lunedì 6 giugno 2016

Puntualità: che stress!

Le ore ed i minuti scandiscono la nostra frenetica giornata. Siamo di fretta e di corsa in perenne affanno per arrivare in tempo utile : non abbiamo il tempo di perdere tempo ! Chi ha orari prestabiliti per svolgere il suo lavoro ha l’obbligo contrattuale ed economico di essere puntuale, mentre chi ha più flessibilità può gestire i suoi orari in modo più personalizzato. Sto dicendo cose ovvie, certo, e ne aggiungo ancora una: fa parte dell’etica del lavoro e delle norme civili rispettare i propri orari di lavoro con grande impegno e scrupolosità. Penso che su questo conveniamo tutti, ma al di fuori del lavoro o di impegni importanti, nei nostri appuntamenti sociali e familiari è così sbagliato essere un po’ più elastici e disponibili?
E’ chiaro che non bisogna né esagerare, né trasformare il ritardo in un’abitudine, ma, in generale, non si può adottare un minimo di tolleranza? Ad esempio: ho appuntamento con un’amica, a casa sua, per vederci e stare un po’ insieme, è così importante spaccare il minuto o è possibile ritardare di cinque o dieci minuti?
A mio parere, nelle occasioni di svago e di socialità, si dovrebbe tener conto anche di non creare un certo stress nelle persone notoriamente meno ortodosse nel rispetto degli orari stabiliti per l’incontro. Cinque o otto minuti di ritardo non sono una mancanza così grave da meritare malumori o rimproveri per lo sforamento. Spesso le persone che hanno l’ossessione della puntualità, sono così maniacali da arrivare dai quindici ai venti minuti prima dell’orario stabilito e accolgono arrabbiati chi arriva con pochi minuti di ritardo dicendo: “Sono qui che aspetto da quindici minuti”. Questo è inesatto e scorretto, perché i suoi minuti di anticipo sono una sua scelta e responsabilità e non può addebitarli a chi è in ritardo di pochi minuti.
Io sono continuamente in gara con il tempo e sono spesso in ritardo o, con grande impegno e fatica, arrivo esattamente all’orario stabilito. Una persona, qualche tempo fa, mi fece notare che chi arriva in ritardo manca di rispetto a tutti quelli che lo aspettano. Sono d’accordo con lei. Da allora, quando devo incontrare persone molto attente alla puntualità, corro come un’isterica da una stanza all’altra prendendo borsa, chiavi, scarpe, giacca ecc.. e lasciandole in giro e ricominciando daccapo perché sono presa dall'ansia di arrivare puntuale. Continuo ad impegnarmi e sono molto migliorata, ma, a volte, ho delle crisi di rigetto e mi concedo qualche “dose” di ritardo. Bisognerebbe anche notare i miglioramenti del ritardatario e gratificarlo riconoscendone l’impegno, gli sforzi e l’accumulo di stress.
Cosa ne dite, sono molto di parte ?                                                              Luna

       




                                                                                                  
     



6 commenti:

  1. Carissima Luna,effettivamente,come tu dici,siamo"intrappolati"dal vorticoso ritmo delle lancette dell'orologio,durante la maggior parte delle nostre giornate,almeno fino alla sera,quando finalmente ci rilassiamo davanti allo schermo televisivo oppure davanti ad un buon libro..Citando il nostro caro ed insigne scrittore Seneca;"Fugit irreparabile tempus",e noi cerchiamo di inseguirlo e di allontanare l'ombra dell'inesorabile ticchettio delle lancette ,che scandiscono la caducita' e fragilita'della nostra vita.Sono stata"asservita"per molti anni a tale ingranaggio psicologico,nel corso del lavoro scolastico,ed ora,finalmente,mi sto lentamente riappropriando del "mio"tempo personale,organizzando con molta tranquillita' le ore della mia giornata,senza alcun affanno o logorio di ansia,come purtroppo in passato..Arrivo abbastanza puntuale agli appuntamenti,in particolare quelli che richiedono necessariamente la "puntualita",ma senza eccessivo stress..Un affettuoso abbraccio,Giovanna.

