Sono andata a far la spesa al supermarket e, tra i formaggi e altri derivati del latte, ho visto prodotti con su un bollino rosso con la scritta 30% in meno. Era uno sconto su prodotti prossimi alla scadenza di consumo. Il bollino era un segnale per favorire la vendita ed evitare sprechi e smaltimento.
Ho fatto poi delle libere associazioni con ciò che da un pò di tempo mi accade e vedo accadere tumultuosamente intorno a me: eventi, situazioni, rapporti, fasi che sono arrivati a scadenza ed hanno portato ad un nuovo inizio.
Sono volate via come palloncini tre anziane mamme vedove che, da tempo, conducevano una vita limitata ed erano accudite dai familiari. Il loro tempo è arrivato a scadenza e il dolore per la loro dipartita è stato lenito dall' accettazione e dalla soddisfazione per il compito portato a termine con tenerezza e cura. E poi, i familiari coinvolti in prima persona, hanno conosciuto una libertà ed una leggerezza nuova. Si è chiuso un ciclo ed una condizione: "quella di figlio" ed è iniziata la fase
della "maturità" consapevole, soggetta solo a sé stessi.
Ci sono stati dei traslochi, fatti non nella primavera dell'indipendenza, ma nella fase autunnale della vita. C'è voluto coraggio perché con le case, in cui si è vissuto per tanto tempo, si creano forti legami affettivi. Anche disfarsi di mobili, oggetti, complementi di arredo, libri ecc...è un distacco doloroso. La nuova casa, più adeguata alle mutate esigenze, è terreno vergine, tutto da esplorare e fare proprio.
Sono arrivati a scadenza percorsi di studi e i giovani sono andati alla ricerca del loro futuro lontano dai luoghi noti e dalla sicurezza ovattata della famiglia. Fine di una fase ed inizio di un'altra.
Anche due rapporti di coppia sono giunti a scadenza e il progetto che prima era comune non potrà più continuare. La vita di coppia è scaduta ed è iniziata per i protagonisti una vita, al momento, da single.
Dopo questa analisi aggiungo solo due considerazioni; la vita è cambiamento: a volte naturale a volte accidentale,a volte voluto e desiderato, a volte subito e noi possiamo o impegnarci a seguirlo e gestirlo nella direzione desiderata o impegnarci a contrastarlo per rimanere immobili, in stand by.
In prossimità di un cambiamento, di una scadenza ci sono dei segnali, dei bollini rossi che ci avvertono. Vederli, coglierli, esserne consapevoli tocca a noi , sempre così distratti, così illusi, così superficiali e frettolosi. Possono prepararci ad accettare il cambiamento o , ove possibile, dirigerlo in una direzione meno dirompente per noi. Attenzione ai "bollini rossi"! Luna
martedì 27 ottobre 2015
sabato 17 ottobre 2015
Le donne chiacchierano, gli uomini giocano
" A noi ce piace tanto de chiacchierà "( frase pronunciata in romanesco da una popolare attrice italiana: S: Ferilli) è questa la tipica attività femminile: le donne chiacchierano e non sono mai a corto di argomenti e parole!
Le donne hanno un bisogno costante di condividere con altri: sentimenti, emozioni, piccoli e grandi eventi, impressioni, pettegolezzi,ecc.....Loro raccontano, analizzano, si pongono quesiti, chiedono consigli, opinioni, conforto e appoggio. Si scambiano informazioni su tutto: cosa cucinare a pranzo, come preparare un piatto, come eliminare le macchie, che regalo fare, quali prodotti acquistare, quali cure mediche prestare, farmaci da somministrare, quale abito ed accessorio indossare in una particolare occasione, come rapportarsi coi capricci o le difficoltà di un bambino, come truccarsi ecc......l'elenco è infinito!
La" rete" colloquiale e sociale, le donne l'hanno sempre tessuta ed usata come una sorta di mutuo soccorso, c'è bisogno solo di avere tempo ed occasione per parlarsi, utilizzando anche qualsiasi strumento, e per incontrarsi (ancora meglio).
Gli uomini trovano estenuante tutto questo parlare, si defilano e lasciano il campo. Anche nella coppia, il dialogo è fondamentale ma è come il vino: in modiche quantità e di buona qualità è salutare, in quantità eccessiva è deleterio. Esistono pochissimi uomini così disponibili e coriacei da non scappare da una donna loquace e se non lo fanno è perché hanno messo i tappi.
