Lui e lei (anche nelle coppie omosessuali c'è un lui e una lei) si incontrano o scontrano, si osservano, si annusano, prendono le misure, si piacciono, sono attratti e...scocca la scintilla.L' amore è una lampada ad olio che la scintilla ha acceso e, da quell'attimo, è necessario fare come le cinque giovani sagge nella parabola di Gesù: vigilare e rifornire d'olio la lampada affinché la fiamma non si spenga!
L'amore è un sentimento vivo per cui, nel tempo, cambia, si modifica secondo un suo ciclo e può morire, esaurirsi. Vediamolo questo ciclo: all'inizio abbiamo la passione travolgente, la disponibilità ad accogliere l'altro, la meraviglia del possesso, la curiosità e l'interesse, tutto molto intenso.
Poi c'è l'amore costruttivo con la spinta a fare nido e il desiderio di maternità e/o paternità.
Poi amore per la famiglia che si è costruita e con lo scopo di crescere i figli e fargli spiccare il volo: poco spazio per la coppia, e molto spazio per il lavoro e i figli.
Poi l'amore maturo che è profondo come una fossa oceanica in cui ci si immerge con muta e bombole. C'è silenzio, calma, serenità.
Non tutti arrivano alla fine del ciclo e non tutti alla fine provano quel dolcissimo amore maturo, però di sicuro, se si innamorano, provano la tempesta emotiva. Ed è così sconvolgente, appagante, meravigliosa che si aspettano di provarla sempre o almeno ciclicamente.
Vi devo disilludere: non è così! Per viverla di nuovo bisogna disamorarsi del proprio partner e innamorarsi di un altro e...poi....il ciclo ricomincerà.
Sarà per questo che tutto frana? Questo desiderio fortissimo di ubriacatura colossale emotiva e passionale che ti fa sentire non solo vivo, ma di più: superiore agli altri, unico, baciato dal fato, sarà per provarlo di nuovo? Ci vuole un attimo per distruggere il rapporto che ha perso smalto e luce, che è ammaccato e crepato per uno nuovo splendido splendente.
Oppure è perché, dopo aver vissuto insieme per un pò di anni, ci si rende conto di essersi sbagliati, che colui che credevamo fosse il sole, abbagliati dall'accecamento dell'innamoramento, in realtà era una nuvola.
Eh, sì perché c'è un altro elemento che entra pesantemente in gioco: i protagonisti cambiano crescendo, spesso non in simultanea con l'altro e, a volte, non nella stessa direzione!
Che incredibile guazzabuglio !
Mi fermo qui, per un pò, ma mi riservo in futuro di offrirvi un gomitolo, che srotolato nel labirinto del quotidiano, vi farà da guida per ottenere (forse)"un amore per sempre" Luna
domenica 31 maggio 2015
sabato 30 maggio 2015
Con l'amore non si scherza (A. de Musset) prima parte
Ho riflettuto a lungo su una battuta ascoltata alla radio. Eccola: " il matrimonio è un'istituzione molto valida, peccato che sia nata quando l'aspettativa di vita era di trenta anni."
Ma vuoi vedere, ho pensato, che i cambiamenti nei rapporti di coppia a cui stiamo assistendo da un pò di anni e che si allargano a cerchi concentrici,come un sasso lanciato nell'acqua, dipendono anche dal fatto che la nostra aspettativa di vita è di ottanta anni?
Come è possibile che due persone stiano insieme e si amino per quasi sessanta anni?
Nella nostra società poi, che considera elemento fondamentale l'accelerazione dei ritmi ed è nota per la filosofia economica ed esistenziale dell' usa e getta?
Un periodo di tempo così allungato è una sfida per chi ha pronunciato in privato o pubblicamente l'avverbio " sempre" o la frase " finché morte non ci separi" , non vi pare?
Sembra ineluttabile quindi che un solo matrimonio o un unico rapporto di coppia sia impossibile o per lo meno raro.
Allora ho cominciato a valutare da un'ottica diversa tutti questi matrimoni e convivenze che naufragano dopo un certo numeri di anni, anche perché è andato banalizzandosi sempre più il termine "amore" e forse non è preso in seria considerazione il fatto che amare è un impegno costante e faticoso per molti anni, finché si è talmente interconnessi e talmente complici che vivere bene insieme è una strada in discesa.
