sabato 6 giugno 2015

" Si prega di non toccare"

Avete mai notato che, quando vediamo qualcosa che ci incuriosisce o interessa in un negozio o su un banchetto o in qualsiasi altro luogo, la prima azione che facciamo è quella di stendere una mano, a volte anche due, per toccare?
Sì, istintivamente, proprio come bimbi, desideriamo toccare, aiutare gli occhi a cogliere ogni aspetto dell'oggetto, saggiarne la consistenza, sentirne il peso, seguirne la forma. Inutili i cartelli proibitivi: la nostra è una verifica, ma anche un modo tattile per appropriarci della realtà.
Se fossimo ancora bambini nel primo anno di vita, oltre a toccare, metteremmo in bocca per saggiare con il gusto l'oggetto che ci affascina come abbiamo fatto istintivamente con l'oggetto più affascinante, il primo che abbiamo stretto, leccato, succhiato e a cui ci siamo aggrappati come bene supremo: il corpo della mamma.
Il tatto dà emozioni particolari perché implica il contatto e l'uso del corpo o di parti di esso. Ad esempio pensate alle sensazioni di indossare indumenti di seta o dormire tra lenzuola di lino o indossare una maglia di lana irritante, oppure sedersi su una poltrona di pelle con le gambe nude o pensate alla levigatezza di una statua di porcellana o alla morbidezza della pelliccia di un gatto e così via...
Ho raccolto su una spiaggia pugliese alcuni sassi levigati dal movimento incessante del mare: sono così lisci, così arrotondati che, quando li stringo tra le dita o li accarezzo con la mano mi danno una sensazione di cedimento come se fossero appena appena morbidi, cosa impossibile.
Ma questo senso acquista un più profondo valore emotivo e un calore affettivo quando si tocca o si tiene tra le braccia un altro essere umano, ad esempio un neonato, o si accarezza una persona amata o o si prende o si dà la mano o quando si abbraccia tutto l'amore del proprio mondo.
Allora toccare significa eliminare la distanza, lo spazio tra gli individui e passare da una relazione pubblica ad un rapporto privato. Chi tocca ha un desiderio di fusione con l'altro, anche se per un attimo, un desiderio di condivisione dell'intimità. Anche in questo caso toccare è appropriarsi della realtà che è l'altro ed è anche un bisogno di comunicazione a livello emotivo che annulla la distanza.
Quando, per motivi di lavoro, andavo via per più giorni da casa, ciò che mi mancava di più erano gli abbracci da orso di mio marito. Meditate, gente, meditate!             Luna  

3 commenti:

  1. Come per una stazione radio, ci troviamo sulla stessa lunghezza d'onda! Uno dei momenti più belli della vita è abbracciare chi si ama, che può essere una persona, un animale, un albero, una roccia, persino il vento. Trovo fondamentale il tatto nella nostra breve esistenza, perché ci permettere di vivere sensazioni fantastiche ed indescrivibili. Aggiungerei che proprio grazie al tatto esiste la "Pet Therapy", adatta soprattutto per i diversamente abili e per chi in fase di convalescenza ha bisogno di recuperare tutte le sue sensazioni ed attività vitali. Luna, hai molto "tatto" nelle tue argomentazioni.

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  2. tatto , istinto puro. Se ne sono accorti anche i guru della tecnologia quando hanno sviluppato il touch screen. Vi siete mai trovati, dopo aver preso l'abitudine su tablet o smartphone, a cercare di comandare il vostro pc toccando lo schermo? ridicolo, ma comune...

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    1. Si, mi è già capitato. Ed il risultato è stato...un ironico sorriso!

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