domenica 6 dicembre 2015

L'esperienza serve solo a chi la fa?

Ho preso il vocabolario Zingarelli per leggere la definizione di esperienza, eccola: conoscenza e pratica delle cose, acquisita per prove fatte da noi stessi o per averle vedute fare ad altri. Dunque, per acquisire esperienza c’è bisogno di conoscere e mettere in pratica ciò che si è appreso.
Come si apprende?
Vivendo delle prove, cioè facendo delle scelte e attuandole e ciò che ci è successo, come l’abbiamo affrontato, i risultati che abbiamo ottenuto e quello che abbiamo provato entrerà nel nostro bagaglio come esperienza e ci farà crescere mettendoci nelle condizioni di vivere con consapevolezza.
Possiamo acquisire esperienza anche osservando altri che le stanno vivendo, aggiungendo al nostro bagaglio le conoscenze positive o negative che ne hanno ricavato e di cui siamo stati testimoni. Più saremo vicini e più le conoscenze saranno complete.
Penso, però, che si possa fare esperienza anche attraverso il racconto di persone che trasmettono e mettono a disposizione degli altri il succo delle proprie riflessioni sulle prove vissute durante le varie fasi della loro vita. E’ necessario  che l’ascolto sia partecipativo, attento, aperto.
I giovani fanno prevalentemente esperienze vivendole personalmente, amano l’anarchia della scelta, non intendono né osservare gli altri né ascoltarli perché loro si considerano speciali, unici, invulnerabili e  immuni da ogni evento negativo. L’esperienza personale è indiscutibilmente più incisiva, ma è anche rischiosa perché c’è maggiore possibilità di sbagliare e soffrire. Si imparano lezioni essenziali dal dolore all’inizio della nostra vita, fortuna che esiste, perché il dolore significa sopravvivenza,  ma poi il dolore dovuto alle conseguenze di errori compiuti ed anche la sofferenza per gli effetti collaterali che abbiamo causato, è difficile da sopportare e superare.
Nell’età adulta c’è più disponibilità all’osservazione, al dialogo e all’ascolto sia con persone nella stessa fase della vita sia con persone mature. Si è più disponibili a condividere le rispettive esperienze ed accogliere una diversa prospettiva per affrontare le problematiche. Si è fatta esperienza, infatti, e si cerca di evitare il ripetere  prove negative e sofferenze.
Rispondo alla domanda iniziale affermando che l’esperienza non serve solo a chi la fa , ma anche a tutti quelli che usano, oltre alle proprie, le esperienze altrui come battistrada per il personale percorso di vita.
E voi, cosa ne dite?                             Luna      


2 commenti:

  1. sono d'accordo con te. I giovani hanno proprio bisogno di fare esperienza diretta. Possiamo solo augurarci che l'esempio degli altri serva almeno a far sì che i danni siano minimi..... e rimediabili...

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  2. L'esperienza è personale, ed emulare l'esperienza altrui è impersonale. Come si suol dire normalmente: "la verità è in mezzo". Mi sembra evidente che l'esperienza debba servire fondamentalmente a chi la fa, ma anche quella degli altri può essere un valido aiuto per migliorare o evitare irreversibili errori. Normalmente il nostro bagaglio empirico è formato da esperienze personali e non. L'importante è bilanciare le due cose! Anche per questo ci vuole "esperienza".

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