Nell'anno dell' esposizione mondiale sul cibo che si sta svolgendo a Milano, non era possibile non contribuire con alcune mie osservazioni sul cibo più quotidiano per noi italiani. Sì, farò un discorso elementare, Watson !
Il cibo non è solo nutrimento, non è solo appagamento del gusto, non è solo simbolo di appartenenza sociale per qualità, quantità e varietà, non è solo una risposta psicologica ai nostri rifiuti ad accettarci o ad affrontare le frustrazioni.
Come afferma una nota pubblicità, per noi italiani, mangiare non è solo mangiare!
Alcuni cibi hanno un valenza simbolica positiva che appaga i nostri bisogni affettivi ( cioccolato) o esalta i nostri valori fondanti: tradizioni, casa, famiglia ( pastasciutta ) o mostra la nostra identità nazionale (pizza).
Del cioccolato ho già detto, ora tocca a; PASTA e PIZZA.
E' impossibile che un italiano possa arrovellarsi, come Amleto, per decidere se essere o non essere; ma provate a dirgli:" Facciamo una pasta o mangiamo una pizza?" E quello sì che può diventare un problema esistenziale!
Italia: patria del grano duro, patria di tutti quei meravigliosi trafilati; rigatoni, ditali, fusilli....e poi la pasta lunga; tagliatelle, spaghetti, linguine.....
Patria della pasta al dente, affogata nel sugo di pomodoro, mescolata con le verdure, saltata in padella, cotta al forno, fatta in casa, ripiena ecc...
E poi l'Oscar: la lasagna!
Ci sono quelli che amano i sapori puri, essenziali: una pastasciutta in bianco al sugo di vongole o pastasciutta con aglio, olio e peperoncino, invece la lasagna è una tavolozza di colori e sapori.
La lasagna è la pietanza dei giorni di festa e delle occasioni speciali!
La pizza; che buona la pizza calda, appena sfornata! Di solito è talmente forte il desiderio di morderla che si finisce per ustionarsi. La pizza ha una base semplice di pasta ottenuta da farina, acqua e lievito, la si ricopre con olio e pomodoro, pezzetti di mozzarella e foglie di basilico: bianco, rosso e verde.
Ma le variazioni sono infinite aggiungendo e variando gli ingredienti della copertura: è un vero sfoggio di creatività nostrana, infatti hanno escogitato il giro-pizza per provarne più di una.
La pasta e la pizza ci identificano, ci definiscono, ci classificano come creatori geniali di bontà culinarie e io ne sono fiera, voi no? Luna
domenica 28 giugno 2015
domenica 21 giugno 2015
L'Uomo rinnovato del XXI sec. ( conclusione )
L'uomo, nei riti di accoppiamento, non è più il maschio-cacciatore della femmina-preda, può venire cacciato a sua volta, può essere corteggiato o manipolato o usato o desiderato o ignorato.
Non dipende più solo da lui la scelta e l'iniziativa, certo è stata una bella sorpresa questo cambiamento, immagino i pensieri:" Uaoh, posso averle tutte , senza impegnarmi e sudare per corteggiarle e conquistarle!" .....poi ha fatto una scoperta.
Anche le donne moderne ed emancipate in fondo si nutrono sempre di sentimenti, impegni e
responsabilità. Eh, sì, l'imperativo categorico della legge naturale è impressa nel DNA delle donne: procreare e aver cura della prole. Lei è costruttiva e sentimentale e bisognosa di affetti esattamente come sua madre, sua nonna, la sua bisnonna e così via lungo i secoli.
L'uomo non è più l'unico ad occuparsi di affari e di politica o di governo o di potere. L'uomo oltre alla feroce competizione maschile, inizia a temere quella femminile che, a volte, si rivela o più spietata o con una marcia in più perché possiede caratteristiche diverse dalle sue.
Si scopre fragile nei confronti della malattia, del decadimento fisico, della vecchiaia e terrorizzato dal pensiero di morire.
E allora?
Allora, visto questo scenario, stressato e triturato dai ritmi della fatica quotidiana, spaventato da pensieri di perdita del lavoro, oppresso dalle aspettative e richieste di un maggior coinvolgimento, ha gettato la spugna, è diventato più egoista, ha deciso di pensare a sé e ai suoi "giocattoli" : auto,moto, barche, sport, nuova tecnologia, vacanze ecc....rifiuta gli impegni, i sogni, i progetti, non crede più negli ideali da perseguire, non vede quanto c'è ancora da fare, da migliorare, da inventare.
La chiamano midlife crisis, ma lui , l'Uomo, la nega e ne rimane prigioniero. Una crisi negata è un vicolo cieco, un perenne notte buia.