Mio marito era solito dire:" Perché dovrei cercare o guardare un'altra donna, quando ho fatto così tanta fatica per conoscere e capire lei? Per me va bene così, sono troppo stanco per iniziare tutto daccapo!" Naturalmente può suonare un pò cinico, ma detto da un uomo, che aveva già festeggiato le nozze d'argento, suona proprio come una gran verità! E' lampante che parlava così perché il rapporto gli stava bene ed è altrettanto lampante che gli era ben nota la fatica e l'impegno di non perdere la scintilla e non lasciar spegnere la fiamma sui lunghi tempi!
Sintetizzando, gli aspetti fin qui analizzati sono: una lunga vita , ritmi stritolanti, tendenza al disimpegno. Riflettete su questo, poi vi dirò cos'è l'amore e la sua natura. Luna (continua)
Ma vuoi vedere, ho pensato, che i cambiamenti nei rapporti di coppia a cui stiamo assistendo da un pò di anni e che si allargano a cerchi concentrici,come un sasso lanciato nell'acqua, dipendono anche dal fatto che la nostra aspettativa di vita è di ottanta anni?
Come è possibile che due persone stiano insieme e si amino per quasi sessanta anni?
Nella nostra società poi, che considera elemento fondamentale l'accelerazione dei ritmi ed è nota per la filosofia economica ed esistenziale dell' usa e getta?
Un periodo di tempo così allungato è una sfida per chi ha pronunciato in privato o pubblicamente l'avverbio " sempre" o la frase " finché morte non ci separi" , non vi pare?
Sembra ineluttabile quindi che un solo matrimonio o un unico rapporto di coppia sia impossibile o per lo meno raro.
Allora ho cominciato a valutare da un'ottica diversa tutti questi matrimoni e convivenze che naufragano dopo un certo numeri di anni, anche perché è andato banalizzandosi sempre più il termine "amore" e forse non è preso in seria considerazione il fatto che amare è un impegno costante e faticoso per molti anni, finché si è talmente interconnessi e talmente complici che vivere bene insieme è una strada in discesa.
Mio marito era solito dire:" Perché dovrei cercare o guardare un'altra donna, quando ho fatto così tanta fatica per conoscere e capire lei? Per me va bene così, sono troppo stanco per iniziare tutto daccapo!" Naturalmente può suonare un pò cinico, ma detto da un uomo, che aveva già festeggiato le nozze d'argento, suona proprio come una gran verità! E' lampante che parlava così perché il rapporto gli stava bene ed è altrettanto lampante che gli era ben nota la fatica e l'impegno di non perdere la scintilla e non lasciar spegnere la fiamma sui lunghi tempi!
Sintetizzando, gli aspetti fin qui analizzati sono: una lunga vita , ritmi stritolanti, tendenza al disimpegno. Riflettete su questo, poi vi dirò cos'è l'amore e la sua natura. Luna (continua)
domenica 24 maggio 2015
sabato 23 maggio 2015
Signori: si aprono le danze!
Ballare! Muoversi nello spazio ad un ritmo musicale, usare il proprio corpo per esprimere sensazioni di gioia, di libertà, di sensualità, di tristezza ecc...E' un bisogno primordiale, primitivo, è il linguaggio del corpo che si muove su una colonna sonora che, in alcuni momenti non è esterna ma interna.
Chi non riesce a sentire e seguire il ritmo non è forse molto aggraziato, è fuori tempo, ma può comunque ballare, chi invece non riesce a lasciarsi andare e a tirar fuori il suo mondo interiore è bloccato nell'immobilità.
Trovo estremamente godibile ballare in sintonia con un partner, è una gioia condivisa, un divertimento assicurato, un gioco di accordi e di seduzione e, per una volta, non c'è nessuna ambiguità di ruoli. Nel ballo di coppia all'uomo compete di condurre, guidare e decidere e, come insegnano i maestri, è la cornice che contiene ed esalta il quadro che è la donna, a cui compete brillare e lasciarsi contemplare.
Ogni ballo ha una sua bellezza, ogni ritmo esprime un messaggio che sia l'eleganza o il corteggiamento o la contesa o l'allegria o la passione o la denuncia....