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  2. Puntualità? Eh Eh Eh...è un argomento a noi molto caro, ma siamo su due pianeti diversi. Perché? Semplice: sono una persona puntuale, e ci tengo a sottolinearlo! Perché sono fatto così? DNA, ansia, rispetto, rigore, deformazione professionale e pignoleria. Escluderei, per ciò che mi riguarda, il termine "ossessione" per gli orari ed aggiungerei, invece, "superficialità" o "distrazione" e "disorganizzazione" per chi arriva sempre in ritardo. Tolleranza per chi arriva in ritardo? Ma certo! Ovviamente nei limiti. Mancanza di rispetto per chi aspetta ed è puntuale? Atteggiamento effettivamente irritante, ma più per colpa che per dolo! Sai forse qual'é un errore dei ritardatari? Sottovalutare il tempo, ossia non conoscerlo abbastanza bene. Le cose fatte negli ultimi minuti, perché "ho ancora un pò di tempo e posso fare anche questo", sono da annullare o rimandare! Bisogna, cioé, concentrarsi e fermarsi a pensare che una persona, presumo importante, ti sta aspettando! Ok? In merito ad una gratificazione per chi migliora nel tempo? Perché no! Anzi, ammiro tantissimo l'impegno! Nessuno è perfetto, altrimenti non esisterebbe mai un margine umano di miglioramento! Anch'io sono migliorato: aspetto stoicamente i ritardatari, accetto volentieri le loro scuse, e soprattutto non arrivo più ad un appuntamento con grande anticipo. N.B.: ultimamente sto arrivando agli appuntamenti con un piccolo margine di ritardo, ma non ditelo a nessuno! Ciao Luna!

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  3. Mi spiace, ma da fissata con la puntualità devo dire che sei molto di parte. Sono d'accordo che chi arriva sempre in anticipo non deve rimprovevare chi è semplicemente puntuale. Al tempo stesso i malati di anticipo sono semplicemente, dal mio punto di vista, previdenti. Metteno in conto cioè che ci possa essere un imprevisto sul cammino. Io penso che il ritardo sia una mancanza di rispetto verso gli altri. Non dimentichiamoci che il tempo è il bene più prezioso che abbiamo e costringere le persone che ci attendono a sprecare anche solo 10 minuti del loro tempo a fare niente altro che aspettarci, allora sì .... È proprio un furto! I ritardatari di abitudine fanno passare il messaggio che il loro tempo sia più prezioso di quello di chi li sta aspettando, ragione per cui semplicemente non iniziano a prepararsi 10 minuti prima. Forse sono anche dei cattivi pianificatori dell'organizzazione del loro tempo... Però , così come non trovo corretto che si faccia pesare il tempo in anticipo, così i ritardatari non devono far pesare ai puntuali se hanno fatto le corse per arrivare semplicemente puntuali.... E questo non c'entra con la frenesia dei nosti tempi.... È solo una caratteristica del carattere e un punto di vista diverso. Sono troppo severa? Non avete idea di cosa direbbero i miei figli che sono cresciuti con due genitori fissati con la puntualità.... Sarebbero molto più feroci di me!

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  4. Ciao Luna, prima di scrivere ho letto i precedenti commenti. Sono esattamente in linea con Daniela. Il ritardo cronico lo condanno senza riserve. Ad un appuntamento mi impongo la puntualità perché ho rispetto per la persona che mi attende. Per esserlo mi alzo o mi preparo con molto anticipo, perché metto in conto gli eventuali imprevisti. Faccio sempre del mio meglio per essere puntuale e se a volte, mio malgrado, mi succede, mi sento mortificata, mi scuso e.....mi impongo di organizzarmi meglio. Sì! è una questione di rispetto per coloro che ci attendono.
    Pensa Luna, io che sono così rigorosa sulla puntualità, mi ritrovo una sorella che, pur sapendolo, mi fa aspettare! Cosa fare? Niente....le voglio bene lo stesso!

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  5. Aiutoooo! Sono in completa minoranzaaaa! E anche in completo disaccordo... Ebbene si io sono sempre in ritardo, non mi pianifico. Provo grande sensazione di libertà nel non programmare e organizzare. Sicuramente é un lato del mio carattere ma anche una filosofia di vita. La voglia di essere rilassati nel privato, con pochi orari appuntamenti scadenze e molta voglia di stare insieme e basta. Come fare a conciliare questi due mondi? Accettando le differenze e senza prendersi troppo sul serio...almeno nel privato!

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  6. Se non ho disimparato a contare siamo in quasi parità, ma devo dire che sono piuttosto malconcia, perché i vostri commenti mi hanno dato motivo di notevoli sensi di colpa. Forse, semplicemente, è una questione di atteggiamento: io credo che il tempo del "piacere" abbia un suo ritmo più sereno e chiedevo tolleranza e comprensione. Ho chiesto proprio la Luna !

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