mercoledì 4 novembre 2015

La vita trascurata: la nostra!

Nel post del 13-9 "Distacchi successivi" ho analizzato il distacco del figlio entusiasta, fremente e pronto al distacco, dalla madre recalcitrante e frenante. Ora mi preme analizzare l'inverso: il figlio, soprattutto maschio, che non cerca il distacco perché si sente inadeguato ad avere completa  indipendenza e i genitori, soprattutto le madri, che desiderano la libertà di poter vivere la propria vita in autonomia.
"Prendersi cura" è una prerogativa femminile legata alla capacità di procreare ed all'incapacità del neonato di essere immediatamente autonomo ed autosufficiente. In natura , quando ciò avviene, il cucciolo dei mammiferi si distacca dalla madre e fa il suo ingresso nel mondo degli adulti.
 Mi chiedo allora perché, nella nostra società, visto che siamo programmate a " prenderci cura" non consideriamo necessario dedicare tempo, spazio, azioni, attenzioni, affetto e amore anche a noi stessi, alla nostra vita? A quella vita che è con noi da quando nasciamo, che è dalla nostra parte e ci incoraggia sempre e ci spinge a rialzarci e a continuare anche quando siamo convinti di non farcela più? Sia chiaro non sto parlando né di egoismo né di narcisismo, ma di volere il benessere fisico, psichico, intellettuale e spirituale rivolto" anche" verso la propria vita.
La risposta è perché non ci è concesso: i nostri figli restano in famiglia fino ad un'età ridicola, si rifiutano di crescere e rendersi autonomi e, anche quando lo fanno, continuano a chiedere aiuto, conforto e disponibilità  costante ai genitori, anzi lo pretendono.
 Sono abituati alla comodità, alla sicurezza e alla facilità del vivere in famiglia, a cui noi li abbiamo abituati, inoltre l'irresponsabilità personale, la scarsa autostima, la mancanza della sicurezza economica data da un lavoro certo, l'assenza di un welfare adeguato e di politiche a supporto della condizione giovanile, unito al concetto del" chiedere" e di non" dare" mai spazio, tempo, considerazione e comprensione ai loro genitori, sono alla base di questa situazione.
Mettere al mondo dei figli sembra quasi una condanna a vita, un peso così gravoso che si desidera una specie di" pensione" lontana da loro. Anche i genitori, dopo averli aiutati a diventare grandi , desiderano un pò di tempo prezioso per essere liberi di prendersi cura della propria vita fino all'ultimo, quando la saluteremo e le diremo: "Grazie per essere rimasta con me fino alla fine ".     Luna

2 commenti:

  1. Carissima Luna,ho letto il tuo ultimo post e come per gli altri,mi sento così vicina a te,da condividere pienamente le tue riflessioni. I figli hanno esigenze diverse, obiettivi diversi,comportamenti diversi.C'è chi si lancia fuori dal nido scegliendo una vita autonoma, chi aspetta tempi più maturi per spiccare il volo e chi rimane nel nido aspettando una bella spinta! In tutti i casi il genitore è presente,coinvolto.....vorrei anch'io trascorrere gli ultimi anni della mia vita pensando al mio benessere,ai miei desideri e viverli con gioia!

    RispondiElimina
  2. Mi trovo perfettamente d'accordo con te, Luna. Aggiungerei che il motivo per cui alcuni figli non si distaccano dai genitori al momento opportuno è semplicemente colpa di entrambi: da un lato ci sono genitori troppo protettivi e dall'altro figli indolenti e fraccomodi. Ovviamente la compensazione è perfetta, ma il risultato è un terribile disastro! Certo, la sopravvivenza è garantita, ma quando un giorno i genitori non ci saranno più, chi si prenderà cura di questi figli immaturi e bamboccioni? Non mi dilungo su questo discorso, perché non ho figli, ma lo sono stato e, credetemi, la migliore cosa da fare è volare via, e se non ce la fai, fatti aiutare da qualcuno che non sia il tuo genitore!

    RispondiElimina