Ci sono anche i balli di gruppo che, a mio parere, sono un pò tribali, ma hanno il vantaggio di permettere di ballare anche a chi è solo e di costruire piacevoli coreografie.
Non è emozionante solo cimentarsi nel ballo, lo è anche assistere a gare o esibizioni o spettacoli. Certo da un ruolo di protagonista si passa a quello di spettatore, ma ugualmente vi è uno scambio emotivo tra chi esegue e chi osserva.
Ho visto, a Siviglia, uno spettacolo di flamenco con ballerini gitani, tre chitarristi e una voce solista. All'inizio c'era una certa calma, ma, man mano che quelle movenze, il battere di tacchi, le braccia sinuose che parlavano, il lamento armonico delle chitarre e gli accenti accorati del cantante si armonizzavano e confluivano l'uno nell'altro, si è creata un'atmosfera piena di pathos e noi, spettatori, presi e avvinti incitavamo urlando; OLE'! E' stato inebriante e liberatorio e gli occhi ci sbrilluccicavano!
Il balletto classico a me piace molto e a voi? E' uno spettacolo pieno di grazia, eleganza e levità, senza parole perché il viso, le mani, i movimenti, gli sguardi, le posture del corpo, le coreografie sono un fiume di parole su una musica che è letto e sponda ed incanala verso il mare che è lo spettatore. Se poi avete visto quella statua vivente che porta sui palcoscenici mondiali bellezza, passione e professionalità italiana: il N°1 Roberto Bolle, siete stati veramente fortunati e potrete dire con orgoglio: io l'ho visto!
Ballate, muovetevi, liberatevi, esprimete, siate vivi! Godete di qualcosa che ci accomuna, che fa bene all'anima ed è qua, a portata di tutti. Siete d'accordo? Luna
Chi non riesce a sentire e seguire il ritmo non è forse molto aggraziato, è fuori tempo, ma può comunque ballare, chi invece non riesce a lasciarsi andare e a tirar fuori il suo mondo interiore è bloccato nell'immobilità.
Trovo estremamente godibile ballare in sintonia con un partner, è una gioia condivisa, un divertimento assicurato, un gioco di accordi e di seduzione e, per una volta, non c'è nessuna ambiguità di ruoli. Nel ballo di coppia all'uomo compete di condurre, guidare e decidere e, come insegnano i maestri, è la cornice che contiene ed esalta il quadro che è la donna, a cui compete brillare e lasciarsi contemplare.
Ogni ballo ha una sua bellezza, ogni ritmo esprime un messaggio che sia l'eleganza o il corteggiamento o la contesa o l'allegria o la passione o la denuncia....
Ci sono anche i balli di gruppo che, a mio parere, sono un pò tribali, ma hanno il vantaggio di permettere di ballare anche a chi è solo e di costruire piacevoli coreografie.
Non è emozionante solo cimentarsi nel ballo, lo è anche assistere a gare o esibizioni o spettacoli. Certo da un ruolo di protagonista si passa a quello di spettatore, ma ugualmente vi è uno scambio emotivo tra chi esegue e chi osserva.
Ho visto, a Siviglia, uno spettacolo di flamenco con ballerini gitani, tre chitarristi e una voce solista. All'inizio c'era una certa calma, ma, man mano che quelle movenze, il battere di tacchi, le braccia sinuose che parlavano, il lamento armonico delle chitarre e gli accenti accorati del cantante si armonizzavano e confluivano l'uno nell'altro, si è creata un'atmosfera piena di pathos e noi, spettatori, presi e avvinti incitavamo urlando; OLE'! E' stato inebriante e liberatorio e gli occhi ci sbrilluccicavano!
Il balletto classico a me piace molto e a voi? E' uno spettacolo pieno di grazia, eleganza e levità, senza parole perché il viso, le mani, i movimenti, gli sguardi, le posture del corpo, le coreografie sono un fiume di parole su una musica che è letto e sponda ed incanala verso il mare che è lo spettatore. Se poi avete visto quella statua vivente che porta sui palcoscenici mondiali bellezza, passione e professionalità italiana: il N°1 Roberto Bolle, siete stati veramente fortunati e potrete dire con orgoglio: io l'ho visto!