Perciò chiedo all'uomo di impegnarsi a vivere, ad acquisire consapevolezza della sua crisi, ad
interrogarsi, a riconoscere i cambiamenti sociali, familiari e relazionali, ad accettarli e di pensare a
risolvere la propria crisi esistenziale. Fuori dalla notte dell'egoismo e del vivacchiare ci sono gli altri, che cercano di andare avanti con nuovi obiettivi in uno spirito collaborativo e non l'uno contro l'altro armato.
Io, donna, aspetto un Uomo Rinnovato, perché insieme l'uomo e la donna sono completi. Luna
Non dipende più solo da lui la scelta e l'iniziativa, certo è stata una bella sorpresa questo cambiamento, immagino i pensieri:" Uaoh, posso averle tutte , senza impegnarmi e sudare per corteggiarle e conquistarle!" .....poi ha fatto una scoperta.
Anche le donne moderne ed emancipate in fondo si nutrono sempre di sentimenti, impegni e
responsabilità. Eh, sì, l'imperativo categorico della legge naturale è impressa nel DNA delle donne: procreare e aver cura della prole. Lei è costruttiva e sentimentale e bisognosa di affetti esattamente come sua madre, sua nonna, la sua bisnonna e così via lungo i secoli.
L'uomo non è più l'unico ad occuparsi di affari e di politica o di governo o di potere. L'uomo oltre alla feroce competizione maschile, inizia a temere quella femminile che, a volte, si rivela o più spietata o con una marcia in più perché possiede caratteristiche diverse dalle sue.
Si scopre fragile nei confronti della malattia, del decadimento fisico, della vecchiaia e terrorizzato dal pensiero di morire.
E allora?
Allora, visto questo scenario, stressato e triturato dai ritmi della fatica quotidiana, spaventato da pensieri di perdita del lavoro, oppresso dalle aspettative e richieste di un maggior coinvolgimento, ha gettato la spugna, è diventato più egoista, ha deciso di pensare a sé e ai suoi "giocattoli" : auto,moto, barche, sport, nuova tecnologia, vacanze ecc....rifiuta gli impegni, i sogni, i progetti, non crede più negli ideali da perseguire, non vede quanto c'è ancora da fare, da migliorare, da inventare.
La chiamano midlife crisis, ma lui , l'Uomo, la nega e ne rimane prigioniero. Una crisi negata è un vicolo cieco, un perenne notte buia.
Perciò chiedo all'uomo di impegnarsi a vivere, ad acquisire consapevolezza della sua crisi, ad
interrogarsi, a riconoscere i cambiamenti sociali, familiari e relazionali, ad accettarli e di pensare a
risolvere la propria crisi esistenziale. Fuori dalla notte dell'egoismo e del vivacchiare ci sono gli altri, che cercano di andare avanti con nuovi obiettivi in uno spirito collaborativo e non l'uno contro l'altro armato.
Io, donna, aspetto un Uomo Rinnovato, perché insieme l'uomo e la donna sono completi. Luna
venerdì 19 giugno 2015
L' Uomo Rinnovato del XXI sec.
Stiamo vivendo un periodo di crisi in quasi tutti i campi: economico, sociale, politico, personale, nazionale, globale e planetario. Quello che mi interessa è il più vicino e quotidiano. Mi guardo intorno e vedo le persone arrabbiate, deluse, demotivate, esasperate, stressate, depresse.....è difficile trovare un sorriso, un incoraggiamento, un discorso propositivo e costruttivo, gioia di vivere, speranza e ottimismo.
Trovo ancora qualcosa di tutto questo nelle risate dei bambini, nei loro occhi sgranati sulla meraviglia del mondo e della vita. Gli altri sono travolti. Penso che i giovani, nella maggior parte, possiedano quell'energia, quella spinta vitale che prima o poi darà loro la forza di guardare avanti, progettare, costruire, sperare e credere in una ripresa e penso che le donne, stanche, stanche, stanche, per i troppi ruoli che si sono assunte e che con grande tenacia e improvvisazione e ostinazione portano avanti, non siano demotivate o spente o in crisi. Gli uomini, adulti, nel massimo del loro splendore, i quasi e gli ultra cinquantenni non mi piacciono, mi deludono profondamente.
A questo punto ci sarà una bella levata di scudi a parare questo che non intende essere un attacco, ma un'analisi per portare alla luce una problematica esistente ma negata ed elusa. Le eccezioni confermano la tesi .
