Quest’anno
sono circondata da un gruppo di “ persone” che hanno in comune il lento
approssimarsi o il lento allontanarsi da quella data fatidica che rappresenta
il centro della nostra esistenza: i 50
anni! Tra loro non ho notato nessuna differenza di genere nel modo di
vivere questo traguardo: tutti consapevoli che quella cifra sanciva che il
tempo più lungo era stato già vissuto, e che il tempo restante, oltre che
incerto nella qualità, sarebbe potuto diventare maledettamente breve nella
durata.
Il velo della
prolungata giovinezza era svanito. I loro pensieri hanno focalizzato il momento
e hanno preso una decisione che si potrebbe sintetizzare così:” Ora o mai più!” E, come quando in
una partita a poker si giocano le “mani finali”, c’è nei giocatori sia la
spinta a rischiare e ad osare, sia la spinta ad essere più cauti e previdenti.
Infatti diverse sono state le direzioni prese.
Le donne si
sono sentite più motivate e determinate ed hanno preso decisioni di cambiamento
o di realizzazione di un nuovo obiettivo nell’ambito del lavoro o della vita,
gli uomini sono andati maggiormente in crisi perché si sono scoperti più
fragili, vulnerabili e nostalgici.
E’ come se le
donne avessero pensato:” Sono ancora in tempo per osare, sono di nuovo libera
di pensare a me, alle mie esigenze e al mio futuro. I miei figli non hanno più
bisogno delle mie cure assidue ed io ho ancora l’energia, l’ambizione e l’entusiasmo
per impegnarmi in un nuovo progetto.”
E’ come se gli
uomini avessero pensato:” E’ finito lo splendore della giovinezza e, anche se
sono ancora in gamba, sarà meglio che mi assicuri un futuro comodo e senza
grossi problemi. Calmiamoci ora con gli eccessi, abbiamo la maturità per avere
un ruolo più importante, capitalizziamo gli anni di lavoro e consolidiamo ciò
che abbiamo realizzato e niente assunzioni di fatiche ed impegni ulteriori.”
Insomma gli
uomini hanno ripiegato sulle loro
posizioni e le donne son partite alla
carica. Sono rimasta sorpresa da questa diversa direzione che ho osservato
nei cinquantenni che conosco e frequento, non penso certo di poter
generalizzare, anzi un vostro contributo di conoscenze, esperienze e
considerazioni potrebbe ampliare la chiacchierata. Comunque questo limitato
spaccato di umanità mi ha spinto a riflettere ulteriormente sulle fasi della
vita.
I 50 anni sono
un momento clou che genera riflessioni e bilanci sulla prima metà( siamo
ottimisti) della nostra esistenza, è il momento in cui ci rendiamo conto dello
scorrere della sabbia nella clessidra e ciò ci fa perdere l’equilibrio. Il tempo,
che non esiste senza l’essere umano che lo misura, ci diventa nemico e per
ottimizzarlo ci comportiamo come la
formica o come la cicala.
Io, ai miei
cinquanta, ho scelto di cambiare direzione e di fare la “cicala” per vivere
in libertà il mio bisogno di conoscenza
e di esperienze coltivando ed accrescendo gli aspetti culturali, spirituali e
sociali di me stessa.
Luna
Carissima Luna,sono trascorsi ormai diversi anni dal compimento del cosiddetto"mezzo secolo"e devo dirti che in quella data si e' verificato per me un vero e proprio periodo di transizione,dalla condizione di "coniugata"a quella di "single",con tutti gli annessi e connessi di tale passaggio di vita..Ho dovuto operare una ricerca interiore allo scopo di consolidare la mia consapevolezza di mie qualita'personali,della mia piu' vera identita' di donna e di madre,cercando sempre di armonizzare la mia nuova"fisionomia"interiore con le esigenze e doveri familiari..E' stata una vera svolta nella mia vita ma che mi ha consentito di crescere e maturare nella mia individualita',potenziando moltissimo la mia volonta' di autonomia ed indipendenza personale.Un caro abbraccio,Giovanna.
RispondiEliminaPiù che centro del bersaglio oserei definirlo giro di boa. Certo, i 50 anni rappresentano una bella meta da raggiungere, ma cosa succederà dopo? La risposta è molto soggettiva e le probabilità poste da te corrispondono molto alla realtà. Posso solo raccontare cosa è successo a me: un cambiamento! Di che genere? Bene: né pateticamente ho cominciato a fare cose folli, né ho tirato i remi in barca come la maggior parte dei depressi. Mi sono sentito un uomo nuovo, consapevole delle proprie reali forze e incoraggiato dal desiderio di guardare ad un nuovo futuro, una nuova vita da scoprire e soprattutto da vivere intensamente. Ecco come mi sono sentito: non più giovane, non più vecchio, ma più Daniele, un nuovo Daniele. E' proprio un giro di boa, che non ti riporta indietro, ma verso un'altra direzione! Grazie, Luna, per avermi fatto ricordare che cambiare è bello!
RispondiEliminaSpesso immagino me stessa come un arciere che cerca di centrare gli obiettivi che deve affrontare durante la via,per quello mi sono ispirata al bersaglio, indubbiamente anche il giro di boa è una metafora molto adeguata. Comunque sì, è un momento di cambiamento importante e consapevole! Luna
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