Ballate, muovetevi, liberatevi, esprimete, siate vivi! Godete di qualcosa che ci accomuna, che fa bene all'anima ed è qua, a portata di tutti. Siete d'accordo? Luna
venerdì 15 maggio 2015
Umore malmostoso
Momento no! Sono irritata! Perché ci devono essere così tante rotonde e dossi, dossetti e "colline"? Esagero? No, esagerata è l'altezza di alcuni dossi ed eccessivo è il numero di rotonde, incroci trasformati in girotondi attorno a un sottotorta e gimcane strane.
Risposta: dobbiamo andare piano , è pericoloso per noi automobilisti che ci troviamo circondati da altri automobilisti frettolosi e tanti pedoni: anziani, nonne con passeggino, studenti con zaino, donne con bimbi e borse, e poi bici, moto, autobus, pulmini ecc... Siamo in città e la strada è di tutti, ok: sono d'accordo. Siamo testardi, continuiamo a pigiare sull'acceleratore, freniamo all'ultimo minuto ecc.. Le rotonde rallentano e regolano il traffico agli incroci con più strade, ok, ma neanche possiamo procedere a singhiozzo e dimenticarci cosa sia un percorso lineare, no?
Io lamento che non ci sia misura.
Tante rotonde, in successione , sono inutilmente troppe, fanno diventare la strada un percorso ad ostacoli considerato che prima e dopo ci sono i mitici rialzi, dossi ecc...La mia schiena è problematica e per quanto rallenti, il colpo diretto alla mia colonna non manca mai, se poi mi distraggo un secondo, la punizione diventa distruttiva per me e le sospensioni della mia auto.
Torino ha sempre avuto un traffico altamente disciplinato non solo da viali e controviali ma anche da un numero esorbitante di semafori, es. corso Francia. Adesso si sono aggiunte le mega rotonde da brivido, quelle dove se sei un attimo indeciso : si salvi chi può, sei perduto! Forse si potrebbe aggiungere qualche semaforo, no? A parte questo, il problema non è tanto Torino quanto i comuni della prima cintura.
Qualcuno ha mai percorso la statale 24, detta militare, della Val di Susa? Ma vi pare sia il caso di obbligare ad andare a 50 km all'ora anche in tratti rettilinei e con campi a destra e a sinistra? Lo so, si può prendere l'autostrada, ma perché la scelta è o andare al passo della tartaruga o alla velocità del leopardo? Non possiamo andare con il trotto del cavallo, con qualche galoppata qua e là , ove possibile? L'unico modo per renderci disciplinati è quello di costringerci e punirci?
Oppure il messaggio è : andate a piedi, in bici, coi mezzi pubblici?
Scusate questo scaricare il mio malumore, ma è sempre meglio tirare fuori che far marcire dentro. Luna
Risposta: dobbiamo andare piano , è pericoloso per noi automobilisti che ci troviamo circondati da altri automobilisti frettolosi e tanti pedoni: anziani, nonne con passeggino, studenti con zaino, donne con bimbi e borse, e poi bici, moto, autobus, pulmini ecc... Siamo in città e la strada è di tutti, ok: sono d'accordo. Siamo testardi, continuiamo a pigiare sull'acceleratore, freniamo all'ultimo minuto ecc.. Le rotonde rallentano e regolano il traffico agli incroci con più strade, ok, ma neanche possiamo procedere a singhiozzo e dimenticarci cosa sia un percorso lineare, no?
Io lamento che non ci sia misura.
Tante rotonde, in successione , sono inutilmente troppe, fanno diventare la strada un percorso ad ostacoli considerato che prima e dopo ci sono i mitici rialzi, dossi ecc...La mia schiena è problematica e per quanto rallenti, il colpo diretto alla mia colonna non manca mai, se poi mi distraggo un secondo, la punizione diventa distruttiva per me e le sospensioni della mia auto.
Torino ha sempre avuto un traffico altamente disciplinato non solo da viali e controviali ma anche da un numero esorbitante di semafori, es. corso Francia. Adesso si sono aggiunte le mega rotonde da brivido, quelle dove se sei un attimo indeciso : si salvi chi può, sei perduto! Forse si potrebbe aggiungere qualche semaforo, no? A parte questo, il problema non è tanto Torino quanto i comuni della prima cintura.