Gli uomini amano giocare con i loro" giocattoli "che sono vari: il pallone sferico o ovale, la bici,gli sci, paracaduti vari, la moto, la barca a vela o senza vela o con la vela e la tavola, l'auto......
Ah, loro le chiamano "passioni". Possono giocare personalmente, confrontandosi con la natura, la squadra, la strada, le gare ecc... Quelli pigri si divertono guardando di persona o con i media quelli che giocano o usano dei videogiochi. In realtà essi sono passivi di fronte al gioco e non sanno ciò che perdono in emozioni, divertimento e scarico psicofisico.
Naturalmente quando le passioni sono totalizzanti diventano "ossessioni" ed allora è indispensabile mettere paletti contenitivi e limitanti. Anche gli uomini fanno grandi chiacchierate con i compagni di gioco o di passione ma sono discorsi mono tematici e di commento. Le chiacchiere femminili sono universali: si possono fare dovunque e con le donne del mondo!
Conclusione: queste attività danno piacere e divertimento, inoltre all'uomo consentono uno sfogo fisico e mentale per le proprie energie e pulsioni e alle donne la possibilità di far parte e fruire di una società più vasta e universale: quella femminile. Sentiamoci liberi di chiacchierare e giocare ma, mi raccomando, misura ! Luna
Ah
Le donne hanno un bisogno costante di condividere con altri: sentimenti, emozioni, piccoli e grandi eventi, impressioni, pettegolezzi,ecc.....Loro raccontano, analizzano, si pongono quesiti, chiedono consigli, opinioni, conforto e appoggio. Si scambiano informazioni su tutto: cosa cucinare a pranzo, come preparare un piatto, come eliminare le macchie, che regalo fare, quali prodotti acquistare, quali cure mediche prestare, farmaci da somministrare, quale abito ed accessorio indossare in una particolare occasione, come rapportarsi coi capricci o le difficoltà di un bambino, come truccarsi ecc......l'elenco è infinito!
La" rete" colloquiale e sociale, le donne l'hanno sempre tessuta ed usata come una sorta di mutuo soccorso, c'è bisogno solo di avere tempo ed occasione per parlarsi, utilizzando anche qualsiasi strumento, e per incontrarsi (ancora meglio).
Gli uomini trovano estenuante tutto questo parlare, si defilano e lasciano il campo. Anche nella coppia, il dialogo è fondamentale ma è come il vino: in modiche quantità e di buona qualità è salutare, in quantità eccessiva è deleterio. Esistono pochissimi uomini così disponibili e coriacei da non scappare da una donna loquace e se non lo fanno è perché hanno messo i tappi.
Gli uomini amano giocare con i loro" giocattoli "che sono vari: il pallone sferico o ovale, la bici,gli sci, paracaduti vari, la moto, la barca a vela o senza vela o con la vela e la tavola, l'auto......
Ah, loro le chiamano "passioni". Possono giocare personalmente, confrontandosi con la natura, la squadra, la strada, le gare ecc... Quelli pigri si divertono guardando di persona o con i media quelli che giocano o usano dei videogiochi. In realtà essi sono passivi di fronte al gioco e non sanno ciò che perdono in emozioni, divertimento e scarico psicofisico.
Naturalmente quando le passioni sono totalizzanti diventano "ossessioni" ed allora è indispensabile mettere paletti contenitivi e limitanti. Anche gli uomini fanno grandi chiacchierate con i compagni di gioco o di passione ma sono discorsi mono tematici e di commento. Le chiacchiere femminili sono universali: si possono fare dovunque e con le donne del mondo!
Conclusione: queste attività danno piacere e divertimento, inoltre all'uomo consentono uno sfogo fisico e mentale per le proprie energie e pulsioni e alle donne la possibilità di far parte e fruire di una società più vasta e universale: quella femminile. Sentiamoci liberi di chiacchierare e giocare ma, mi raccomando, misura ! Luna
Ah
domenica 11 ottobre 2015
Litigare: istruzioni per l'uso
Litigare è un'esperienza universale come giocare. Si litiga per appropriarsi di qualcosa, per far valere le proprie ragioni, per dar sfogo alle frustrazioni, per smaltire la rabbia, per insofferenza, per aspettative deluse, per evitare sopraffazioni, a volte per attirare l'attenzione. Si litiga per futili motivi o per motivazioni serie perché litigare porta fuori ciò che teniamo chiuso dentro, che ci fa star male e che forse merita di avere una change di risoluzione o almeno di comprensione e allora è catartico, liberatorio, ma in altri casi può diventare distruttivo e pericoloso.
