Ho preso il vocabolario Zingarelli per leggere la
definizione di esperienza, eccola: conoscenza e pratica delle cose,
acquisita per prove fatte da noi stessi o per averle vedute fare ad altri.
Dunque, per acquisire esperienza c’è bisogno di conoscere e mettere in pratica
ciò che si è appreso.
Come si apprende?
Vivendo
delle prove, cioè facendo delle scelte e attuandole e ciò che ci è
successo, come l’abbiamo affrontato, i risultati che abbiamo ottenuto e quello
che abbiamo provato entrerà nel nostro bagaglio come esperienza e ci farà
crescere mettendoci nelle condizioni di vivere con consapevolezza.
Possiamo acquisire esperienza anche osservando altri che le stanno vivendo,
aggiungendo al nostro bagaglio le conoscenze positive o negative che ne hanno
ricavato e di cui siamo stati testimoni. Più saremo vicini e più le conoscenze
saranno complete.
Penso, però, che si possa fare esperienza anche
attraverso il racconto di persone
che trasmettono e mettono a disposizione degli altri il succo delle proprie riflessioni
sulle prove vissute durante le varie fasi della loro vita. E’ necessario che l’ascolto sia partecipativo, attento,
aperto.
I giovani fanno prevalentemente esperienze vivendole
personalmente, amano l’anarchia della scelta, non intendono né osservare gli
altri né ascoltarli perché loro si considerano speciali, unici, invulnerabili e
immuni da ogni evento negativo. L’esperienza
personale è indiscutibilmente più
incisiva, ma è anche rischiosa
perché c’è maggiore possibilità di sbagliare e soffrire. Si imparano lezioni
essenziali dal dolore all’inizio della nostra vita, fortuna che esiste, perché
il dolore significa sopravvivenza, ma
poi il dolore dovuto alle conseguenze di errori compiuti ed anche la sofferenza
per gli effetti collaterali che abbiamo causato, è difficile da sopportare e
superare.
Nell’età adulta c’è più disponibilità all’osservazione,
al dialogo e all’ascolto sia con persone nella stessa fase della vita sia con
persone mature. Si è più disponibili a condividere le rispettive esperienze ed
accogliere una diversa prospettiva per affrontare le problematiche. Si è fatta
esperienza, infatti, e si cerca di evitare il ripetere prove negative e sofferenze.
Rispondo alla domanda iniziale affermando che l’esperienza
non serve solo a chi la fa , ma anche a tutti quelli che usano, oltre alle
proprie, le esperienze altrui come battistrada per il personale percorso di
vita.
E voi, cosa ne dite? Luna
sono d'accordo con te. I giovani hanno proprio bisogno di fare esperienza diretta. Possiamo solo augurarci che l'esempio degli altri serva almeno a far sì che i danni siano minimi..... e rimediabili...
RispondiEliminaL'esperienza è personale, ed emulare l'esperienza altrui è impersonale. Come si suol dire normalmente: "la verità è in mezzo". Mi sembra evidente che l'esperienza debba servire fondamentalmente a chi la fa, ma anche quella degli altri può essere un valido aiuto per migliorare o evitare irreversibili errori. Normalmente il nostro bagaglio empirico è formato da esperienze personali e non. L'importante è bilanciare le due cose! Anche per questo ci vuole "esperienza".
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