Qualcuno ha mai percorso la statale 24, detta militare, della Val di Susa? Ma vi pare sia il caso di obbligare ad andare a 50 km all'ora anche in tratti rettilinei e con campi a destra e a sinistra? Lo so, si può prendere l'autostrada, ma perché la scelta è o andare al passo della tartaruga o alla velocità del leopardo? Non possiamo andare con il trotto del cavallo, con qualche galoppata qua e là , ove possibile? L'unico modo per renderci disciplinati è quello di costringerci e punirci?
Oppure il messaggio è : andate a piedi, in bici, coi mezzi pubblici?
Scusate questo scaricare il mio malumore, ma è sempre meglio tirare fuori che far marcire dentro. Luna
giovedì 14 maggio 2015
Donne moderne: anni 90-2000
Lentamente e progressivamente si è verificato un cambiamento; il desiderio di uscire dal mondo domestico ed entrare in contatto col mondo esterno così vario e stimolante, il desiderio di emancipazione ed il bisogno di maggiori entrate per migliorare la qualità della vita hanno portato le donne ad inserirsi nel lavoro.
Ma.... e tutto quello che era affidato alle donne, soprattutto il loro ruolo di madri ?
Il " lavoro ": quelle otto ore, come minimo, di full immersion nelle dinamiche lavorative e nel peso fisico e psicologico della fatica, si è semplicemente aggiunto.
Mia figlia è una donna che lavora, che è madre e che per la maggior parte della settimana è single: lei è un'artista di casa e di azienda. Avete presente i giocolieri che si incontrano nelle strade e piazze del centro? Lei, come tutte le madri che lavorano , ogni giorno lancia in aria numerose palline che continua a rilanciare sù e giù cercando di non farle cadere fino a notte quando, crolla in coma.
Le ore di una giornata sono sempre 24: come si fa a fare tutto? A parte alcune donne super energiche,
come la mia più cara amica che io accuso ironicamente da tempo di drogarsi, non si fa, non si può fare, anzi a me pare impossibile che qualcuno possa concepire per una persona un tale carico di compiti e di fatica! Allora? Signore, si tagliano, certo non le persone, bensì le prestazioni, ogni donna secondo le proprie priorità e i propri valori e poi si cerca aiuto, pagato e non, e solidarietà per risolvere le continue e innumerevoli emergenze e necessità,
Ho comprato ed ho regalato a mia figlia una targhetta da appendere in bagno sopra la lavatrice, c'è
scritto: Consigli per il bucato
Lavare: Domani
Stendere: Vediamo
Stirare: Siamo realisti
Questa targhetta segnala il cambiamento della condizione femminile e anche la loro stanchezza, ma io ritengo che loro sono le donne moderne, che sono tante, in mezzo a noi, che conoscono i segreti della vita e della morte, che hanno saputo combattere per la loro libertà e che hanno conquistato il loro posto nel mondo. Di cammino da fare, però, ce n'è ancora! Luna
Ma.... e tutto quello che era affidato alle donne, soprattutto il loro ruolo di madri ?
Il " lavoro ": quelle otto ore, come minimo, di full immersion nelle dinamiche lavorative e nel peso fisico e psicologico della fatica, si è semplicemente aggiunto.
Mia figlia è una donna che lavora, che è madre e che per la maggior parte della settimana è single: lei è un'artista di casa e di azienda. Avete presente i giocolieri che si incontrano nelle strade e piazze del centro? Lei, come tutte le madri che lavorano , ogni giorno lancia in aria numerose palline che continua a rilanciare sù e giù cercando di non farle cadere fino a notte quando, crolla in coma.
