Sono stata molto attirata dalla mostra di Tamara de Lempicka, che non conoscevo affatto né come artista né come donna , ed insieme ad un'amica ci siamo affrettate ad andare a vederla. Sono uscita soddisfatta; avevo incontrato una grande artista ed una donna moderna degli anni venti e trenta che incarnava il prototipo della" Diva ".
Provavo una sensazione di appagamento; tutto era stato interessante: gli abiti, i cappelli, gli atteggiamenti teatrali, i gesti enfatizzati, le fotografie in bianco e nero del suo volto, la storia della sua vita così varia, così intensa, così al di fuori delle righe, considerata l'epoca.
E poi le sue opere: dagli acquerelli giovanili ai suoi oli che celebravano la femminilità, l'eleganza, la sensualità. Critici d'arte hanno spiegato e commentato i suoi dipinti, io dirò solo che a me , i suoi quadri, hanno tolto il fiato! Andate a visitarla e poi ditemi le impressioni.
Questa artista, per le altre donne contemporanee, simboleggiava un ideale femminile di modernità e libertà, era una creatura quasi mitica, come lo erano le attrici, a distanza stellare dalla loro vita quotidiana: era divina, non umana!
Tutte le altre donne, fino agli anni 70, non erano moderne ma erano" le regine della casa"! Mentre l'uomo procacciava,nel mondo esterno, il necessario per il mantenimento, loro oliavano gli ingranaggi della conduzione domestica, avevano il controllo totale della polvere, dell'ordine, delle pulizie , del bucato , dello stirare, degli armadi, dei rammendi ecc....
Erano o aspiravano ad essere cuoche provette e spesso vi era competizione nel parentado o tra vicine e amiche: una specie di Master Chef casalingo.
Poi c'era il prendersi cura del marito, prima di tutto, e poi dei figli: secondo lavoro a tempo pieno che richiedeva numerose competenze, pazienza e disponibilità H24.
C'erano anche gli anziani in casa, i single, i disabili di cui prendersi cura.
Ah, dimenticavo, organizzavano feste e cerimonie con tanti invitati! ( continua ) Luna
Per i profani (me compreso) sarebbe opportuno ammirare le sue 45 opere pittoriche e sapere chi è stata questa grande e poliedrica artista. Aggiungo allo scritto di Luna questa mia ricerca sul personaggio in questione: Tamara de Lempicka, nata Tamara Rosalia Gurwik (Varsavia, 16 maggio 1898 – Cuernavaca, 18 marzo 1980), è stata una pittrice polacca, appartenente alla corrente dell'Art Déco. Figlia di Malvina Decler, una polacca e di Boris Gurwik-Górski, agiato ebreo russo. A seguito della prematura scomparsa del padre, dovuta al divorzio secondo le dichiarazioni dell'artista, o a un suicidio secondo altre ipotesi, Tamara vive con sua madre e i suoi due fratelli (Stanisław e Adrienne), sostenuta dalla famiglia Decler e vezzeggiata dalla nonna Clementine. Proprio per accompagnare la nonna compie il suo primo viaggio in Italia nel 1907, nel corso del quale, dopo aver visitato le città d'arte italiane ed essersi spostate in Francia, Tamara avrebbe imparato alcuni rudimenti di pittura da un francese di Mentone. La sua formazione scolastica, seguita dalla nonna Clementine, va posta tra una scuola di Losanna (Villa Claire) in Svizzera e un prestigioso collegio Polacco di Rydzyna. L'anno successivo, alla morte della nonna, si trasferisce a San Pietroburgo in casa della zia Stefa Jansen, dove conobbe l'avvocato Tadeusz Łempicki (1888-1951), che sposò nel 1916. Durante la rivoluzione russa, suo marito venne arrestato dai bolscevichi, ma venne liberato grazie agli sforzi e alle conoscenze della giovane moglie. Considerata la situazione politica in Russia, i Łempicki decisero di trasferirsi a Parigi, dove nacque la figlia Kizette nel 1920. Tamara iniziò a studiare pittura alla Académie de la Grande Chaumiere e alla Académie Ranson con maestri come Maurice Denis e André Lhote. Qui affinò il suo stile personale, fortemente influenzato delle istanze artistiche dell'Art Déco, ma al contempo assai originale. Nel 1922 espone al Salon d'Automne, la sua prima mostra in assoluto. In breve tempo divenne famosa come ritrattista col nome di Tamara de Lempicka. Nel 1928 divorziò dal marito. Fu anche ospite di Gabriele D'Annunzio al Vittoriale, rifiutando i suoi continui tentativi di seduzione. Dopo aver viaggiato estesamente per l'Europa, ivi compreso in Italia e in Germania, all'inizio della seconda guerra mondiale si trasferì a Beverly Hills in California con il secondo marito, il barone Raoul Kuffner de Diószegh (1886-1961), che aveva sposato nel 1933. Nel 1943 si spostarono nuovamente, questa volta a New York, dove la pittrice continuò la sua attività artistica. Dopo la morte del barone Kuffner nel 1961, Łempicka andò a vivere a Houston in Texas, dove sviluppò una nuova tecnica pittorica consistente nell'utilizzo della spatola al posto del pennello. Le sue nuove opere, vicine all'arte astratta, vennero accolte freddamente dalla critica, tanto che la pittrice giurò di non esporre più i suoi lavori in pubblico. Nel 1978 si trasferì a Cuernavaca in Messico. Morì nel sonno il 18 marzo 1980. Come da sua volontà, il suo corpo venne cremato, e le ceneri vennero sparse sul vulcano Popocatepetl. Era bisessuale dichiarata.
RispondiEliminami avete incuriosito.... cercherò di andare a vedere questa mostra. Non conoscevo questo personaggio, ma credo sia il caso di approfondire. Grazie Luna per il suggerimento e grazie Daniele per l'approfondimento. ma adesso.... aspetto il seguito sulla donna.... mi sento chiamata in causa...
RispondiEliminaJe vous en prie! Grande merito delle mie ricerche le devo a Wikipedia (ottimo motore di ricerca enciclopedico con un vasto assortimento di approfondimenti)!
Elimina