soprattutto perché considerano il figlio( tenuto dentro sé stesse, dato alla luce dolorosamente, nutrito e  accudito, protetto e seguito costantemente ) una parte di sé, come un braccio, una gamba, un organo vitale e indispensabile.
Abbiamo un forte senso di appartenenza e di possesso e la nostra visione è sempre del "mio" bambino, mai di un omone adulto a sé stante.
Se è vero che amiamo i nostri figli, ed io affermo che lo è, l'amore ci deve fare accettare e comprendere che li dobbiamo incoraggiare a volare in modo che facciano esperienze, si mettano alla prova, si costruiscano il loro futuro e si reggano con le loro forze. E se gli toccherà di soffrire, è la vita che gli insegna le lezioni più incisive.
Noi perderemo il " bambino" ma mai il figlio che è "per sempre".
Dico spesso che morirò serena se avrò la certezza che la mia bambina di ieri è diventata la donna del domani.        Luna

domenica 6 settembre 2015

Abbiamo ancora bisogno delle fiabe ?

Al festival di Cannes, il regista M. Garrone ha presentato il suo primo film in lingua inglese: The  tale of the tales ( Il racconto dei racconti ) che, ancora dopo qualche mese continua ad emozionarmi e a stimolare riflessioni.
Oltre alla sceneggiatura, veramente superba, oltre ai costumi fedeli all'epoca storica e stupefacenti, oltre all'originalità di ispirarsi all'opera del padre delle fiabe, Giambattista Basile: sono le storie che mi hanno intrigato.
Le fiabe sono tre, intrecciate tra di loro come in un arazzo. Hanno un denominatore comune fondamentale; le ossessioni dell'uomo. Nella prima c'è una regina ossessionata dal desiderio di maternità e possesso di un figlio" suo ", disposta a pagare con il tributo massimo: la vita. Nella seconda un re è preso da una lussuria sfrenata nei confronti delle donne belle e giovani a cui fa da contrappeso l'ossessione per la bellezza e la giovinezza di due vecchie. Nella terza un altro re è travolto dall' affezione e dedizione verso una pulce che lo allontana dalla sua umanità e da sua figlia.
Certo sono storie fantastiche, un pò truci, ma contengono quella " verità obliqua " di cui parlava Emily Dickinson nelle sue poesie. Noi uomini non sopportiamo la verità su di noi , il suo splendore ci abbaglia, ci ferisce, abbiamo bisogno di un filtro per sopportarne la luce.
Secondo me,abbiamo bisogno di fiabe, come da bambini quando ci facevano scoprire i pericoli del mondo rivestendolo di un velo di magia e allietandolo col finale positivo. Anche noi adulti ne abbiamo bisogno per riflettere, capire e cambiare.       Luna