martedì 11 ottobre 2016

Smombie

Osservo molto ciò che vedo intorno a me e spesso mi proietto con il pensiero un po’ più avanti, in un futuro non tanto lontano. L’Homo informaticus avrà occhi grandi, orecchie enormi e mani con dita allungate e affusolate. L’evoluzione ci modificherà per adattarci alle nostre principali attività: guardare schermi, video, display, ascoltare con gli auricolari tutto ciò che ci viene inviato attraverso la rete e il web e chattare con individui virtuali o digitare comandi. I precursori, gli Smombie : un neologismo nato combinando le parole smart e zombie, li incontriamo tutti i giorni nella metro, in strada, nel parco, nei locali pubblici …..Hanno uno smartphone o un tablet tra le  mani , gli auricolari incuneati nei padiglioni e le dita che digitano a una fast velocità. Sordi e ciechi a ciò che è fuori e intorno: loro sono connessi con la rete, in una personale bolla. Chissà…..si potrebbe anche vivere in una specie di capsula spaziale autosufficiente, una sorta di utero tecnologico dove una sorta di cordone ombelicale dà loro infiniti mondi virtuali in cui “vivere”. L’uomo preferirebbe una vita fittizia a quella reale: avrebbero ognuno il loro avatar? Ops , sarà meglio uscire fuori da questa visione futuristica, giuro non ho bevuto!
Più realisticamente mi chiedo se gli Smombie siano consapevoli di non essere presenti nel mondo che è intorno a loro e di essere nell’impossibilità di cogliere e vivere momenti e incontri casuali che possono darci emozioni e regalarci attimi di felicità?
Passeggiavo, e non da sola, in un parco e in una radura ho incontrato, quasi in cerchio, una decina di frondosi pini: alti, maestosi e accoglienti, con tronchi scuri, rugosi, grandi e rami come braccia aperte. Mi sono fermata ad osservare quell’unicità con ammirazione, umiltà e rispetto. Per poter abbracciare il tronco del pino più antico in una comunione tra esseri viventi, in tre abbiamo allargate le braccia.               Luna

  



                   

6 commenti:

  1. Bellissima l'espressione "Smombie"!!! Ma la cosa che mi preoccupa di più non è tanto la dipendenza dal mezzo tecnologico, quanto questa sia rafforzata dalla completa ignoranza di cosa ci sta dietro, di come funziona.E' preoccupante che i giovani siano solo utilizzatori del mezzo ed ignorino cosa lo muove (alla faccia dei nativi digitali....). E' come se affidassero le loro vite ad un burattinaio che sa dare perfette istruzioni agli oggetti smart e che, per estensione, legasse con gli stessi fili anche l'essere umano che li utilizza. Per questa ragione in questo periodo mi sto impegnando tantissimo per la diffusione (o meglio... la consapevolezza) di che cos'è il "linguaggio delle cose" ossia il pensiero computazionale. Non voglio vedere i giovani di domani "schiavi" di nuovi padroni che usano catene invisibili. L'aspetto dell'isolamento nel mondo virtuale mi preoccupa molto meno.

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  2. Carissima Luna,penso che ormai l'unica realta'"vera"sia quella virtuale!Mentre in passato l'arte veniva classificata come imitazione della natura,ormai la natura credo sia stata "declassata"ad imitazione dell'elemento virtuale,capovolgendo del tutto i precedenti equilibri naturali..Non si riesce bene,a mio parere,a distinguere fra mondo artificiale e realta' effettiva,fra mondo reale ed artificio umano...Viviamo tutti in uno spazio mentale alquanto confuso,fra cellulari,smartphone ,computer,usati a volte,come tu dici,in modo esagerato ed eccessivo,che ci conduce all'assenza totale di comunicazione fra gli esseri umani.Sarebbe auspicabile insegnare ai ragazzi un utilizzo equilibrato e sereno di tali strumenti tecnologici,restituendo loro il gusto del dialogo reale fra coetanei,il piacere della scoperta dei fenomeni naturali,da un bel tramonto ad una luna piena nel cielo notturno,di un bosco pieno di alberi frondosi ,dei colori stessi della vita.Un abbraccio affettuoso,Giovanna.

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  3. Smombie? Certo che hai bevuto! Aggiungerei anche una dose di marijuana! Eh eh eh. Hai una notevole fantasia, ma l'argomento purtroppo è molto serio. L'alienazione sta alla base dell'uso compulsivo dei mezzi informatici, ed in particolare dei social network. Il perché? Semplicemente perché il mondo virtuale non crea rischi, di nessun genere, per cui ti senti al sicuro da ogni turbamento, errore, angoscia e persino ferite da arma da fuoco (videogames). E' assurdo, ma è così. Oggi le insicurezze personali non si affrontano, ma si plasmano sui tablet, sugli smartphone, perché con gli sms o le chat nessuno ti vede o ti sente, e tu sei al sicuro, come un sommergibile ben nascosto che lancia siluri. E quando li riceve? Semplice, basta nascondersi nell'alienante mondo virtuale, e rimanere quindi illesi. Basta un semplice click (off). Io personalmente mi dissocio da questo mondo di automi, anche se faccio uso della moderna tecnologia, ma abbraccio come te gli alberi, accarezzo gli animali, bacio mia moglie e soprattutto uso attivamente i miei bei 5 sensi naturali per rapportarmi al mondo...reale!!!

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  4. Gli smombie é una immagine originale e molto calzante. Io sto crescendo un piccolo futuro smombie e penso che la differenza stia nella capacità di noi genitori di dare una chiara e netta sensazione di cosa sia reale e concreto e cosa no e dare importanza alle cose vere. Non penso che si debba inibire o limitare l'utilizzo di strumenti educativi interattivi quanto riempire la vita dei nostri figli di sport, contrasto, rapporto, apertura a nuove esperienze, viaggi, amici. Toccare la vita e viverla. E naturalmente come dice Daniele dare strumenti e corazza per superare delusioni e rimarginare ferite che fanno parte della vita "vera". Riuscirò nell'impresa? Non lo so ma ci lavoro con impegno.

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  5. Molto interessanti i commenti ed anche confortanti per me. I giovani però hanno bisogno di genitori consapevoli e attenti all'uso di questi strumenti su cui devono vigilare e gli insegnanti devono mostrarne le possibilità positive ma anche la pericolosità di un uso deviato o improprio. Luna

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  6. pare che anche Moby (famoso dj) abbia una visione simile riguardo agli "smombie" :D
    ..il suo ultimo video:
    https://www.youtube.com/watch?v=VASywEuqFd8

    quanto all'idea di vivere un utero tecnologico, fior di filosofi stanno dibattendo ultimamente sulla tesi per la quale viviamo già all'interno di una simulazione virtuale (tipo matrix), in cui la nostra realtà virtuale (quella dei nostri sistemi informatici) sia in verità solo "metavirtuale", a chissà quale livello di metavirtualismo. Teoria spaventevole quanto affascinate.

    Da cinefilo suggerisco "il tredicesimo piano" per la teoria della simulazione nella simulazione, e la serie tv inglese "black mirror" che indaga sugli sviluppi degli moderni strumenti di comunicazione basati sullo schermo neno (black mirror appunto)..da prendere a piccole dosi per l'alto impatto emotivo ;)
    un abbraccio

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