I litigi dei bambini sono zuffe in cui i protagonisti provano sé stessi, danno forza alle proprie motivazioni. Il più delle volte sono innocue schermaglie, necessarie per rapportarsi agli altri e capire che non c'è un solo punto di vista e che forse il proprio è discutibile. Litigare è una palestra e le ferite all'io sono superficiali.
Molto più pericolosi sono i litigi degli adulti, quando non sono scambi di opinioni, valutazioni, richieste e adattamenti reciproci. In una coppia litigare può svolgere anche un ruolo vivificatore della routine ed un monitoraggio degli equilibri, dei compiti, dei ruoli per evitare che uno dei due si adagi o prevalga sull'altro. Sono litigi costruttivi.
Pericolosi sono i litigi che scoppiano per sfogare sull'altro rabbia e frustrazione e che identificano l'altro come nemico o capro espiatorio di tutto ciò che non va. Sono distruttivi, possono portare alla violenza psicologica e/o fisica. Questi litigi hanno lo scopo di ferire ed umiliare l'altro per sentirsi poi gratificati dalla sofferenza inflitta, sono patologici.
La mia famiglia era numerosa e la mia infanzia mi ha resa un'esperta in litigi fraterni. Ricordo ancora le parole di mia madre che, alle mie rimostranze per dover sempre cedere alle richieste fraterne, mi diceva:"Tu sei più grande, capisci di più!" Ed ero sempre io che dovevo far pace per prima, perché :"Chi capisce di più, fa il primo passo." Già allora ero stufa di capire di più: avevo capito che era una gran fregatura!
Nella mia coppia sia io sia mio marito abbiamo un carattere forte, battagliero, per cui la nostra vita è stata frizzante e litigarella. Ma abbiamo imparato presto a fare attenzione a ciò che dicevamo durante i litigi, perché spesso le parole, nel momento dell'esplosione, erano dette per ferire,per toccare nel profondo l'altro dicendo"verità" parziali, che in quel frangente affermavamo essere assolute. Conclusione: litigate,ma "ATTENZIONE" badate a non farvi o fare del male !
Chi chiede scusa o comunque fa il primo gesto di conciliazione? Forse chi ha un carattere più conciliativo, mamma. Luna
lle
I litigi dei bambini sono zuffe in cui i protagonisti provano sé stessi, danno forza alle proprie motivazioni. Il più delle volte sono innocue schermaglie, necessarie per rapportarsi agli altri e capire che non c'è un solo punto di vista e che forse il proprio è discutibile. Litigare è una palestra e le ferite all'io sono superficiali.
Molto più pericolosi sono i litigi degli adulti, quando non sono scambi di opinioni, valutazioni, richieste e adattamenti reciproci. In una coppia litigare può svolgere anche un ruolo vivificatore della routine ed un monitoraggio degli equilibri, dei compiti, dei ruoli per evitare che uno dei due si adagi o prevalga sull'altro. Sono litigi costruttivi.
Pericolosi sono i litigi che scoppiano per sfogare sull'altro rabbia e frustrazione e che identificano l'altro come nemico o capro espiatorio di tutto ciò che non va. Sono distruttivi, possono portare alla violenza psicologica e/o fisica. Questi litigi hanno lo scopo di ferire ed umiliare l'altro per sentirsi poi gratificati dalla sofferenza inflitta, sono patologici.
La mia famiglia era numerosa e la mia infanzia mi ha resa un'esperta in litigi fraterni. Ricordo ancora le parole di mia madre che, alle mie rimostranze per dover sempre cedere alle richieste fraterne, mi diceva:"Tu sei più grande, capisci di più!" Ed ero sempre io che dovevo far pace per prima, perché :"Chi capisce di più, fa il primo passo." Già allora ero stufa di capire di più: avevo capito che era una gran fregatura!
Nella mia coppia sia io sia mio marito abbiamo un carattere forte, battagliero, per cui la nostra vita è stata frizzante e litigarella. Ma abbiamo imparato presto a fare attenzione a ciò che dicevamo durante i litigi, perché spesso le parole, nel momento dell'esplosione, erano dette per ferire,per toccare nel profondo l'altro dicendo"verità" parziali, che in quel frangente affermavamo essere assolute. Conclusione: litigate,ma "ATTENZIONE" badate a non farvi o fare del male !