Qual è il posto dell'uomo? Quali i suoi punti di riferimento, quali i suoi compiti? Qual è lo scopo prioritario del suo esistere? Ma, soprattutto, se lo conosce: lo accetta, lo persegue, lo desidera questo scopo?
Ora si lascia vivere o sopravvivere.
L'uomo non è più l'unico che procaccia il cibo per la tribù o la famiglia, il responsabile della sopravvivenza del suo gruppo; la donna svolge lo stesso compito e sta diventando sempre più in gamba e versatile.
L'uomo non è più il " pater familias" che aveva il potere sui membri della famiglia e "possedeva" moglie e figli. E' diventato consapevole, anche se alcuni non sono ancora riusciti ad accettarlo, che gli esseri umani non si possiedono.
L'uomo non ha solo compiti sociali , ma anche familiari per cui è coinvolto nel costruire, crescere, e affiancare la donna nell'educazione dei figli ed è richiesta la sua collaborazione nell'organizzazione domestica. C'è chi lo fa qualche volta, chi si è specializzato, chi si divide le mansioni in modo equo, chi cerca di eclissarsi il più possibile, chi confonde i ruoli e si trasforma in mammo: nuova figura mitica come i tritoni, i centauri e i fauni, insomma grande improvvisazione. Luna (CONTINUA)
Trovo ancora qualcosa di tutto questo nelle risate dei bambini, nei loro occhi sgranati sulla meraviglia del mondo e della vita. Gli altri sono travolti. Penso che i giovani, nella maggior parte, possiedano quell'energia, quella spinta vitale che prima o poi darà loro la forza di guardare avanti, progettare, costruire, sperare e credere in una ripresa e penso che le donne, stanche, stanche, stanche, per i troppi ruoli che si sono assunte e che con grande tenacia e improvvisazione e ostinazione portano avanti, non siano demotivate o spente o in crisi. Gli uomini, adulti, nel massimo del loro splendore, i quasi e gli ultra cinquantenni non mi piacciono, mi deludono profondamente.
A questo punto ci sarà una bella levata di scudi a parare questo che non intende essere un attacco, ma un'analisi per portare alla luce una problematica esistente ma negata ed elusa. Le eccezioni confermano la tesi .
Qual è il posto dell'uomo? Quali i suoi punti di riferimento, quali i suoi compiti? Qual è lo scopo prioritario del suo esistere? Ma, soprattutto, se lo conosce: lo accetta, lo persegue, lo desidera questo scopo?
Ora si lascia vivere o sopravvivere.
L'uomo non è più l'unico che procaccia il cibo per la tribù o la famiglia, il responsabile della sopravvivenza del suo gruppo; la donna svolge lo stesso compito e sta diventando sempre più in gamba e versatile.
L'uomo non è più il " pater familias" che aveva il potere sui membri della famiglia e "possedeva" moglie e figli. E' diventato consapevole, anche se alcuni non sono ancora riusciti ad accettarlo, che gli esseri umani non si possiedono.
L'uomo non ha solo compiti sociali , ma anche familiari per cui è coinvolto nel costruire, crescere, e affiancare la donna nell'educazione dei figli ed è richiesta la sua collaborazione nell'organizzazione domestica. C'è chi lo fa qualche volta, chi si è specializzato, chi si divide le mansioni in modo equo, chi cerca di eclissarsi il più possibile, chi confonde i ruoli e si trasforma in mammo: nuova figura mitica come i tritoni, i centauri e i fauni, insomma grande improvvisazione. Luna (CONTINUA)
venerdì 12 giugno 2015
Voglio o' mare !!!
Quando iniziano i primi caldi e i colori della primavera vengono sostituiti pian piano dal giallo senape del grano maturo e dal rosso dei papaveri, io provo un bisogno struggente della voce e della vista così ampia e cangiante del mare. Mi manca il mare!
Sono nata a pochi chilometri dal mare e, quando studiavo, spesso tra una lezione universitaria e l'altra, andavo a passeggiare, con qualsiasi tempo climatico, sul più bel lungomare d'Europa.
Le mie radici affondano nel mare; quando sono volata via, come una freccia scagliata da un arco troppo a lungo teso, per andare a vivere ai piedi dei monti( che ho imparato ad amare con quasi uguale intensità e venerazione) non ero consapevole di privarmi del profondo legame e bisogno di vivere a stretto contatto con il mare.
La nostalgia della mia terra natale si è focalizzata in quell'immensità liquida dal celeste al blu, dal grigio-acciaio al verde-mare e l'attrazione di vederlo, sentirlo, immergervi una mano, entrare in comunicazione con esso è diventato un grumo doloroso al centro del petto e sotto lo sterno.
