venerdì 5 febbraio 2016

Save the family!

In questi giorni si parla molto di famiglia, di unioni civili eterosessuali e omosessuali e di diritti. Mi allontano da questi problemi che rientrano molto nella sfera personale, morale, religiosa di ogni individuo per parlare della famiglia come base della società italiana, perché è in pericolo.
Secondo me, la famiglia è come un asino che, oberato di pesi, avanza lentamente con fatica ed è così carico che basterebbe una semplice foglia in più per farlo stramazzare al suolo.
I componenti di una famiglia devono lavorare per mantenere sé stessi, se nascono i figli, oltre al mantenimento, devono averne cura, impegnarsi in modo continuo e costante a seguirne la crescita, devono creare un tessuto sociale positivo per sé e per loro, devono supportarli negli studi, devono provvedere al loro mantenimento finché non entrano nel mondo del lavoro e devono continuare ad occuparsi di loro finché saranno abbastanza autonomi e indipendenti da volare fuori dal nido.
I due componenti della nostra famiglia non hanno il tempo di sentirsi un po’ meno oberati che devono iniziare a seguire i genitori per accompagnarli nella loro vecchiaia se si è fortunati, perché se vi sono problemi di malattie il percorso sarà gravoso, logorante e doloroso.
Nel frattempo i figli adulti formeranno coppie e metteranno su famiglia e, all’arrivo dei  loro figli, chiederanno aiuto ai genitori, diventati nonni, per occuparsi dei nipoti. Oggi si è aggiunto anche il ritorno al nido dei figli che si separano dal compagno o compagna ed il supporto economico nell’eventualità della perdita del lavoro. E’ un ciclo continuo. La famiglia è il welfare dello stato italiano!
Lo stato sociale è stato depotenziato e quel che c’è è inadeguato ai bisogni dei cittadini: bambini, giovani, famiglie, lavoratori, anziani, ammalati.
Allora si carica tutto sull’asino : marito, moglie, figli, anziani, nipoti, ammalati, disoccupati! Troppo!
Bisogna potenziare le politiche a sostegno dei cittadini per supportarli nelle varie fasi della loro vita e per scaricare la schiena di quell’asino prima che soccomba.
Dobbiamo impegnarci a chiederlo come una necessità primaria per salvare quella meravigliosa istituzione ricca di calore, amore, sostegno e aiuto che è un valore aggiunto della nostra italianità.             Luna








6 commenti:

  1. Tutto vero, ma per una volta ti trovo unpo' troppo negativa... Vera la lista infinita ed inevitabile delle fatiche , ma manca la lista delle gioie che è direttamente proporzionale alle fatiche. Se ci si è tanto impegnati sicuramente si gioirà per i rapporti di affetto , i ricordi gradevolki, le soddisfazioni, anche per i ricordi dei momenti difficili in cui ci si è stretti l'uno all'altro o ci si è allontanati per sempre. Tutto è vita, tutto è emozione e tutto deve essere gustato e utilizzato per andare avanti con più consapevolezza. Per quanto riguarda il fatto politico/amministrativo di supporto alla famiglia.... Beh quello è molto carente, soprattutto in Italia. Sarà per questo che noi italiani siamo diventati così creativi?

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    1. Sono d'accordo tranne che per una cosa: secondo me la lista delle gioie non è direttamente proporzionale alle fatiche. Il più delle volte non c'é alcuna proporzione, visto che, da figlio, ho dato poche soddisfazioni o gioie ai miei genitori rispetto all'enormità dei loro sacrifici. Se proprio vogliamo usare il termine proporzione, direi che il rapporto figli/genitori, nella maggior parte dei casi, è 1:5. Non sono pessimista, ma realista.

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  2. Carissima Luna,condivido pienamente il tuo punto di vista,penso che la famiglia "tradizionale",per cosi' dire,stia attraversando una fase di gravissima decadenza,almeno come istituzione"classica",come cellula di base della societa' ,dalla preistoria in poi..!Si e' trasformata in una specie di "patto"parentale,legato non piu' alle strutture sociali,ma solo ed esclusivamente ai legami di devozione reciproca,di amore,di sincerita'..Da una parte dispiace un po' a noi ,eredi di un modello familiare classico ,patriarcale,d' altra parte e' divenuta una realta' vera,sostanziata dalla presenza di valori autentici di solidarieta' fra esseri umani,di qualunque sesso ,di trasparenza dei veri sentimenti.Un tramonto..ma anche ,penso,una nuova era della responsabilita' e dell'impegno.Certamente penso che lo stato dovrebbe supportare maggiormente le "vecchie" e nuove forme di "Famiglia" con una politica sociale piu'solida..Ti mando un abbraccio,ciao,Luna!!!

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  3. Vorrei esprimere una mia personale opinione in merito ai dibattiti accesi di questi giorni: "Genitori Omosessuali". Ebbene, mi trovo d'accordissimo sull'unione civile tra omosessuali, ma sul fatto di educare un figlio no. Un bambino deve ricevere, e qui lo sottolineo, un'educazione da una coppia eterosessuale. Il perché? Psicologicamente la mente infantile è una spugna, e deve ricevere nozioni comportamentali ed educative da un uomo e da una donna, uniti sentimentalmente, ma diversi caratterialmente. E' in questa maniera che si effettua un'educazione completa, con caratteristiche maschili e femminili.

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  4. Rispondo un pò a tutti. Sono molto preoccupata per la famiglia, intesa come rifugio e sostegno, perché sta assumendo un ruolo difensivo, quasi un microcosmo dove c'è sicurezza e amore e ecc...in contrapposizione del mondo esterno vissuto come un luogo difficile, duro, pericoloso ed arido. La famiglia ha il ruolo di preparare alla vita esterna al nucleo parentale più stretto, non deve essere chiusa ma aperta. Comunque penso che sia lasciata troppo sola.
    Per quanto riguarda i cambiamenti della definizione di coppia e famiglia non ho nulla da eccepire, ma vorrei un attimo fare una considerazione sui figli. Figli di genitori separati, divorziati, di coppie omosessuali: tutta questa grande libertà, opportunità, varietà genera un'enorme confusione, una maggiore fragilità e grande incertezza nei bambini che saranno il futuro. E' vero si adatteranno ma a quale prezzo, ce lo chiediamo mai? Luna

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