Le ore di una giornata sono sempre 24: come si fa a fare tutto? A parte alcune donne super energiche,
come la mia più cara amica che io accuso ironicamente da tempo di drogarsi, non si fa, non si può fare, anzi a me pare impossibile che qualcuno possa concepire per una persona un tale carico di compiti e di fatica! Allora? Signore, si tagliano, certo non le persone, bensì le prestazioni, ogni donna secondo le proprie priorità e i propri valori e poi si cerca aiuto, pagato e non, e solidarietà per risolvere le continue e innumerevoli emergenze e necessità,
Ho comprato ed ho regalato a mia figlia una targhetta da appendere in bagno sopra la lavatrice, c'è
scritto: Consigli per il bucato
Lavare: Domani
Stendere: Vediamo
Stirare: Siamo realisti
Questa targhetta segnala il cambiamento della condizione femminile e anche la loro stanchezza, ma io ritengo che loro sono le donne moderne, che sono tante, in mezzo a noi, che conoscono i segreti della vita e della morte, che hanno saputo combattere per la loro libertà e che hanno conquistato il loro posto nel mondo. Di cammino da fare, però, ce n'è ancora! Luna
domenica 10 maggio 2015
Donne moderne: anni 90- anni 2000
Sono stata molto attirata dalla mostra di Tamara de Lempicka, che non conoscevo affatto né come artista né come donna , ed insieme ad un'amica ci siamo affrettate ad andare a vederla. Sono uscita soddisfatta; avevo incontrato una grande artista ed una donna moderna degli anni venti e trenta che incarnava il prototipo della" Diva ".
Provavo una sensazione di appagamento; tutto era stato interessante: gli abiti, i cappelli, gli atteggiamenti teatrali, i gesti enfatizzati, le fotografie in bianco e nero del suo volto, la storia della sua vita così varia, così intensa, così al di fuori delle righe, considerata l'epoca.
E poi le sue opere: dagli acquerelli giovanili ai suoi oli che celebravano la femminilità, l'eleganza, la sensualità. Critici d'arte hanno spiegato e commentato i suoi dipinti, io dirò solo che a me , i suoi quadri, hanno tolto il fiato! Andate a visitarla e poi ditemi le impressioni.
Questa artista, per le altre donne contemporanee, simboleggiava un ideale femminile di modernità e libertà, era una creatura quasi mitica, come lo erano le attrici, a distanza stellare dalla loro vita quotidiana: era divina, non umana!
Tutte le altre donne, fino agli anni 70, non erano moderne ma erano" le regine della casa"! Mentre l'uomo procacciava,nel mondo esterno, il necessario per il mantenimento, loro oliavano gli ingranaggi della conduzione domestica, avevano il controllo totale della polvere, dell'ordine, delle pulizie , del bucato , dello stirare, degli armadi, dei rammendi ecc....
Erano o aspiravano ad essere cuoche provette e spesso vi era competizione nel parentado o tra vicine e amiche: una specie di Master Chef casalingo.
Poi c'era il prendersi cura del marito, prima di tutto, e poi dei figli: secondo lavoro a tempo pieno che richiedeva numerose competenze, pazienza e disponibilità H24.
C'erano anche gli anziani in casa, i single, i disabili di cui prendersi cura.
Ah, dimenticavo, organizzavano feste e cerimonie con tanti invitati! ( continua ) Luna
Provavo una sensazione di appagamento; tutto era stato interessante: gli abiti, i cappelli, gli atteggiamenti teatrali, i gesti enfatizzati, le fotografie in bianco e nero del suo volto, la storia della sua vita così varia, così intensa, così al di fuori delle righe, considerata l'epoca.
E poi le sue opere: dagli acquerelli giovanili ai suoi oli che celebravano la femminilità, l'eleganza, la sensualità. Critici d'arte hanno spiegato e commentato i suoi dipinti, io dirò solo che a me , i suoi quadri, hanno tolto il fiato! Andate a visitarla e poi ditemi le impressioni.
Questa artista, per le altre donne contemporanee, simboleggiava un ideale femminile di modernità e libertà, era una creatura quasi mitica, come lo erano le attrici, a distanza stellare dalla loro vita quotidiana: era divina, non umana!
Tutte le altre donne, fino agli anni 70, non erano moderne ma erano" le regine della casa"! Mentre l'uomo procacciava,nel mondo esterno, il necessario per il mantenimento, loro oliavano gli ingranaggi della conduzione domestica, avevano il controllo totale della polvere, dell'ordine, delle pulizie , del bucato , dello stirare, degli armadi, dei rammendi ecc....
Erano o aspiravano ad essere cuoche provette e spesso vi era competizione nel parentado o tra vicine e amiche: una specie di Master Chef casalingo.
Poi c'era il prendersi cura del marito, prima di tutto, e poi dei figli: secondo lavoro a tempo pieno che richiedeva numerose competenze, pazienza e disponibilità H24.
C'erano anche gli anziani in casa, i single, i disabili di cui prendersi cura.