Allontanarsi dalla terra d'origine per vivere in un altro luogo è un distacco da non sottovalutare per noi italiani, intrisi come siamo del senso e bisogno di appartenenza. Lasciare famiglia, usi, abitudini, tradizioni, lingua dialettale colorita ed espressiva, paesaggi, cibo ecc...è un'elaborazione che necessita di un lungo percorso, graduale e mediato il più possibile, finché si raggiunge un nuovo equilibrio e una certa serenità. Ci sono riuscita negli anni e il travaso in un nuovo habitat ha sviluppato nuovi virgulti giovani, elastici, rigogliosi, fruttuosi per la mia crescita personale, ma....il canto del mare, come quello di una Sirena, non si è mai attenuato, né ho cercato di ignorarlo perché avrei dovuto rinunciare ad una parte rilevante della mia identità.
Così, ogni anno, dalle coste della Liguria o della Puglia o della Toscana o della Calabria o della Sicilia o dell'Abruzzo o della Romagna o della Corsica o di Creta o della Slovenia, ho ritrovato e salutato il mar Mediterraneo e il nostro legame è stato rinnovato.
Anche quest'anno, sto aspettando con ansia di rivederlo e nel frattempo unisco, come un mantra, la mia voce a quella di Pino Daniele e canto:" Voglio o' mare!" Luna
Sono nata a pochi chilometri dal mare e, quando studiavo, spesso tra una lezione universitaria e l'altra, andavo a passeggiare, con qualsiasi tempo climatico, sul più bel lungomare d'Europa.
Le mie radici affondano nel mare; quando sono volata via, come una freccia scagliata da un arco troppo a lungo teso, per andare a vivere ai piedi dei monti( che ho imparato ad amare con quasi uguale intensità e venerazione) non ero consapevole di privarmi del profondo legame e bisogno di vivere a stretto contatto con il mare.
La nostalgia della mia terra natale si è focalizzata in quell'immensità liquida dal celeste al blu, dal grigio-acciaio al verde-mare e l'attrazione di vederlo, sentirlo, immergervi una mano, entrare in comunicazione con esso è diventato un grumo doloroso al centro del petto e sotto lo sterno.
Allontanarsi dalla terra d'origine per vivere in un altro luogo è un distacco da non sottovalutare per noi italiani, intrisi come siamo del senso e bisogno di appartenenza. Lasciare famiglia, usi, abitudini, tradizioni, lingua dialettale colorita ed espressiva, paesaggi, cibo ecc...è un'elaborazione che necessita di un lungo percorso, graduale e mediato il più possibile, finché si raggiunge un nuovo equilibrio e una certa serenità. Ci sono riuscita negli anni e il travaso in un nuovo habitat ha sviluppato nuovi virgulti giovani, elastici, rigogliosi, fruttuosi per la mia crescita personale, ma....il canto del mare, come quello di una Sirena, non si è mai attenuato, né ho cercato di ignorarlo perché avrei dovuto rinunciare ad una parte rilevante della mia identità.
Così, ogni anno, dalle coste della Liguria o della Puglia o della Toscana o della Calabria o della Sicilia o dell'Abruzzo o della Romagna o della Corsica o di Creta o della Slovenia, ho ritrovato e salutato il mar Mediterraneo e il nostro legame è stato rinnovato.
Anche quest'anno, sto aspettando con ansia di rivederlo e nel frattempo unisco, come un mantra, la mia voce a quella di Pino Daniele e canto:" Voglio o' mare!" Luna
martedì 9 giugno 2015
Commenti e riflessioni
Ho rivisto un pò i post precedenti e ho aggiunto qualche commento là dove mi ispirava. Sono un pò delusa dall'evidente mancanza di nuovi commentatori ed anche quelli noti si sono un pò assentati. Eppure so con certezza che ci sono molti lettori dei miei post, però non lasciano traccia o contributo. Diffidenza per i social? Disabitudine ad esprimersi in modo meno telegrafico? Scarsità di tempo? Disinteresse per i temi trattati? Non volersi esporre ? Difficoltà a pubblicare?
Ho anche pubblicizzato il mio blog, ma....
Vorrei che commentaste questa mancanza di interventi, dandomi materia di riflessione con le vostre personali esperienze nel partecipare al mio blog. Grazie. Luna
Ho anche pubblicizzato il mio blog, ma....
Vorrei che commentaste questa mancanza di interventi, dandomi materia di riflessione con le vostre personali esperienze nel partecipare al mio blog. Grazie. Luna
sabato 6 giugno 2015
" Si prega di non toccare"
Avete mai notato che, quando vediamo qualcosa che ci incuriosisce o interessa in un negozio o su un banchetto o in qualsiasi altro luogo, la prima azione che facciamo è quella di stendere una mano, a volte anche due, per toccare?
