Iacopo Fo scrive: “ Ridere è liberatorio,
afrodisiaco, sprizzante, esaltante, piacevole e intelligente. Ed è pure gratis.
“
Sono profondamente d’accordo: ridere ti fa vivere meglio e allunga la vita. Anche ridere di sé stessi è piacevole: porta
a non prendersi troppo sul serio, ad alleggerire i propri errori, inserendoli
nella prospettiva dell’umiltà e dell’accettazione della personale imperfezione.
Quando l’anima è in sofferenza e, dentro e fuori di
te, la tristezza ti è compagna, è più difficile ridere e…. questo piacere ti
manca, è un’assenza di energia vitale. Allora, che si fa?
Io ho attivato strategie di emergenza e sono andata
a teatro e al cinema.
A teatro ho assistito all’ultimo spettacolo del
comico E. Brignano: Ho riso tanto!
Lo spettacolo” Evolushow 2.0 “ sostenuto ”quasi”
interamente, per due ore e mezza, dal soliloquio del comico, trattava dell’evoluzione
dell’uomo nell’era di Internet e si chiedeva “ da dove veniamo “, ma
soprattutto “ dove andiamo “? E poi, in questo mondo così informatizzato e
social, l’uomo come sta cambiando e se le emozioni umane hanno tuttora un loro
spazio. Il tutto trattato con leggerezza,
arguzia, umorismo, ironia e maestria ma con salde radici nel pesante.
A cinema ho visto il film “ Quo vado? “
Nel film, che era una commedia all’italiana sulla
scia di Sordi, Verdoni ecc…, veniva messo alla berlina la mitica aspirazione
italiana al “ posto fisso “. Si è riso della testardaggine italica, di certi comportamenti
incivili e di quelli arcaici ma duri a cambiare, dell’adattabilità e creatività
nell’arrangiarsi per trovare un modo di farsi la tana e tener duro in
situazioni difficili. Naturalmente non è mancato il tipico escamotage
gattopardesco del” cambiar tutto per non cambiare nulla”. Eravamo noi, con i
nostri vizi, i nostri difetti, poche virtù, sogni e comportamenti. Ci siamo
guardati allo specchio , ci siamo riconosciuti, abbiamo riso di noi e, in un
certo senso, abbiamo anche preso le distanze e ci siamo vergognati un po’.
Sì, sì, sì è stato liberatorio, esaltante,
piacevole, intelligente, beh afrodisiaco e gratis….non tanto.
Che bello
ridere!
Luna
Che bello ridere!! D'accordissimo!!! E aggiungerei non prendersi mai troppo sul serio! Non per superficialità, ma per mantenere sempre vivo il fanciullo che è in noi e che ha una voglia pazza di ridere, per sdrammatizzare, per esorcizzare le paure , semplicemente per rilassarsi....
RispondiEliminaCondividomil tuo pensiero sul film di Checco Zalone. Anche a me ha ricordato certa satira alla Sordi (uno fra tutti "Il medico della mutua"). Far ridere con intelligenza e senza volgarità non è facile e non è comune.
Penso che non ci sia nulla di piu'spontaneo,liberatorio e gratificante,per il corpo e per lo spirito,che ridere di fronte ad avvenimenti,situazioni,storie,aneddoti,relativi alla nostra vita o a quella di chi conosciamo che scatenano la nostra ilarita'o sollecitano il nostro umorismo..La risata,prerogativa esclusiva di noi umani,secondo me,assume la funzione di "specchio deformante" della realta',riproducendo in noi la visione"capovolta"di immagini,sotto la spinta dell'ironia,della comicita',della satira.Penso che ci fornisca la intima consapevolezza del ruolo di "teatranti"della vita,un po' come diceva Pirandello..Ridere,o meglio"riderci addosso"e' una specie di medicina naturale,un elisir per il cuore,un conforto ed una gioia!Offriamoci dunque alla risata,a questa "cascata"di acqua sorgiva che ci rinfranca e ci disseta nella nostra ricerca della felicita'!
RispondiEliminaSembra paradossale, ma "ridere è una cosa seria", perché gli antichi, tra cui Aristotele, ci insegnano ancora oggi, dopo più di 2.000 anni, che il riso è il sale della vita. Ridere al Cinema, al Teatro, tra amici, colleghi e familiari è stupendo e salutare. Proprio per questo motivo aggiungerei, citando un autore letterario, che "un malato che ride, è un malato che vuol vivere, che è deciso a guarire. Anche un malato grave, se ride, non perde energia, anzi, ne acquista. E non c'è nulla di più dannoso dei parenti e dei conoscenti che circondano con mestizia e tristezza il letto di un ammalato. Il quale, il più delle volte, se è sostenuto dall'ottimismo del sorriso, è lui a consolare quanti lo circondano, a cercare di tenerli allegri". Voglio ricordare sempre con un profondo sorriso chi ho perduto e chi purtroppo in futuro perderò! Spero che anche i posteri ricorderanno me alla stessa maniera.
RispondiEliminaVisto che siamo tutti d'accordo, ricordiamoci di sorridere e ridere spesso per trasmettere anche la nostra gioia di vivere! Luna
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