Ah, dimenticavo, organizzavano feste e cerimonie con tanti invitati! ( continua ) Luna
sabato 9 maggio 2015
GIRI IN GIRO !
Spesso vado in giro per la mia città, Torino, ad osservare, scoprire, rivedere palazzi, piazze, giardini e parchi, viali, monumenti, botteghe storiche, chiese e strade, per verificare come cambia il suo aspetto con i colori e la luce delle varie stagioni e come sia viva e dinamica e, ora, anche accogliente.
Pur non essendo nata qui, questa è la città che mi ha accolta, mi ha offerto terra ricca di humus per affondare le mie radici e crescere, espandermi e produrre fiori e frutti. Lei mi nutre ed io le sono grata e ne sono incantata.
Ho viaggiato, non quanto avrei desiderato, ed ho visitato molte città europee e spesso sono rimasta ammirata per le loro particolarità e bellezze ed allora mi chiedevo:" Come sarà vivere qui, godere e sfruttare al massimo le possibilità che offre ai suoi abitanti, conoscere a fondo il suo respiro,vivere nel suo ritmo, imparare ed accettarne le consuetudini ecc..."
E, ora, quando incontro i turisti che annusano, ammirano e apprezzano la nostra Torino, io mi beo della consapevolezza che ne sono cittadina e vorrei dir loro," Io ci vivo, è bello ed è un privilegio".
Anche per voi è così?
Spostarsi, viaggiare, andare in giro, visitare, salire, scendere, ballare, fare movimento, muovere il nostro corpo nello spazio: avete mai pensato a quanto sia importante, essenziale per conoscere il nostro mondo e diventare quel che siamo?
Il movimento ci fa essere autonomi, ci permette di fare sport, di esplorare nuovi luoghi, di vivere esperienze ed emozioni, ci offre nuove prospettive , infinite possibilità.
Ogni limitazione alla nostra possibilità di muoverci, di spostarci, è una limitazione al nostro essere uomini liberi perché muoversi per il mondo, come se il mondo ci appartenesse, è essenziale per sentirci completi e "giovani".
Forse il più debilitante effetto dell'essere vecchi è la graduale lentezza e difficoltà nei movimenti, perciò dobbiamo avere pazienza e tolleranza e comprensione verso il giovane di ieri, noi che siamo i vecchi di domani.
Per me il sesto senso è il movimento! Luna
Pur non essendo nata qui, questa è la città che mi ha accolta, mi ha offerto terra ricca di humus per affondare le mie radici e crescere, espandermi e produrre fiori e frutti. Lei mi nutre ed io le sono grata e ne sono incantata.
Ho viaggiato, non quanto avrei desiderato, ed ho visitato molte città europee e spesso sono rimasta ammirata per le loro particolarità e bellezze ed allora mi chiedevo:" Come sarà vivere qui, godere e sfruttare al massimo le possibilità che offre ai suoi abitanti, conoscere a fondo il suo respiro,vivere nel suo ritmo, imparare ed accettarne le consuetudini ecc..."
E, ora, quando incontro i turisti che annusano, ammirano e apprezzano la nostra Torino, io mi beo della consapevolezza che ne sono cittadina e vorrei dir loro," Io ci vivo, è bello ed è un privilegio".
Anche per voi è così?
Spostarsi, viaggiare, andare in giro, visitare, salire, scendere, ballare, fare movimento, muovere il nostro corpo nello spazio: avete mai pensato a quanto sia importante, essenziale per conoscere il nostro mondo e diventare quel che siamo?
Il movimento ci fa essere autonomi, ci permette di fare sport, di esplorare nuovi luoghi, di vivere esperienze ed emozioni, ci offre nuove prospettive , infinite possibilità.
Ogni limitazione alla nostra possibilità di muoverci, di spostarci, è una limitazione al nostro essere uomini liberi perché muoversi per il mondo, come se il mondo ci appartenesse, è essenziale per sentirci completi e "giovani".
Forse il più debilitante effetto dell'essere vecchi è la graduale lentezza e difficoltà nei movimenti, perciò dobbiamo avere pazienza e tolleranza e comprensione verso il giovane di ieri, noi che siamo i vecchi di domani.
Per me il sesto senso è il movimento! Luna
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