Era la prima ed era femmina! Una delusione,
appena dissimulata, per il padre che attendeva il figlio maschio e che divenne
sempre più palese guardandola crescere e valutandone il temperamento volitivo,
ribelle e determinato. Scuoteva il capo e diceva: “Doveva essere un maschio,
peccato che sia femmina.”
La madre,
invece pensava a lavorare instancabilmente per riuscire a sollevare le sorti familiari che erano a malapena sufficienti. Era
da poco finita la guerra e il paese in cui vivevano si stava lentamente
riprendendo con il lavoro: si coltivava, si costruiva, si commerciava. Tutti s’industriavano
per ottenere ogni giorno un po’ più del necessario e tutti collaboravano, come
potevano, al raggiungimento di questo obiettivo.
La bambina fu
educata con severità e con disciplina, doveva comportarsi bene, essere
ubbidiente, giudiziosa e servizievole per
aiutare la mamma nell’accudimento dei più piccoli e per essere di esempio ai fratelli nati dopo di lei. Niente giochi né
giocattoli, niente amichette, niente uscite o attività esterne, niente gesti
affettuosi ….. allora pensavano che fosse giusto così. E poi a cinque anni
arrivò il momento della scuola, non pubblica, considerata dai genitori poco
seria, ma privata.
Trascorse i cinque anni delle elementari
presso una maestra che insegnava ad una ventina di bambini. Era una zitella
arcigna, arida, autoritaria e rabbiosa che impartiva l’insegnamento utilizzando
insulti e punizioni corporali ad ogni sbaglio, ad ogni errore, ad ogni più piccola mancanza o
disturbo. La ragazzina ne fu terrorizzata, piegata ed avvilita e il suo
temperamento si nascose dietro l’acquiescenza. I genitori, che avevano scelto l’insegnante
proprio per la disciplina paramilitare che impartiva, furono contenti dei
risultati.
Decisero che le medie le avrebbe frequentate
nella scuola pubblica: il paradiso dopo
l’inferno. La ragazzina si riprese, rifiorì e si scoprì curiosa,
interessata a capire, a conoscere. Quante materie strane e nuove, quanti
insegnanti ognuno diverso dall’altro, una parlava persino in una lingua
straniera che dovevano imparare. Quanti ragazzi e ragazze come lei, con loro
poteva persino parlare, scambiarsi pareri, domande, confidenze e, a volte,
anche la merenda! Non volle mai più rivedere
la vecchia insegnante e, se l’incontrava per strada, girava il viso per non
salutarla. La scuola divenne un luogo fantastico, dove poteva respirare senza paura, il suo compito era studiare e lei
vi si applicò con costanza, diligenza e attenzione, ma a volte avrebbe avuto
bisogno di un aiuto, di un chiarimento, anche soltanto di una conferma, ma….non
c’era nessuno a cui chiedere. Nella sua famiglia era lei quella che sapeva più
degli altri e così i suoi risultati non sempre erano adeguati all’impegno. Alla
fine dell’ultimo anno la madre chiese un colloquio con l’insegnante di lettere
per pregarla di incoraggiare la promozione della ragazza, in quanto non avrebbe
più proseguito gli studi.
L’insegnante
si meravigliò di questa affermazione e le disse: “Sua figlia ha solo bisogno di
un po’ d’aiuto, per il resto se non continua lei, che è una delle migliori, non saprei proprio chi altri dovrebbe
continuare a studiare.”
Per la madre
fu una rivelazione, una sorte di
illuminazione e comprese che i suoi figli potevano ottenere l’ avanzamento
sociale, che desiderava per loro, attraverso lo studio. Da quel momento impiegò
la maggior parte delle sue energie e un impegno costante nell’incoraggiare,
sostenere ed appoggiare, anche in disaccordo col padre, la sua primogenita
perché le sue potenzialità e capacità potessero affermarsi, crescere ed
espandersi.
La ragazza
comprese tutte le aspettative della madre, le condivise e si impegnò nello
studio con costanza, con la disciplina che aveva così duramente appreso, con forza
di volontà, interesse e curiosità per
ogni aspetto del sapere e della conoscenza. Il suo carattere si temprò e si
rafforzò e, dopo nove anni, alla presenza dei suoi genitori ricevette la laurea
e li rese orgogliosi, ma soprattutto aprì le sue ali per volare e diventare una
persona autonoma, indipendente e padrona del suo destino, nonostante fosse
femmina! Luna
CARISSIMA LUNA,SI',CERTO,UNA STORIA DI ALTRI TEMPI,MA CON RISONANZE ANCORA ATTUALI,
RispondiEliminaIN MODO PARTICOLARE IN MERIDIONE,IN CUI IL PENSIERO RISENTE DI UNA "LATITUDINE",OLTRE
CHE GEOGRAFICA,SOPRATTUTTO"IDEOLOGICA"..TEMPO FA MI TROVAVO AD UNA RIUNIONE DI
FAMIGLIA,CON LA PRESENZA DI DUE BEI BIMBI,UN BIMBO ED UNA BIMBA,ENTRAMBI VIVACI
E MOLTO GRAZIOSI.iL LORO PAPA' INTERROGAVA IL BIMBO ,PER COSI' DIRE,CIRCA I NOMI LATINI
DEI DINOSAURI,DA LUI STESSO INSEGNATI AL PICCOLINO,CHE PRONTAMENTE RISPONDEVA A
TUTTE LE SUE DOMANDE..NEL FRATTEMPO LA BIMBA OSSERVAVA LA SCENA,DA CUI ERA ESCLUSA.
CIO' MI INDUSSE A RIFLETTERE SULLA EVIDENTE DISPARITA' EDUCATIVA EFFETTUATA DAL GENITORE,
SIA PURE IN MODO INCONSAPEVOLE..PER MIA FORTUNA,HO RICEVUTO IN FAMIGLIA UNA EDUCAZIO-
NE MOLTO PARITARIA RISPETTO AI MIEI FRATELLI,COSA CHE MI HA CONSENTITO DI MATURARE UN
SENSO DI SICUREZZA NELLE MIE POSSIBILITA'E DI TRACCIARE UN MIO PERCORSO ESISTENZIALE
ALQUANTO SERENO,CIO' GRAZIE AI MIEI GENITORI..UN CARISSIMO ABBRACCIO,GIOVANNA.
Una storia d'altri tempi? Certamente, ma aggiungerei anche una storia d'altri luoghi. Si evince dal tuo racconto un sistema educativo e scolastico di stampo molto provinciale, ed in particolare "meridionale". Non parliamo poi del periodo post bellico, quando l'unico obiettivo era la ricostruzione, la rinascita, e si aveva pochissimo tempo e volontà per occuparsi dei diritti educativi. Con il 1968 c'è stata una vera rivoluzione nel campo sociale e scolastico. E' stato come nel 1789, quando cioè la Francia ed il Mondo intero si "illuminarono" con nuove idee e nuovi diritti. Essendo nato nel 1965 ed avendo frequentato per la prima volta la scuola nel 1971, devo affermare con grande onestà di essere stato molto fortunato. Ho vissuto in un periodo in cui la scuola pubblica si stava completamente trasformando. Inoltre i miei genitori, pur essendo già anzianotti e di vecchia mentalità, si comportarono nei miei riguardi, da un punto di vista educativo, in maniera più soft. Cara Luna, il tuo racconto mi ha fatto molta tenerezza, ma come in tutte le favole ha prevalso il bene ed il bello, perché sei diventata davvero una "GRANDE LUNA".
RispondiEliminaDaniele, ti ringrazio del complimento. Sì, proprio così: la vita che diventa fiaba. Luna
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