Sì, istintivamente, proprio come bimbi, desideriamo toccare, aiutare gli occhi a cogliere ogni aspetto dell'oggetto, saggiarne la consistenza, sentirne il peso, seguirne la forma. Inutili i cartelli proibitivi: la nostra è una verifica, ma anche un modo tattile per appropriarci della realtà.
Se fossimo ancora bambini nel primo anno di vita, oltre a toccare, metteremmo in bocca per saggiare con il gusto l'oggetto che ci affascina come abbiamo fatto istintivamente con l'oggetto più affascinante, il primo che abbiamo stretto, leccato, succhiato e a cui ci siamo aggrappati come bene supremo: il corpo della mamma.
Il tatto dà emozioni particolari perché implica il contatto e l'uso del corpo o di parti di esso. Ad esempio pensate alle sensazioni di indossare indumenti di seta o dormire tra lenzuola di lino o indossare una maglia di lana irritante, oppure sedersi su una poltrona di pelle con le gambe nude o pensate alla levigatezza di una statua di porcellana o alla morbidezza della pelliccia di un gatto e così via...
Ho raccolto su una spiaggia pugliese alcuni sassi levigati dal movimento incessante del mare: sono così lisci, così arrotondati che, quando li stringo tra le dita o li accarezzo con la mano mi danno una sensazione di cedimento come se fossero appena appena morbidi, cosa impossibile.
Ma questo senso acquista un più profondo valore emotivo e un calore affettivo quando si tocca o si tiene tra le braccia un altro essere umano, ad esempio un neonato, o si accarezza una persona amata o o si prende o si dà la mano o quando si abbraccia tutto l'amore del proprio mondo.
Allora toccare significa eliminare la distanza, lo spazio tra gli individui e passare da una relazione pubblica ad un rapporto privato. Chi tocca ha un desiderio di fusione con l'altro, anche se per un attimo, un desiderio di condivisione dell'intimità. Anche in questo caso toccare è appropriarsi della realtà che è l'altro ed è anche un bisogno di comunicazione a livello emotivo che annulla la distanza.
Quando, per motivi di lavoro, andavo via per più giorni da casa, ciò che mi mancava di più erano gli abbracci da orso di mio marito. Meditate, gente, meditate! Luna
Sì, istintivamente, proprio come bimbi, desideriamo toccare, aiutare gli occhi a cogliere ogni aspetto dell'oggetto, saggiarne la consistenza, sentirne il peso, seguirne la forma. Inutili i cartelli proibitivi: la nostra è una verifica, ma anche un modo tattile per appropriarci della realtà.
Se fossimo ancora bambini nel primo anno di vita, oltre a toccare, metteremmo in bocca per saggiare con il gusto l'oggetto che ci affascina come abbiamo fatto istintivamente con l'oggetto più affascinante, il primo che abbiamo stretto, leccato, succhiato e a cui ci siamo aggrappati come bene supremo: il corpo della mamma.
Il tatto dà emozioni particolari perché implica il contatto e l'uso del corpo o di parti di esso. Ad esempio pensate alle sensazioni di indossare indumenti di seta o dormire tra lenzuola di lino o indossare una maglia di lana irritante, oppure sedersi su una poltrona di pelle con le gambe nude o pensate alla levigatezza di una statua di porcellana o alla morbidezza della pelliccia di un gatto e così via...
Ho raccolto su una spiaggia pugliese alcuni sassi levigati dal movimento incessante del mare: sono così lisci, così arrotondati che, quando li stringo tra le dita o li accarezzo con la mano mi danno una sensazione di cedimento come se fossero appena appena morbidi, cosa impossibile.
Ma questo senso acquista un più profondo valore emotivo e un calore affettivo quando si tocca o si tiene tra le braccia un altro essere umano, ad esempio un neonato, o si accarezza una persona amata o o si prende o si dà la mano o quando si abbraccia tutto l'amore del proprio mondo.
Allora toccare significa eliminare la distanza, lo spazio tra gli individui e passare da una relazione pubblica ad un rapporto privato. Chi tocca ha un desiderio di fusione con l'altro, anche se per un attimo, un desiderio di condivisione dell'intimità. Anche in questo caso toccare è appropriarsi della realtà che è l'altro ed è anche un bisogno di comunicazione a livello emotivo che annulla la distanza.
Quando, per motivi di lavoro, andavo via per più giorni da casa, ciò che mi mancava di più erano gli abbracci da orso di mio marito. Meditate, gente, meditate! Luna
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