Dalle mie riflessioni sulla percezione del tempo, sono arrivata a questa conclusione: essa non solo cambia secondo il contesto e la situazione, ma anche secondo le fasi della vita.
Tutti abbiamo avuto esperienza di quanto in fretta ci sembra che girino le lancette dell'orologio quando stiamo svolgendo un'attività appagante o quando siamo innamorati e siamo con la persona amata o quando ci sediamo al computer e navighiamo spinti dai venti della nostra curiosità o quando guardiamo un film che ci assorbe completamente ecc...
Viceversa ci sembra che lo scorrere del tempo rallenti quando siamo in coda ad attendere o seduti sulla poltrona del dentista con un trapano in funzione in bocca o ci troviamo con persone che non ci piacciono o chiusi in ascensore con sconosciuti inquietanti ecc...
La percezione del tempo è quindi soggettiva e collegata alle circostanze e ciò non è una scoperta nuova né qualcosa di negativo : basta consultare un orologio e correggere le nostre sensazioni. Invece il collegamento tra la percezione del tempo e le diverse fasi della vita è una riflessione tutta nuova per me e con effetti collaterali da considerare con attenzione.
Nell'infanzia il senso del tempo non c'è: gli eventi per il bambino avvengono in una successione continua che non viene memorizzata e per questo amano la ripetitività dei comportamenti e delle situazioni e delle persone che riescono a fissare in qualche modo. E' anche per questo che le sparizioni della mamma sono inspiegabili così come i suoi ritorni. Noi gli insegniamo lo scorrere del tempo suddividendolo in segmenti ripetitivi di situazioni, azioni e abitudini e se inseriamo qualche cambiamento nello schema lo mandiamo in panico e poi, se ripetuto, si adatteranno. ( continua) Luna
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