lunedì 19 settembre 2016

Una storia d'altri tempi

Era la prima ed era femmina! Una delusione, appena dissimulata, per il padre che attendeva il figlio maschio e che divenne sempre più palese guardandola crescere e valutandone il temperamento volitivo, ribelle e determinato. Scuoteva il capo e diceva: “Doveva essere un maschio, peccato che sia femmina.”
La madre, invece pensava a lavorare instancabilmente per riuscire a sollevare le sorti familiari che erano a malapena sufficienti. Era da poco finita la guerra e il paese in cui vivevano si stava lentamente riprendendo con il lavoro: si coltivava, si costruiva, si commerciava. Tutti s’industriavano per ottenere ogni giorno un po’ più del necessario e tutti collaboravano, come potevano, al raggiungimento di questo obiettivo.
La bambina fu educata con severità e con disciplina, doveva comportarsi bene, essere ubbidiente, giudiziosa e servizievole per aiutare la mamma nell’accudimento dei più piccoli e per essere di esempio ai fratelli nati dopo di lei. Niente giochi né giocattoli, niente amichette, niente uscite o attività esterne, niente gesti affettuosi ….. allora pensavano che fosse giusto così. E poi a cinque anni arrivò il momento della scuola, non pubblica, considerata dai genitori poco seria,  ma privata.
 Trascorse i cinque anni delle elementari presso una maestra che insegnava ad una ventina di bambini. Era una zitella arcigna, arida, autoritaria e rabbiosa che impartiva l’insegnamento utilizzando insulti e punizioni corporali ad ogni sbaglio,  ad ogni errore, ad ogni più piccola mancanza o disturbo. La ragazzina ne fu terrorizzata, piegata ed avvilita e il suo temperamento si nascose dietro l’acquiescenza. I genitori, che avevano scelto l’insegnante proprio per la disciplina paramilitare che impartiva, furono contenti dei risultati.
 Decisero che le medie le avrebbe frequentate nella scuola pubblica: il paradiso dopo l’inferno. La ragazzina si riprese, rifiorì e si scoprì curiosa, interessata a capire, a conoscere. Quante materie strane e nuove, quanti insegnanti ognuno diverso dall’altro, una parlava persino in una lingua straniera che dovevano imparare. Quanti ragazzi e ragazze come lei, con loro poteva persino parlare, scambiarsi pareri, domande, confidenze e, a volte, anche  la merenda! Non volle mai più rivedere la vecchia insegnante e, se l’incontrava per strada, girava il viso per non salutarla. La scuola divenne un luogo fantastico, dove poteva respirare  senza paura, il suo compito era studiare e lei vi si applicò con costanza, diligenza e attenzione, ma a volte avrebbe avuto bisogno di un aiuto, di un chiarimento, anche soltanto di una conferma, ma….non c’era nessuno a cui chiedere. Nella sua famiglia era lei quella che sapeva più degli altri e così i suoi risultati non sempre erano adeguati all’impegno. Alla fine dell’ultimo anno la madre chiese un colloquio con l’insegnante di lettere per pregarla di incoraggiare la promozione della ragazza, in quanto non avrebbe più proseguito gli studi.
L’insegnante si meravigliò di questa affermazione e le disse: “Sua figlia ha solo bisogno di un po’ d’aiuto, per il resto se non continua lei, che è una delle migliori,  non saprei proprio chi altri dovrebbe continuare a studiare.”
Per la madre fu una rivelazione, una sorte di illuminazione e comprese che i suoi figli potevano ottenere l’ avanzamento sociale, che desiderava per loro, attraverso lo studio. Da quel momento impiegò la maggior parte delle sue energie e un impegno costante nell’incoraggiare, sostenere ed appoggiare, anche in disaccordo col padre, la sua primogenita perché le sue potenzialità e capacità potessero affermarsi, crescere ed espandersi.
La ragazza comprese tutte le aspettative della madre, le condivise e si impegnò nello studio con costanza, con la disciplina che aveva così duramente appreso, con forza di volontà, interesse e  curiosità per ogni aspetto del sapere e della conoscenza. Il suo carattere si temprò e si rafforzò e, dopo nove anni, alla presenza dei suoi genitori ricevette la laurea e li rese orgogliosi, ma soprattutto aprì le sue ali per volare e diventare una persona autonoma, indipendente e padrona del suo destino, nonostante fosse femmina!        Luna                   
  
     





     

       





3 commenti:

  1. CARISSIMA LUNA,SI',CERTO,UNA STORIA DI ALTRI TEMPI,MA CON RISONANZE ANCORA ATTUALI,
    IN MODO PARTICOLARE IN MERIDIONE,IN CUI IL PENSIERO RISENTE DI UNA "LATITUDINE",OLTRE
    CHE GEOGRAFICA,SOPRATTUTTO"IDEOLOGICA"..TEMPO FA MI TROVAVO AD UNA RIUNIONE DI
    FAMIGLIA,CON LA PRESENZA DI DUE BEI BIMBI,UN BIMBO ED UNA BIMBA,ENTRAMBI VIVACI
    E MOLTO GRAZIOSI.iL LORO PAPA' INTERROGAVA IL BIMBO ,PER COSI' DIRE,CIRCA I NOMI LATINI
    DEI DINOSAURI,DA LUI STESSO INSEGNATI AL PICCOLINO,CHE PRONTAMENTE RISPONDEVA A
    TUTTE LE SUE DOMANDE..NEL FRATTEMPO LA BIMBA OSSERVAVA LA SCENA,DA CUI ERA ESCLUSA.
    CIO' MI INDUSSE A RIFLETTERE SULLA EVIDENTE DISPARITA' EDUCATIVA EFFETTUATA DAL GENITORE,
    SIA PURE IN MODO INCONSAPEVOLE..PER MIA FORTUNA,HO RICEVUTO IN FAMIGLIA UNA EDUCAZIO-
    NE MOLTO PARITARIA RISPETTO AI MIEI FRATELLI,COSA CHE MI HA CONSENTITO DI MATURARE UN
    SENSO DI SICUREZZA NELLE MIE POSSIBILITA'E DI TRACCIARE UN MIO PERCORSO ESISTENZIALE
    ALQUANTO SERENO,CIO' GRAZIE AI MIEI GENITORI..UN CARISSIMO ABBRACCIO,GIOVANNA.

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  2. Una storia d'altri tempi? Certamente, ma aggiungerei anche una storia d'altri luoghi. Si evince dal tuo racconto un sistema educativo e scolastico di stampo molto provinciale, ed in particolare "meridionale". Non parliamo poi del periodo post bellico, quando l'unico obiettivo era la ricostruzione, la rinascita, e si aveva pochissimo tempo e volontà per occuparsi dei diritti educativi. Con il 1968 c'è stata una vera rivoluzione nel campo sociale e scolastico. E' stato come nel 1789, quando cioè la Francia ed il Mondo intero si "illuminarono" con nuove idee e nuovi diritti. Essendo nato nel 1965 ed avendo frequentato per la prima volta la scuola nel 1971, devo affermare con grande onestà di essere stato molto fortunato. Ho vissuto in un periodo in cui la scuola pubblica si stava completamente trasformando. Inoltre i miei genitori, pur essendo già anzianotti e di vecchia mentalità, si comportarono nei miei riguardi, da un punto di vista educativo, in maniera più soft. Cara Luna, il tuo racconto mi ha fatto molta tenerezza, ma come in tutte le favole ha prevalso il bene ed il bello, perché sei diventata davvero una "GRANDE LUNA".

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  3. Daniele, ti ringrazio del complimento. Sì, proprio così: la vita che diventa fiaba. Luna

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