Chi chiede scusa o comunque fa il primo gesto di conciliazione? Forse chi ha un carattere più conciliativo, mamma. Luna
lle
domenica 4 ottobre 2015
" Quanti anni hai ? "
Quante volte abbiamo posto o subito , nel corso del nostro cammino, le cosiddette "domande tormentone" ? Sono quelle domande innocue o indiscrete o maliziose che facciamo per informarci o per curiosare o per valutare il vissuto privato degli altri.
" Vai già a scuola? ", " Ti piace studiare? ", " Che classe fai? ", " Vuoi bene più a mamma o a papà? ", " Hai il/la fidanzato/a? ", " Che fai ora, lavori? ", " A quando le nozze? ", " Bambini? ", "E il secondo? ", " E la casa è tua? "
Ma la domanda principe è: " Quanti anni hai? "
Ad un certa età ( più o meno intorno ai quarant'anni ) questa domanda non è solo informativa della quantità di esperienze, conoscenze e crescita da attribuire ad una persona ma contiene una valutazione sociale e comparativa.
La nostra società attuale dà troppa importanza al binomio bellezza-giovinezza che è utilizzato come metro di paragone per valutare, etichettare, spettegolare ed inserire in modo quasi immediato in queste quattro categorie: giovane-vecchio, bello-brutto.
Noi, esseri umani, siamo come diamanti lavorati dalle molte sfaccettature: ridurre la varietà fisica, intellettiva, caratteriale, spirituale , morale, comportamentale solo a quelle quattro categorie non è possibile come non lo è ritenerle così fondamentali !
Solitamente non rispondo a questa domanda perché non accetto di essere etichettata da una cifra. Visivamente ci si rende conto in quale fase della vita sono le persone con le quali interagiamo e ciò dovrebbe bastare ad orientarci, no? Perché dobbiamo operare sempre un confronto, una competizione basata su due fattori, al di fuori del nostro controllo, come la bellezza e lo scorrere del tempo?
In realtà la domanda è: " Quanto sei vecchio/a ? "
La vecchiaia e il decadimento fisico spaventano, la vecchiaia rende brutti e l'imperativo categorico della nostra società dell'apparire è" essere giovani e belli" .
Eppure la nostra società è formata da tantissime persone mature, perché viviamo più a lungo ed il periodo che è diventato più lungo è la vecchiaia, che ci consente di vivere la vita e non morire! Luna
" Vai già a scuola? ", " Ti piace studiare? ", " Che classe fai? ", " Vuoi bene più a mamma o a papà? ", " Hai il/la fidanzato/a? ", " Che fai ora, lavori? ", " A quando le nozze? ", " Bambini? ", "E il secondo? ", " E la casa è tua? "
Ma la domanda principe è: " Quanti anni hai? "
Ad un certa età ( più o meno intorno ai quarant'anni ) questa domanda non è solo informativa della quantità di esperienze, conoscenze e crescita da attribuire ad una persona ma contiene una valutazione sociale e comparativa.
La nostra società attuale dà troppa importanza al binomio bellezza-giovinezza che è utilizzato come metro di paragone per valutare, etichettare, spettegolare ed inserire in modo quasi immediato in queste quattro categorie: giovane-vecchio, bello-brutto.
Noi, esseri umani, siamo come diamanti lavorati dalle molte sfaccettature: ridurre la varietà fisica, intellettiva, caratteriale, spirituale , morale, comportamentale solo a quelle quattro categorie non è possibile come non lo è ritenerle così fondamentali !
Solitamente non rispondo a questa domanda perché non accetto di essere etichettata da una cifra. Visivamente ci si rende conto in quale fase della vita sono le persone con le quali interagiamo e ciò dovrebbe bastare ad orientarci, no? Perché dobbiamo operare sempre un confronto, una competizione basata su due fattori, al di fuori del nostro controllo, come la bellezza e lo scorrere del tempo?
In realtà la domanda è: " Quanto sei vecchio/a ? "
La vecchiaia e il decadimento fisico spaventano, la vecchiaia rende brutti e l'imperativo categorico della nostra società dell'apparire è" essere giovani e belli" .
Eppure la nostra società è formata da tantissime persone mature, perché viviamo più a lungo ed il periodo che è diventato più lungo è la vecchiaia, che ci consente di vivere la vita e non morire! Luna
Iscriviti a:
Post (Atom)