sabato 13 febbraio 2016

Dopo il Festival?

In questi tempi in cui nulla è stabile e definitivo, in cui tutto cambia e passa, in cui non si riesce quasi più a mantenere per lunghi periodi ed in buona salute nessuno dei rapporti interpersonali più importanti, ci sono due eventi che, in Italia, ritornano anno dopo anno, inossidabili: il Campionato di calcio e il Festival di Sanremo.
Il Festival di Sanremo è uno spettacolo composto da nuove canzoni e da cover, dalla musica dal vivo, di ospiti prestigiosi, di sketch comici, interventi commoventi o significativi sull’attualità, di cantanti sconosciuti o già noti, ma comunque coraggiosi perché partecipano ad una gara e si mettono in gioco.
E’ uno spettacolo di intrattenimento, ultimo del suo genere, piacevole, leggero ma non banale e portatore di spensieratezza, di cui abbiamo un estremo bisogno. E’ uno spettacolo che mostra la nostra nazione, detta “del bel canto”, come una comunità che produce ancora musica e canto nazional popolare.
Noi italiani cantavamo, eravamo così pieni di sentimenti, così colmi di cuore e amore che ci sgorgavano dalla gola ed insopprimibile era il bisogno di cantare e di comunicare agli altri il nostro sentire.
Ora siamo chiusi, ripiegati su noi stessi, ascoltiamo il canto altrui, mentre la nostra musica, quella di dentro, è triste e desolata. Là dove regnava cuore e amore, regna la sfiducia, lo scontento, la rabbia, l’intolleranza.
IL Festival ci regala una pausa di cinque giorni, ci regala: luci, scale, colori, fiori, vestiti, personaggi, canto e musica, qualche riflessione, chiacchiere e pettegolezzi.
Una parte di italiani è lì a goderselo dal primo minuto, un’altra lo assaggia un po’ qua e un po’ là, quando ne ha voglia, un’altra parte, quella intellettuale e un po’ snob, afferma di non guardarlo, ma poi un’occhiata a tarda sera la dà, tanto per poter criticare. Io , non lo amo molto, faccio degli assaggi perché sono curiosa e mi piace essere informata, ma lo trovo troppo lungo, ripetitivo e troppo infarcito di pubblicità, ne apprezzo però la valenza perché coinvolge un po’ tutti, perché lo sentiamo nostro, comune e perché ci rende più lievi.
E poi finisce…..e noi?
Possibile che siamo di nuovo pronti a ritornare ad essere uomini e donne grigie in un mondo grigio?
Possibile che non troviamo il modo e la forza di essere più positivi e di prendere la vita così com’è, contenti di fare del nostro meglio?                                     Luna



5 commenti:

  1. Carissima Luna,anche io,anche se frammentariamente,facendo "zapping"qua e la',tra un film e l'altro,ho visto il festival di Sanremo,appuntamento "nazional-popolare"di eccellenza,tipo campionato di calcio o lotteria di capodanno..Penso che in un momento storico come questo,caratterizzato da un clima generale di insicurezza personale e sociale,di crisi dei valori portanti della comunita'umana,di impoverimento complessivo di idee,principi morali..la gente cerchi disperatamente un 'ancora da gettare sui fondali dell'indifferenza,dell'individualismo sfrenato,della violenza ,pubblica e privata,una specie di "rifugio"psicologico,di conforto familiare..Quindi non critico questa manifestazione televisiva,questa vetrina mediatica dell'Italia nel mondo,anche se ritengo che per i cinque giorni del festival vengano polverizzati miliardi del denaro pubblico che potrebbero ,magari,garantire servizi sociali ai cittadini ed assistenza ai milioni di poveri e di anziani pensionati che non si possono permettere nemmeno le medicine e il cibo piu' semplice con le loro pensioni di fame!! La mia,credimi non e' una presa di posizione snobistica,ma semplicemente una mia considerazione personale sincera.A presto,carissima Luna,ti abbraccio affettuosamente.

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  2. E' un argomento, quello del Festival di Sanremo, che mi interessa poco, perché personalmente mi annoiano gli spettacoli musicali in televisione. Mi ha colpito il tuo scritto, quando hai detto che "ascoltiamo il canto altrui". E' vero, non cantiamo più! Siamo grigi perché viviamo pigramente di luce riflessa! Infatti dovremmo sempre, e non solo una volta, cantare e non ascoltare gli altri canti. Fare sport e non guardarlo soltanto. Scrivere e non solo leggere. Vivere e non guardare gli altri che vivono. "Carpe diem". Mi è piaciuta molto la tua metafora.

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  3. Io non guardo mai il festival, ma quest'anno, dai commenti sui social, sono stata incuriosita dall'intervento di Ezio Bosso. Ignoravo l'esistenza di questo musicista , ma ho subito cercato , mi sono informata e ho visto i suoi 13 minuti di festival.... E ho pianto... Tanto, ma non di pena o di tristezza. Le mie erano lacrime di pura commozione per un'emozione di pura bellezza di umanità. Mi è piaciuto così tanto che ho proposto la visione, adeguatamente preparata, ai miei ragazzi in classe . Silenzio di tomba, carico di tensione, occhi lucidi, richiesta di link per rivederlo.... Chi dice che i giovani di oggi sono insensibili, indifferenti e superficiali? Siamo noi adulti che dobbiamo aiutarli a cercare e trovare il bello, a svegliare l'anima..... Nella mia vita tutto pensavo , tranne che a darmi una mano in questo compito potesse essere il Festival di SanRemo!

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  4. Sento il bisogno di rispondere a Giovanna che, giustamente, poneva riflessioni su ciò che spendiamo per spettacoli sbrilluccicanti ed effimeri contrapposti ai bisogni reali dei più deboli e vessati. Come non essere d'accordo, ma vedi non di solo pane vive l'uomo e trovo che questo spettacolo risponda a dei bisogni ugualmente reali di noi tutti, come anche tu affermi. Grazie per i tuoi abbracci: riscaldano.

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  5. Daniela, anch'io sono rimasta molto colpita dall'intervento di Ezio Bosso, dal coraggio e dalla grandezza della sua anima. Inoltre ho trovato conferma in ciò che vado sempre ripetendo: nell'uomo vi sono mondi di grande bellezza come pure mondi di grandi brutture e i giovani devono capire e sapere che ognuno di noi ha la possibilità di scegliere quali conoscere ed esplorare. Questa scelta è un enorme potere. Luna

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