domenica 12 giugno 2016

Overdose di immagini

Ho sempre amato le fotografie e le macchine fotografiche. Ricordo di essere stata l’artefice dell’introduzione, nella mia famiglia d’origine, di una macchinetta elementare e super economica che funzionava con un rullino e un pulsante. Quelle prime foto familiari, in bianco e nero e spesso sfocate, erano per noi una meraviglia, un’ autentica magia.
Da quella prima macchinetta si è realizzata una vertiginosa evoluzione tecnologica che ci ha consegnato tra le mani bellissimi, complicatissimi e accessoriatissimi strumenti fotografici. Le fotografie, sviluppate e stampate a colori su adeguati cartoncini, erano attimi di tempo bloccato, documenti della nostra vita privata che venivano raccolte negli album familiari o conservate gelosamente nel portafoglio.
Le immagini fotografiche personali, oltre a fermare il tempo, ci permettevano di guardarci dall’esterno, di rivederci come eravamo, di rendere presente qualcuno che non era lì con noi perché lontano nello spazio o perché defunto. Le immagini di paesaggi, naturali e urbani, vicine o lontane aumentavano la nostra conoscenza ambientale e geografica, così come quelle che ritraevano popolazioni diverse dalla nostra. Poi c’erano le foto come forma d’arte , espressione ed interpretazione della realtà da parte del fotografo; ed ancora le foto come testimonianza della storia: documenti di accadimenti tragici o civili o sociali.
Preistoria!
Oggi tutti scattano, tutti fanno foto in qualsiasi occasione e a chiunque ha attirato la nostra fugace attenzione o a qualsiasi soggetto animato, inanimato: il dito è più veloce del pensiero. Non abbiamo bisogno di macchine particolari e pesanti, basta un cellulare, uno smartphone e nessuna abilità se non quella di essere dotati di vista e mani ferme. Certo il fotografo professionista, l’amatore, l’artista esistono, ma non mi riferisco a loro, io sto parlando delle persone comuni. E poi, altro passo avanti, è nato il “selfie” che ci consente di autofotografarci, anche se si è soli o includendosi, se si è con altri.
Fantastico, vero?
E allora perché mi sento un po’ delusa, come se mi avessero appena detto che Babbo Natale mi porterà regali tutti i giorni? Dovrei essere contenta, no?
L’immagine fotografica ha assunto un’ulteriore funzione: testimonia le nostre vicende private( dove e quando, con chi siamo e cosa facciamo)  non solo per noi, ma soprattutto per gli altri. Noi vogliamo un pubblico che ci veda, che condivida e che….. ci invidi. E allora ci connettiamo e diffondiamo. Siamo i protagonisti.  Se poi stiamo assistendo ad un evento sportivo o culturale o d’intrattenimento, politico ecc…. allora via con le foto che diffondiamo come prova della nostra presenza come pubblico che osserva i protagonisti. Siamo protagonisti e pubblico, insomma viviamo la nostra vita normale come se fosse un film,  scambiandoci i ruoli.
Per me, siamo connessi con tutti ma non con la realtà.               Luna  


       

5 commenti:

  1. Carissima Luna,un tema assai attuale ed interessante:la "Selfie mania"!Dovunque si vada,in qualsiasi locale o ristorante,in occasione di qualsiasi evento o ricorrenza,si assiste all'operazione"Selfie"!Il mondo del "Selfie"penso sia il mondo di chi abbia bisogno di farsi guardare oppure di guardarsi,in una ricerca di autoaffermazione e di conferma della propria identita'..Cio' che conta non e' la bellezza,ma l'autocoscienza di se',il ritenersi importante,perfetto,in grado di ammirarsi con vanita' ed autocompiacimento..e,soprattutto di farsi ammirare,come tu dici,da un pubblico..Una specie di forma di regressione infantile,come i bambini che durante la recita si esibiscono alla presenza dei parenti!I patiti del "Selfie"credo siano persone vanitose ed insicure,bisognose sempre di conferme dal mondo circostante..Personalmente preferisco fotografare quasi sempre paesaggi e natura,ambienti e curiosita'geografiche..raramente compaio nelle mie foto di viaggi..Preferisco "mimetizzarmi"nel panorama..osservare piu' che osservarmi!Conservo con piacere anche vecchie foto ingiallite che mi riportano indietro nel tempo,testimonianze di un lontano passato che si ricorda comunque con serenita'...Un carissimo abbraccio,Giovanna.

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  2. Stiamo assistendo ad una vera overdose di immagini. Io inizio a non sopportare più chi posta sui social qualsiasi cosa stia mangiando, facendo, provandosi nei camerini dei grandi magazzini. Tutto questo denuncia una povertà culturale e una solitudine senza fine.

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  3. Concordo pienamente con Daniela povertà di cultura e solitudine e anche con luna siamo disconnessi dalla realtà. Questa ossessione di voler vivere la propria vita come star protagonista del proprio film. Dove sta lo scopo di una vita, il valore e la forza delle persone vere? Abbiamo lo spessore di un selfie....questi pensieri mi fanno rabbrividire. Ovviamente non vale per tutti ma una riflessione é doverosa.

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  4. Hai ragione Luna, ma con una riserva. Il problema, se così si può chiamare, non è fare i "selfie", ma l'utilizzo che poi se ne fa! Chi non si è fatto un selfie? O meglio, chi non ha partecipato ad un selfie? Credo tutti. Nulla di male. Ma è il caso di divulgare o mostrare le nostre immagini sui social network, con un impeto compulsivo? Questo denuncia una povertà culturale ed una solitudine senza fine, come giustamente afferma Daniela. L'atto della foto "selfie" in sé è simpatico, accogliente e coinvolgente. Ma la sfrenata divulgazione a mio avviso è sbagliato per i motivi prima esposti. Sono un appassionato di fotografia ed utilizzo una macchina fotografica professionale, per cui capisco perfettamente che il selfie non è assolutamente il massimo dell'arte figurativa, ma è semplicemente un momento di simpatica aggregazione, da custodire con cura nel proprio album. Ed ora, ci facciamo un selfie?

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  5. Tutti i commenti trovano che questa fotomania non sia positiva per ciò che sottintende. Penso sia il caso di essere più selettivi con le immagini e con le pulsioni di auto celebrazione e compiacimento. Luna

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